VOTARE I REFERENDA E' UN PROBLEMA DI CORRETTA FORMAZIONE DELLE OPINIONI
Leggo da uno dei tanti siti pro-sì : "Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica sia del governo che dell’opposizione a fare i conti con la volontà dei cittadini". Sembra una frase sana, condivisibile, buttata lì sull'onda dell'orgoglio civico e democratico; eppure, a soffermarvisi su, essa diventa inquietante giacché assegna "ai cittadini" e rivendica per essi un potere decisionale che va ben oltre la democrazia di cui hanno diritto (e per cui normalmente tutti noi nutriamo assoluto rispetto). Il nodo cruciale è: come si forma la "volontà" del popolo votante?
Ebbene, la maggioranza di questo popolo, purtroppo, vive di superficialità; e i mass media lo sanno troppo bene (per non parlare dei portavoce della politica). Sui referenda, benché si abbia la sensazione di una informazione sufficiente e obiettiva, in realtà per almeno su due di essi (acqua e nucleare) si innestano meccanismi sociologici e psicologici ben
lontani dal garantire una scelta guidata dal ragionamento approfondito.
In breve, sul nucleare "si sa" che è pericoloso, e sull'acqua pubblica "si sa" che privatizzare significherebbe arricchire qualcuno e farla pagare di più alla gente. Nessuno si è mai letti i corrispondenti testi di legge, nessuno ha discusso solo un po' più in là di questi slogan, e tutti si sono formati un'opinione che non è un'opinione ma soltanto la soddisfazione delle proprie aspettative e dei propri pregiudizi da classe di appartenenza.
L'effetto di questi meccanismi (inconsci) è che l'opinione s'è innestata su precedenti convinzioni su cui le due tesi contrapposte hanno potuto far presa: chi era già dotato di ideologia "di sinistra" ed "ecologica", ha amplificato le argomentazioni dei fautori del "Sì" e s'è convinto definitivamente della bontà delle proprie pre-convinzioni. Chi invece era già di suo "di destra", razionale e sereno - o indifferente - rispetto al rapporto con la Natura, ha colto le sole argomentazioni favorevoli al No referendario, tralasciando o demonizzando quelle contrarie.
Su entrambi, il ricorso al "principio di autorità" ha svolto un ruolo chiave almeno quanto quello dell'ansia sociale, che nel caso del referendum sul nucleare è stato alimentato dal recente disastro di Fukushima e rinforzato dalle dichiarazioni di rinuncia al nucleare fatte dalla Germania. Sennonché, nessuno ha riflettuto - neppure in questa buona occasione - su queste due notizie; se l'avesse fatto, magari avrebbe scoperto che in termini statistici un "disastro" nucleare ogni n anni in rapporto alle migliaia di centrali esistenti non si traduce in pericolo per il genere umano, neppure se n è un numero piccolo; e che la signora Merkel, in netto calo di voti, potrebbe aver voluto sedurre la forte sensibilità verde tedesca per risalire politicamente (tanto il discorso sul nucleare si può riaprire in qualunque momento).
Abbiamo centinaia, forse migliaia, di esposizioni a pericoli concreti: dal fumo della sigaretta agli incidenti automobilistici, dalle sciagure naturali al terrorismo; ciononostante la maggioranza degli italiani chiamati a esprimersi con un voto sembra aver paura soltanto delle centrali atomiche. Può essere che la paura dell'atomo, in generale, sia nata con la sua nefasta apparizione sulla scena sotto forma di bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki; può essere che alcuni film del
passato recente e non ("The day after" è del 1983 ma scommetto che l'ansia che trasmise è rimasta in molti) abbiano determinato un approccio fobico al nucleare; e può essere che il continuo, martellante, non sempre fondato "catastrofismo" che ha permeato e permea la cultura occidentale abbia tenuto la lancetta dell'allarme sul rosso; fatto sta che nessuno conosce davvero il problema, e non dico in modo professionale da scienziato, ma neppure nelle sue linee generali e superficiali. Ed è tanto forte la sostituzione dell'informazione con la fobia che quand'anche apparisse sulla scena un giudizio eminente pro-atomo, la gente comune tenderebbe a rifiutarlo o a depauperarne la fonte: così è successo, per esempio, al professor Umberto Veronesi che, nonostante 11 lauree honoris causa e nonostante sia stato un modello per chi oggi ne critica la posizione pro-atomo, appare come un "nemico" e le sue argomentazione vengono archiviate come frutto o di senilità o di oscuri interessi.
Neppure la questione "acqua" sfugge a questi meccanismi infidi e devianti. Lo slogan è "l'acqua è di tutti": ma si può votare su uno slogan?, quasi senza altra informazione? Tutti "sanno" che, se il decreto Ronchi (ossìa il Decreto Legge-testo coordinato 25.09.2009 n° 135) passa, l'acqua viene "privatizzata"; ma nessuno sa niente di più, anzi, tutti si allarmano per chissà quali nefasti effetti sociali ed economici. Ma ciò è strano, perché proprio la "fonte" del malessere, quel decreto, all'art. 15 dice in modo netto che c'è "piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche"; insomma, l'acqua rimane pubblica sia che vincano i SI' sia che vincano i NO; perché si pensa il contrario? Forse perché lo sponsor maggiore dei NO referendari sull'acqua è l'antipatico e berlusconiano Oscar Giannino? Tutto può essere. Ma allora diciamolo chiaro: i berlusconiani voteranno NO e gli anti berlusconiani voteranno SI'; si tratta di una partita ideologica, le ragioni a favore o contro il decreto Ronchi non c'entrano per niente!
In conclusione: non devo certo dare io indicazioni per farsi una cultura o per reperire informazioni PRIMA di farsi un'idea e quindi prima di andare a votare. Un buon metodo? Cercare gli argomenti "contro" le proprie posizioni, e valutare e verificare quelli. Da parte mia, non voglio assolutamente indurre né al SI né al NO. Voglio solo indurre a decidere razionalmente, e non "di pancia" o perché la "mia classe di appartenenza" vota così. Troverei questo genere di scelta squallida e incivile.
Internet è un mare magnum in cui ci si può perdere e si possono trovare argomenti che convincono di là e di qua nello stesso modo. Solo un approccio scettico e razionale a quel che si legge e si cerca può abbassare la probabilità di scartare le informazioni che non piacciono tenendo solo quelle che piacciono. Viceversa, bisogna discriminare l'informazione dalla propaganda, bisogna vedere bene chi fa le dichiarazioni, chi scrive gli articoli, chi e perché dice una cosa e non ne dice un'altra; e se quello che dice regge o meno alla verifica. Ma soprattutto bisogna sforzarsi di essere obiettivi, dimenticando le categorie a cui si sente di appartenere (politiche, ideologiche, culturali, spirituali), insomma essendo "laici" a tutto tondo, e così "leggere" le informazioni nel loro giusto significato. Solo dopo questo faticoso (lo so!) e impegnativo lavoro su se stessi si potrà ragionevolmente pensare di arrivare al voto con una coscienza formata.
Buoni referenda 2011!
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Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 ?
Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3aprile 2006 ?
Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 ?
Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 ?