In 24 ore raccolte le firme
necessarie
In Svezia il partito «Libertà su Internet»
Il precedente degli altri gruppi svedesi nati per perseguire un singolo
obiettivo come femministe e antieuropeisti
Si chiama Rickard Falkvinge lo svedese che ha galvanizzato gli appassionati di
file sharing fondando il Partito dei Pirati. Il fatto, accaduto un paio di
settimane fa, è rimbalzato su centinaia di siti Internet, alcuni dei quali hanno
pubblicato il «manifesto» programmatico del neonato movimento, che è
riassumibile in tre punti: abrogare tutte le leggi sulla proprietà
intellettuale; annullare le decisioni europee in materia di data retention
(l'obbligo di archiviare i dati di traffico relativi a Internet e reti di
cellulari); promulgare nuove leggi per tutelare la privacy dei cittadini. Il
fatto che il sito del Piratpartiet sia in lingua svedese ha fatto sì che molti
commenti, anche i più benevoli, abbiano presentato l'iniziativa come una sorta
di scherzosa provocazione, ma basta leggere alcune pagine web svedesi in lingua
inglese per capire che l'iniziativa è più seria di quanto appaia a prima vista.
In primo luogo ci sono i numeri. Per ufficializzare l'esistenza del partito
sarebbero bastate 1500 firme, che il fondatore contava di raccogliere in qualche
mese (le elezioni svedesi sono fissate per il mese di settembre 2006), invece la
sottoscrizione si è chiusa in meno di 24 ore, con 4700 firme. E almeno trecento
persone hanno chiesto di militare attivamente nel movimento. Cifre che inducono
Falkvinge a guardare con fiducia all'obiettivo di
raggiungere i 225mila voti necessari a superare lo sbarramento del 4%, e mandare
così qualche deputato «pirata » in Parlamento. Basterebbe ottenere i voti, ha
detto nel corso di un'intervista, di un quarto degli svedesi che scaricano
illegalmente file dalla Rete. Ma soprattutto colpisce il taglio «anti-ideologico»
del progetto: intervenendo nel dibattito promosso dal blog Battleangel,
Falkvinge si dichiara un «capitalista radicale», sostenitore ad oltranza del
libero mercato e nemico giurato del monopolio, incarnato da quell'industria
culturale che - resa obsoleta dalle nuove tecnologie di distribuzione di
informazioni e conoscenze - cerca di sopravvivere per via puramente legale,
inducendo lo stato a criminalizzare i cittadini- consumatori che adottano le
nuove modalità di fruizione di musica, video e testi. «Non siamo rossi, blu né
verdi, siamo solo pirati», scrive citando il precedente degli altri partiti
svedesi nati per perseguire un singolo obiettivo (femministe, antieuropeisti,
cittadini per la tutela del sistema sanitario).
Carlo Formenti
17 gennaio 2006