RETORICA DEL NATALE
Questi natali sempre più spenti si poggiano oramai solo
su una sceneggiatura che si autoalimenta di retorica; quale può essere la
sua fisionomia?
1. La parola "auguri". Viene mitragliata soprattutto nella settimana
precedente il 25 dicembre; tutti ne hanno una grossa quantità in
cartucciera con cui impallinare volenti e nolenti; e, negli ultimi giorni
precedenti la Data, la usano come saluto ("Buon giorno, signora, auguri")
come
ringraziamento stringendo la mano, come inaugurazione ed epilogo di
qualsivoglia discorso, come intercalare di ogni discussione, o semplicemente
come parola con cui festeggiare la propria bocca.
2. Le formule. Quella ferale è "Buon Natale e felice anno nuovo".
Sempre e invariabile. Il Natale è buono, l'anno nuovo è felice,
mai il contrario. Chi si vuole distinguere, magari perché percepisce il
vuoto di ciò che dice pur senza avere la forza di rinunciarci, inventa
delle formule là per là aggiungendo spesso danno al danno: "Che l'anno
nuovo ti porti...", "Un Natale di pace e serenità...", ecc.
3. La variazione dei menu. Ma quando mai, durante l'anno, mangiamo frutta
secca esotica (il top sono i datteri), insalata russa, cavolfiore scaldato,
per non parlare di panettoni e "raffioli"? E,
soprattutto: da quando in qua, se
non il 24 dicembre, si salta il pranzo di mezzogiorno per gozzovigliare a
cena coi suddetti eccentrici menu fino a notte fonda e magari star male
subito dopo?
4. Gli acquisti. Il periodo pre-natalizio è
quello peggiore per fare shopping. Tuttavia, chiunque va in giro a comprare
cose assolutamente superflue. E tutti comprano
regali per tutti gli altri. Col risultato di una girandola di pacchi-dono,
sempre gli stessi
(per lo più confezioni di panettone, bottiglie di liquore, fiori
strampalati e cesti gastronomici indigesti) che passano da
mani in mani, in un tourbillon di oggetti astrusi che non accontentano
nessuno
perché si limitano soltanto a circolare dappertutto senza suscitare il
benché minimo interesse che non quello dei soliti formalisti invasati.
5. L'"atmosfera". Cos'è? Come si misura? Però
pare che ci sia: è
l'atmosfera natalizia. Gli effetti che produce sull'organismo e la psiche
umana (tralasciamo quelli sul portafogli) sono evidenti: sorriso ebete,
occhi sbarrati, regressione infantile dell'eloquio e delle idee, aumento
della velocità dei movimenti, moltiplicazione dolosa delle cose
da fare,
aumento della propensione alla poesia e
all'amore universali. Il lato interessante è che smette di colpo allo scoccar del 7 gennaio, e
comunque già si dimezza a santo Stefano. Le si
avvicenda una profonda depressione, che forse è il riscatto della
consapevolezza di aver sprecato (altre) due settimane a fare cose
inutili.
6. Il buonismo. Il lato forse più insopportabile. Tutti nutrono sentimenti
impraticati totalmente nel resto dell'anno. Il fondo si raggiunge con
l'organizzare cene per i poveri, ma altrettanto sconfortante è il far visita a malati e parenti semi ignoti, l'invocare amore e bontà,
far dire ai bambini che il loro massimo desiderio è la pace nel mondo...
7. La TV. È il collettore di cotanta sensibilità pulp. L'inguardabilità
maggiore sono i
film: tonnellate di film su un unico, invariabile soggetto
natalizio. Le storie sono angosciosamente uguali, le trame in copia carbone
parlano di: una famiglia perfettina, gli immancabili bambini, l'animale
intelligente, la neve, i
preparativi
natalizi; poi improvvisamente tutti passano dei guai grossi, papà in galera
o in mezzo a una strada, mamme che scappano di casa, bambini che piangono e
pregano Gesù, madonne, angeli ecc. Infine, ecco l'intervento
sovrannaturale, e il finale non è mai a sorpresa, tutti
sorridono felici precisamente allo scoccar del 24.
Il 31 si replica, stavolta la divinità nascente sarà pagana: l'Anno Nuovo.
Ma che senso ha festeggiare la rivoluzione del pianeta Terra intorno al
Sole? Mah! Poi, finalmente, l'epifania: fra le tre, è la mia leggenda
preferita perché com'é noto, "tutte le feste porta via".