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RISPOSTA A MAURIZIO
Un lettore del mio sito personale, che si firma Maurizio ma che ha un'email (fresal@alice.it) da Salvatore, mi scrive la seguente email:
Caro Calogero,ho sbirciato casualmente nel tuo sito e francamente sono molto dispiaciuto per te, perchè credendo che la tua vita sia solo "una X nell'universo" e la tua dignità paragonata a quella di qualsiasi altro essere vivente (batterio, mollusco, insetto, ecc..) evidentemente devi essere una persona piuttosto triste.Chiaramente non ti rimane altro che invocare una "libertà" di vivere la tua sessualità o le tue idee politiche, perchè in fondo non ti è rimasto molto altro per cui vivere.Sono triste per te, e anche se ciò potrebbe dispiacerti, questa sera pregherò anche per te.Sappi che in questo mio commento non c'è alcun intento sarcastico, perchè sò bene che come te molta altra gente, vivendo senza Dio, ha perso il senso e l'orientamento della propria vita, finendo così per vagare nell'anarchia morale e ideologica, spinta unicamente dalle proprie pulsioni sessuali e instintuali.Sì, pregherò per te, perchè, come diceva Sant'Agostino, la tua anima inquieta possa trovare riposo in Dio, perchè in fondo (anche se non lo ammetti) è Lui che vai cercando, per dare un senso alla tua vita.Certo, nella storia del cristianesimo (e anche della Chiesa) forse ci saranno anche episodi poco edificanti, tuttavia la sua buona notizia "Cristo è risorto dai morti" risuona ancora oggi come un grido di gioia e di speranza. Che questo grido possa un giorno risuonare di gioia nel tuo cuore.Un saluto affettuosoMaurizio
Di lettere simili ne ricevo una buona quantità e, se dovessi rispondere a tutte, passerei il mio tempo libero a spiegare cose obiettivamente ovvie ma che qualcuno non riesce a capire soprattutto perché obnubilato dalla credenza e dall'irrazionalità.
Ogni tanto, però, è utile rispondere a una di quelle lettere, e "Maurizio" o "Salvatore" che sia, mi sembra un indicativo esempio di irrazionalità clericale da raccogliere.
Chi può essere Maurizio-Salvatore? Se mi mettessi nei panni di un fervente credente e mi imbattessi in questo "ateo-senzadio-maleducato-maledetto-immorale" sito, passerei la voce della mia scoperta ai miei "confratelli" (un po' come hanno fatto i boyscout impensieriti da alcuni miei - fondati - ragionamenti) e creerei magari non volontariamente una "cordata" con relativa ondata di email di contrasto e di protesta. Giacché ormai, fra 60.000 internauti che sono passati di qua, quelli credenti saranno un bel numero, troverei naturale che Maurizio-Salvatore possa essere uno particolarmente "sensibile" e preoccupato che, venendo a sapere con questo meccanismo dell'esistenza del mio sito, non abbia saputo resistere alla tentazione antonina di mettere un freno all'ateismo galoppante... vedremo fra un attimo con quale forza argomentativa.
Tutto nasce da un meccanismo assai semplice: i credenti non sopportano chi la pensa diversamente da loro. Loro hanno "la verità" in corpo, e guai a chi dice il contrario di quella verità. Sono, insomma, massimamente intolleranti. E spesso sono pure vacuamente autocelebrativi e arroganti. Tutte queste caratteristiche, mi rendo conto, impediscono loro di capire argomentazioni differenti da quelle della fede e della credenza; figuriamoci condividerle! Però è pur vero che non ho mai trovato qualcuno di essi - e Maurizio-Salvatore non fa eccezione - che mi opponga dei ragionamenti che si possano seguire, delle argomentazioni che si possano condividere, dei motivi che siano obiettivi e non i soliti motivi-fuffa della fede.
Nell'analisi della email ricevuta, emergono tutti i limiti di una superficialità spaventosa del modo di pensare credente, della mancanza totale di ogni realismo, della dissociazione psichica latente. Procedo per citazioni originali:
[...] la tua dignità paragonata a quella di qualsiasi altro essere vivente (batterio, mollusco, insetto, ecc..) evidentemente devi essere una persona piuttosto triste.
Il pensiero credente ha immaginato - e poi ci ha creduto davvero - che l'Uomo sia superiore rispetto a tutte le altre forme di vita, per il semplice motivo che così avrebbe deciso il dio che l'avrebbe creato. E ovviamente, la funzione di un dio creatore della specie umana non poteva che prevedere una specie superiore... A parte la piccineria di un dio che agisca in termini di "questo è superiore e questo è inferiore", a parte che ciò confligge con la logica della Natura, che si muove invece secondo il più adatto e il meno adatto non certo secondo scale etico-sociali, e a parte che, se l'Uomo - forse - è superiore per l'uso del cervello, ogni altro animale gli è superiore chi per capacità adattative, chi per prerogative fisiche, chi per strutture sensoriali (pensiamo solo alla vista delle aquile, alle innate capacità ingegneristiche delle api e all'efficienza degli scarafaggi), mi chiedo cosa c'entri la mia consapevolezza di essere animale fra animali con la ... tristezza. Io, anzi, sono un materialista soddisfatto e sereno, perfino allegro e buontempone, e non mi sento affatto defraudato da chissà quali proprietà eccezionali e divine. Il mio cervello, di cui oggi posso essere contento, non è il regalo di un dio ma il frutto di un lento processo di evoluzione iniziato quando il mio antenato era una scimmia che accidentalmente si distinse dalle altre e si mise su un percorso differente. La dignità non c'entra niente: io considero i molluschi, i batteri e gli insetti solo diversi da me, non "inferiori"! Poco dignitoso - nonché intriso di tristezza culturale - è invece chi si considera superiore agli altri animali - e agli uomini che hanno altre visioni dell'esistenza - in virtù dell'idea balzana e fanciullesca che questa sia la precisa volontà di una divinità.
[...] in fondo non ti è rimasto molto altro per cui vivere.
Libertà, sessualità e idee politiche vengono ridotte, dal mio buon avversario, a quisquilie indegne di riempire una vita. Al di là che non so perché Maurizio-Salvatore evidenzi la sessualità (da dove si deduce che sarebbe un terzo dei miei interessi?), ma non vedo come invece dovrebbero riempire la vita le idee basate su un dio pendente sulla testa dell'Umanità e di essa padrone e giudice asperrimo. Inoltre, non mi appassiona proprio la ricerca - che intuisco in lui spasmodica - di un motivo per cui vivere. Non so se Maurizio-Salvatore abbia competenze in biologia, ma dovrebbe accorgersi che la vita non ha alcun disegno (e come potrebbe averlo?) da seguire, nessuna motivazione per perpetuarsi, nessuno scopo. La vita va avanti finché può per puro automatismo. I dinosauri si estinsero, ma sfido chiunque a pensare che quello era il loro destino. E in modo simile noi esseri umani ci estingueremo e saremo soppiantanti probabilmente dagli insetti, molto più efficienti di noi. Questo finché il meccanismo biochimico basato sul carbonio renderà possibile quella cosa che chiamiamo vita. La vita non ha una "forma" prediletta o più importante rispetto ad altre: pensare che sia così è una posizione irragionevole e scioccamente antropocentrica, perché annette una volontà alla Natura che è possibile solo in un contesto fantasioso come quello credente religioso.
Tutto ciò finirà? E' ragionevole pensare di sì (si tratta di entropia cosmologica). Ma la fine scientifica delle cose è ben altra cosa dalla fine religiosa: nessun dio o cristo che scende e sale dalla o sulla Terra, nessun tribunale celeste, nessuna udienza metafisica, nessun giudizio finale, men che meno ossa, ceneri, pezzi di carne e molecole che si ricompongono in forma umana e risorgono per andare non si sa dove o a far che. La fine del mondo, se ci sarà, sarà semplicemente legata alla durata fisica della stella che permette la vita in Terra, il Sole, il quale morirà entro 6 miliardi di anni. E come il Sole, tutte le altre stelle ogni attimo nascono e muoiono nell'universo senza che i credenti se ne accorgano e senza che essi ne suppongano l'indifferenza per quel che loro credono. Alla fine anche queste stelle collasseranno e si spegneranno; e sarà la fine dell'energia, quindi la fine di tutto. Rispetto a questo, una divinità che scende in Terra a giudicare gli uomini, e chissà perché non anche su un pianeta di Alpha Centauri o di fronte alle altre molte forme di vita probabili nell'universo, sembra una commedia dell'assurdo pacchiana e indecorosa perfino per chi la difende e la vorrebbe imporre.
[...] sò bene che come te molta altra gente, vivendo senza Dio, ha perso il senso e l'orientamento della propria vita, finendo così per vagare nell'anarchia morale e ideologica, spinta unicamente dalle proprie pulsioni sessuali e instintuali.
Sorvolo sull'errore grammaticale del so con l'accento e sull'istintuale con un n in più (sono di ben altra natura gli errori dei credenti). Ma perché, vorrei chiedere al mio ineffabile contraddicente, senza (il suo) dio avrei perso l'orientamento e vagherei nell'anarchia morale e ideologica? Tutta questa "gente" che Maurizio-Salvatore compiange, avrebbe potuto scegliersi circa una centinaio di dèi diversi, che diventano migliaia se ravaniamo pure nei secoli passati. E il bello è che quasi ognuna delle religioni collegate a queste divinità afferma e giura che è migliore delle altre, e che il suo dio è l'unico in cui si può credere con certezza! Io ho fatto una scelta diversa, che è pure l'unica possibile rispetto a questo mercato nefasto di divinità che si contrappongono: ho scelto di essere ateo, anzi, di tornare all'ateismo con cui nacqui e che mi fu violentemente defraudato quando mi battezzarono.
La mia moralità non è affatto anarchica, ammesso che "anarchia" sia un disvalore. E' semplicemente una moralità atea e laica: io non commetto violenze o malvagità non perché rispetto il comandamento di un dio e il precetto di una Chiesa, ma perché sono consapevole che quelle violenze e quelle malvagità sarebbero oggettivamente sbagliate e dannose per me e per gli altri. Da ciò deriva l'importante conseguenza che non c'è affatto bisogno di una struttura sovrannaturale e di una sfera divina che simuli il meccanismo premio/punizioni, per far star buona l'Umanità. Non c'è bisogno di un dio per essere civili, pacifici e "buoni". Dio è sovrabbondante, inutile, non necessario alla moralità e all'etica.
E in quanto alle pulsioni, mio soave critico, temo che ne soffrano più i clericali, contriti nei propri tabù, che non noi "sciatti anarchici" padroni di fare quel che cazzo ci pare. La differenza è che noi pratichiamo istinti e sessualità o con noi medesimi o con adulti consenzienti; mentre, a leggere le cronache, qualche clericale sfoga la propria animalità repressa anche sui bambini, con la prospettiva di confessarsi successivamente e risolvere "in cielo" le proprie angosce e le proprie colpe che invece dovrebbe espiare amaramente in terra.
Sì, pregherò per te, perchè, come diceva Sant'Agostino, la tua anima inquieta possa trovare riposo in Dio, perchè in fondo (anche se non lo ammetti) è Lui che vai cercando, per dare un senso alla tua vita.
Ma quante cose sai su me, sul tuo dio, sui meccanismi delle cose divine...! Sei un perfetto ambasciatore celeste. Hai un filo diretto e privilegiato con l'anfiteatro intero del cattolicesimo. Manco i "santi" più potenti e prodigiosi saprebbero interpretare meglio di te i desideri e i disegni che il tuo dio riserva a me.
Ma la cosa più penosa è questa tua predisposizione a pregare: ma chi te lo ha chiesto? Il senso della vita non c'è, astieniti a impormene uno attraverso quello che tu "ritieni" che sia. Ognuno si scelga il senso che gli aggrada. Io non vengo a dirti come interpretare la tua vita, né mi sognerei mai di fare un'azione così inutile e isterica come pregare, per cui rispetta i confini e non invadere la mia vita con i panzer delle tue sciocche e irrazionali ideologie credenti.
[...] tuttavia la sua buona notizia "Cristo è risorto dai morti" risuona ancora oggi come un grido di gioia e di speranza.
Mah! A me una resurrezione da morte certa fa venire in mente alcuni film horror di serie B. Quell'episodio evangelico a cui forse ti riferisci, ammesso che sia accaduto davvero - e non è affatto certo, è probabilmente una colossale svista oppure una manipolazione storica. Il corpo del nazareno (ma non nacque a Betlemme, perché nazareno?) "scomparve" dal sepolcro, senza che nessuno vedesse come. Poi qualcuno vide Gesù di nuovo vivo, ma poteva essere uno dei suoi molti fratelli, e nessuno dice che egli era esattamente come prima di morire (non a caso si parla di volto "trasfigurato"... e grazie!). Insomma, non si può leggere un testo e rimanere indifferenti di fronte alle cavolate che contiene. Ma fa perdere il senno per un attimo pure a me, e fammi credere davvero in quella risurrezione: perché sarebbe un grido di gioia e di speranza? Prima obiezione: forse lo sarebbe per qualche cristiano, ma per gli altri 5 miliardi di esseri umani di altre religioni o senza religione, che senso avrebbe? Seconda obiezione: non mi pare granché promettere la resurrezione; a me questa prospettiva non procura gioia, anzi, mi induce apprensione pensare che fra un po' morirò e poi (ma quand'è "la fine dei tempi" espressa in anni?) mi ricomporrò chissà come e nella forma di quale delle mie età: quella di vecchio rincitrullito che precedette la mia morte, quella di adesso cinquantenne ragionevolmente sano e lucido, quella del felice bambino e giovanotto che fui? Terza obiezione: risorgere per fare che? Le religioni sono state inventate per lenire l'ansia terribile della morte; vogliamo sopravviverci per forza, e ciascuno s'è inventato un'illusione più o meno pia: i musulmani hanno 77 vergini che li aspettano in cielo (a riprova del bisogno di sfogare post-mortem ciò che in vita è ferocemente negato dalla religione), i vichinghi morti gloriosamente hanno il loro Walhalla, gli indiani d'America hanno i verdi prati di Manitù su cui scorazzare, i buddisti raggiungeranno il Nirvana (che fa cessare ogni desiderio, poveri loro!)... e i cristiani hanno messo su le scenografie dei mondi ultraterreni. Per cui è ovvio essere quanto meno scettici di fronte a tutte queste alternative...
No, non ci siamo proprio. Tieniti le tue illusioni e spreca come vuoi la tua vita, caro Maurizio-Salvatore! Io sono nato senza che qualcuno si sia mai chiesto dov'ero prima di nascere; e morirò con questa stessa apparente incompletezza. Non andrò in nessun inferno o paradiso, non godrò di nessun prato celeste e non mi accoppierò da morto con vergini che rimangono magicamente vergini. Preferisco godere del mangiare e bere qui sulla terra, accontentarmi delle copule a verginità senza ritorno, e dei piaceri carnali e sensoriali che mi mette a disposizione la Natura. Ogni tanto mi beo pure dell'intelletto, ma senza masturbarmi appresso a dèi e a meccanismi tanto fantasmagorici quanto irreali.
L'importante è che io sia vivo. E se lo sono, stanne certo, non devo ringraziare nessun dio.