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RISPOSTA A MARCO S. (2)

Marco S., dopo la prima lettera, mi ha risposto ancora, e mi sembra cortese replicargli di nuovo. Come al solito, vista la lunghezza e la complessità dello scritto, lo faccio in una pagina apposita e non nello spazio dei feedbacks.

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La lettera originale di Marco S. La mia risposta (in blu, il quoting)

Sig. Calogero, sono piacevolmente sorpreso dal fatto che abbia dedicato una pagina del suo sito alla sua risposta al mio commento. Mi permetto adesso di fare una replica. Cercherò di andare in sequenza come ha fatto lei anche se preferisco scrivere in una forma più libera. Comincio nel precisare che io non ho nessun "timore ansioso" nei confronti di DIO. Nello scrivere tale nome maiuscolo non c'è alcun timore, ma soltanto rispetto in Colui in cui credo. Quello che lei non comprende è che DIO non incute paura. Da quanto tempo non ascolta una "predica" di un prete durante una Messa? Immagino da molto tempo. Se lei prova a sentire una di queste "prediche" non sentirà mai parlare di castighi o punizioni. Le parole che sentirà saranno misericordia, perdono, amore. Questo si sente dentro una chiesa, no quello che dice lei. Quindi io non esprimo nessun timore scrivendo DIO tutto maiuscolo. Per lei sarà pure un aggettivo ma per i credenti è il Padre. Quanto all'asservimento da lei citato io parlerei di servizio, che è cosa ben diversa. Servizio significa essere pronti a soddisfare le richieste di chi si AMA. Per quanto riguarda la Bibbia so bene che nei secoli è passata sotto le mani di innumerevoli potenti a volte di spirito tutt'altro che cristiano, ma quello che le volevo fare capire è che quello che è veramente importante per un credente (e non solo), è il messaggio che questo libro contiene. Anche se Adamo ed Eva non fossero mai esistiti non cambierebbe il messaggio che si vuole trasmettere quando si parla di invidia e superbia. E poi, per favore, non insista sul fatto (non molto onesto intellettualmente) che che il cristianesimo, i crocifissi, le chiese, le statue, terrorizzano i bambini. Le posso giurare che non conosco fanciullo che sia scappato alla vista di un crocifisso. Più che il tentativo della Chiesa di produrre un controllo delle menti mi sa che sono certe illazioni a creare confusione. Riguardo alla mia capacità raziocinante, poi, non credo che lei sia in grado di valutarla da un breve commento. Lei da cosa valuta l'intelligenza di un individuo? Dalle sue passioni, dalla sua fede? Le dico questo non già perchè sono risentito di questo suo monito (non me la prendo per così poco), ma perchè ho la netta sensazione che il credere in qualcosa sia direttamente proporzionale alla scarsa intelligenza. Il credente non è lo stupido che lei pensa; al contrario è una persona che usa la ragione alla luce della fede; e quando la ragione non arriva alle conclusioni sperate ha l'umiltà di fermarsi. Questo è il credente. Capitolo Scout. Esordisco nel chiederle: cosa c'è che non va nell'identificarsi? Anche lei si identifica sotto l'insegna dell'ateismo, magari a qualche convegno avrà portato addosso qualche spilla o altro. Quindi non capisco perchè lo Scout non debba far parte di una comunità ma di un clan. Quanto alla massificazione degli interessi non credo che anche questo sia giusto. I quattro anni passati nell'associazione da bambino mi hanno offerto una prima panoramica di come i membri di una società possano avere interessi e idee diverse. Tutt'ora ho trovato conferma di questa impressione. Nel nostro gruppo CHIUNQUE ha diritto di esprimere il suo pensiero e CHIUNQUE ha diritto a replicare. Proprio come si fa in questo sito. Non vedo tanta differenza. Non solo, non è vero che lo scoutismo blocchi la personalità dei bambini o dei ragazzi, anzi, con la realizzazione di attività di ogni genere aiuta a sviluppare anche il senso critico dell'individuo. Non corrisponde a verità nemmeno la supposta forzatura che imporrebbe ai bambini di far parte degli Scout. Se casomai c'è forzatura all'inizio, è evidente che dopo breve tempo il bambino esprime in maniera inequivocabile e decisa la sua volontà a uscire dal gruppo. Mi sembra che una prova di ciò sia proprio lei che ha affermato di essere stato Scout e di esserne uscito dopo due anni. Come, è stato Scout per due anni e non ha perso la sua capacità raziocinante? Vede che la congettura non sussiste? E poi, lei, che modello di formazione propone per i giovani? Quali sono le alternative al modello che propone la Chiesa? Lei sostiene che dovremmo lasciare liberi i giovannissimi di pensare con la loro testa senza influenze di alcun tipo. Ma è proprio sicuro che sia possibile? Io non lo credo. Cosa dovrebbe formare i miei figli? La televisione (quella si che è massificazione degli interessi e omologazione)? La dilagante pornografia? Cosa? Preferirei piuttosto perpetuare lo stesso errore nella speranza di dare una visione più critica e regolare della vita. Per concludere il capitolo Scout vorrei ricordarle che nella nostra associazione ci sono capi e superiori proprio come ci sono nella quotidianità di ogni individuo. Nella nostra associazione non esistono punizioni ne tantomento soggezione dei superiori(i superiori che lei tanto enfatizza sono sempre ragazzi che sono stati Scout). Anche in questo caso non ho mai saputo di bambini o ragazzi intimiditi da un capo. Venendo alla questione del rispetto delle regole, credo che non dobbiamo farci prendere la sentimenti di giustizialismo. Scaricare mp3 è illegale. Punto. Non mi importa se le case discografiche in realtà sono in deficit perchè sono avide. Io so che quando scarico un mp3 innanzitutto danneggio l'autore, perchè sto usufruendo di qualcosa che non mi appartiene. Possiamo discutere quanto vuole sul fatto se sia "peccato" scaricarli o no, ma sicuramente è giusto che sia reato. Riguardo alle pratiche sessuali dei crisitani credo di avere le idee molto chiare. Le assicuro subito che non commetto "atti impuri" con le mie coetanne e se mi capitasse, per la già citata misericordia di DIO sarei fiducioso di aspirare ad altre "posizioni". Una delle risposte che mi ha lasciato più perplesso è quella che mi ha dato sul non diritto della Chiesa a esprimere le proprie idee. Lei ha implicitamente affermato che solo perchè la Chiesa gode di buona visibilità deve zittirsi. Non mi sembra un buon motivo e oltretutto non mi sembra democratico. È come se in un'azienda avesse diritto di parola solo l'inserviente e non il dirigente, solo perchè l'inserviente lava le scale e il dirigente sta ai piani alti. Piuttosto quello dela visibilità è un problema (e credo anche che sia IL problema) suo. Se un giorno la sua associazione avrà la stessa visibiltà della Chiesa, potrei esprimere tutto il mio disaccordo sulle vostre idee, ma non mi sognerei mai di tentare di zittirvi. È questa la libertà che tanto proclamate? E sono sempre più convinto che questo discenda dalla vostra "fede" verso la ragione. Inutile dirle che la risposta non mi ha soddisfatto. Secondo lei per credere in qualcosa vi è bisogno necessariamente di riti? Lo dice lei stesso: "L’ateismo razionale si fonda sulla fiducia ...", la FIDUCIA. Non è questo un buon motivo per considerare il vostro modo di pensare una fede, appunto? Un appunto velocissimo riguardo la "questione matematica". La mia tesi, intanto, è confermata dal teorema di indecidibilità di K. Goedel,e poi è così sicuro che la ragione ha sempre portato a far evolvere in senso positivo l'uomo? Pensando alla bomba atomica e alle armi in genere mi viene da riflettere... Riguardo alla mitezza, non penso assolutamente che gli atei siano scorbutici o non siano miti. Penso soltanto che se non ci fossero certi preti che voi tanto criticate, molte zone del mondo sarebbero molto meno in "compagnia" (padre Puglisi docet..). Concludo questa mia replica con la consapevolezza che avrei ancora molto da dire. Ma un'ultima cosa mi preme farle sapere: mi ha dato immenso fastidio (e rabbia) l'ultima sua affermazione. Si rende conto di quello che ha detto? Un mondo di pace inutle, noioso, coartoneanimato? Io vivo in una terra, la Sicilia, dove ogni piccolissimo passo verso una società più civile è una conquista, dove la gente si è fatta ammazzare per migliorare le cose, e ora le mi dice che un mondo "perfetto" sarebbe inutile? E se la parte di mondo imperfetto capitassse a lei? Si fa presto a dire certe cose finchè non capitano a noi. Spettacolare il crollo delle Twin Towers. E se dentro ci fosse stata sua moglie? A parte che non credo che lei ed io possiamo essere considerati il bene e il male (e nemmeno il viceversa) il mio auspicio era di un mondo di pace ma che fosse accogliente nei confronti delle diversità. Questo siamo io e lei. Diversi Cordialita, Marco S.

 

Comincio nel precisare che io non ho nessun "timore ansioso" nei confronti di DIO. Nello scrivere tale nome maiuscolo non c'è alcun timore, ma soltanto rispetto in Colui in cui credo. Quello che lei non comprende è che DIO non incute paura.

 

Mi fa piacere apprenderlo. Forse lei si riferisce al dio del nuovo testamento; le cui azioni, oltre che presunte, per me rimangono comunque discutibili. Ma se andiamo al vecchio testamento, mi sorprende la faccia tosta usata per scrivere che quel dio non incute paura.  Trovo sanguinario il cosiddetto Vecchio Testamento, tanto amato non a caso dagli ebrei, così pregno di sangue, odio e xenofobia. Cito solo le lamentazioni del Profeta e l’incitamento ad uccidere le donne non ebree o ripudiarle e uccidere i figli nati da unioni carnali “impure”. Non c’è il minimo dubbio sul fatto che il dio del Vecchio Testamento sia un essere geloso e vendicativo; perseguendo non solo i peccaminosi ribelli ai suoi dettami, ma punendo altresì persone illuminate, che subiscono orrendi tormenti e malattie, lapidazioni e altre maledizioni (legga: Steve Allen, «Sulla religione della Bibbia e sulla moralità», 1990).

 

Da quanto tempo non ascolta una "predica" di un prete durante una Messa? Immagino da molto tempo. Se lei prova a sentire una di queste "prediche" non sentirà mai parlare di castighi o punizioni. Le parole che sentirà saranno misericordia, perdono, amore. Questo si sente dentro una chiesa, no quello che dice lei.

 

Abbia pazienza, ma le prediche, anche quelle scritte fra virgolette, sono soltanto il pensiero di un uomo (il prete) che va verso altri uomini (i fedeli). Io vorrei che lei ragionasse sulla storia della teologia, sulla formazione delle suggestioni teologiche, sulla struttura della chiesa cristiana. Se anche il prete dal pulpito fosse quel che lei dice e spera, quasi un santino che dispensa fiori e profumi, non altrettanto si può dire di papi e prelati che nei secoli hanno detto e fatto ben altro, egregio amico! Debbo io ricordarle gli ebrei massacrati dai cattolici a Worms nel 1096? I 40.000 ebrei e musulmani massacrati dai crociati a Gerusalemme nel 1099? I 20.000 catari massacrati dai crociati a Beziers nel 1208? I 2.740 valdesi massacrati dai cattolici in Provenza nel 1545? La strage di San Bartolomeo del 24 agosto 1572 in cui i cattolici francesi trucidarono 10.000 protestanti ugonotti? E che dice delle crociate, durante le quali furono bruciati e fatti a pezzi uomini, donne e bambini? E la caccia alle streghe, dove bastava essere albine per andare al rogo? E il Sillabo? E la taxa cammarae? E i libri all’indice? Potrei continuare all’infinito. Tutte atrocità commesse dai cristiani, sa, che il suo prete si inorgoglisce a rappresentare; e in nome del dio che lei condivide con loro. Dove vede, lei, misericordia, amore e perdono?

 

Quanto all'asservimento da lei citato io parlerei di servizio, che è cosa ben diversa. Servizio significa essere pronti a soddisfare le richieste di chi si AMA.

 

Benissimo, ma lei ama qualcuno che merita il suo amore? È certo? Non voglio discutere sulla esistenza o meno di un dio, per un attimo voglio venirle incontro e ammettere che esista. Com’è che lei, presumo detentore di regolare cervello, ama un’idea, un nome, un’ipotesi avulsa dalla realtà? Un nome che, quantomeno, si presta a cocenti critiche che nessuno, neppure un devoto come lei sembra, può ignorare senza ammettere la propria cecità: il nome di un essere immoto, indifferente alle stragi e alle tragedie, sottomesso alle iniziative del proprio diretto antagonista il Diavolo, impotente rispetto al male e insensibile al bene, capriccioso, imprevedibile, inumano… Lei ama uno così? E da quando? In che modo le è nato questo amore? Ci rifletta e scoprirà che è tutto “merito” della catechesi che ha subito in famiglia, a scuola, in parrocchia, fra amici e parenti. Una catechesi che poi le è cresciuta dentro perché lei ha rinunciato a pensare… 

 

quello che è veramente importante per un credente (e non solo), è il messaggio che questo libro contiene. Anche se Adamo ed Eva non fossero mai esistiti non cambierebbe il messaggio che si vuole trasmettere quando si parla di invidia e superbia.

 

E perché mai, se è come dice lei, si dovrebbe sentire il bisogno della Bibbia – e delle sue suggestioni retoriche e fanciullesche - per recuperare “messaggi” positivi? Ha mai letto Albert Camus (Premio Nobel), “L’uomo in rivolta”, che ci insegna a ribellarci al conformismo, a lottare per i nostri ideali, a non accettare tutto ciò che ci danno per buono? E, solo per citare e senza andare nei classici greci e latini: "Delitto e castigo" e "Umiliati e offesi" di Dostoevskij; "Guerra e pace" di Tolstoij; "I viaggi di Gulliver" di Swift; "Padre e figli" di Turgenev; "Il maestro e Margherita" e "Cuore di cane" di Bulgacov; "Cime tempestose" di E. Bronte; "Jane Eyre" di C. Bronte; "La metamorfosi" e "Il processo" di Kafka; "Cent' anni di solitudine" di Marquez; "Orgoglio e pregiudizio" di Austen. Libri per pensare, che aprono mondi infiniti che chi non li ha letti non sospetta neppure che possano esistere. Libri di uno spessore enorme, dai “messaggi” complessi e massimamente formativi. Libri che indicano strade e percorsi, educano ai sentimenti, accostano il piacere della lettura a quello dell’imparare. Senza offesa, altro che la sua Bibbia! Rispetto a questa, molte delle favole dei fratelli Grimm già sono molto più utili.

 

E poi, per favore, non insista sul fatto (non molto onesto intellettualmente) che che il cristianesimo, i crocifissi, le chiese, le statue, terrorizzano i bambini. Le posso giurare che non conosco fanciullo che sia scappato alla vista di un crocifisso. Più che il tentativo della Chiesa di produrre un controllo delle menti mi sa che sono certe illazioni a creare confusione.

 

Beh, non è colpa mia se la sua religione è una religione della sofferenza e del dolore. Tutte le icone, dipinte o modellate, rappresentano visi contriti e angosciati. O, quando va bene, persi in un’estasi inquietante. Non so quanti e quali bambini lei conosca, ma per un bambino normale, entrare per la prima volta in una chiesa non è esattamente come andare sulla giostra, cerchi di immedesimarsi! Un cadavere sanguinante inchiodato su una croce non è esattamente rallegrante. E i visi di santi e beati raggelati in espressioni di sofferenza e di dolore non ispirano gaiezza. Perché crede che al battesimo di solito il bambino pianga a dirotto? Ma lasciamo stare queste cose ovvie di per sé, io mi riferivo al terrore che la sua Chiesa incide sull’immaginario del bambino, e poi dell’adulto: le minacce di inferno se pecca, le offese al pantheon divino se non vive come prescrivono i Comandamenti, l’imbecillità della suddivisione fra bene e male, i ricatti se non rimane nella religione “predestinata”. Io penso invece che una persona debba essere libera di scegliersi tutto, anche la religione; e la religione, se proprio ci deve essere, che sia una religione serena, libera e senza fobie e tabù.       

 

Riguardo alla mia capacità raziocinante, poi, non credo che lei sia in grado di valutarla da un breve commento. Lei da cosa valuta l'intelligenza di un individuo? Dalle sue passioni, dalla sua fede? Le dico questo non già perchè sono risentito di questo suo monito (non me la prendo per così poco), ma perchè ho la netta sensazione che il credere in qualcosa sia direttamente proporzionale alla scarsa intelligenza.

 

Ha fatto bene a “non prendersela”: io non offendo mai volontariamente (la trovo un’attività primitiva), porto solo delle considerazioni che a volte possono risuonare come offese. Tuttavia, considero la fede (religiosa ma anche magica) alternativa alla saggezza; non posso e non voglio negarglielo. Ho scritto saggezza: l’intelligenza è un’altra cosa, pure un babbuino è intelligente; ma la saggezza è la proprietà di accumulare razionalmente informazioni allo scopo di sapere le cose e/o di utilizzarle. Una persona che “crede” senza esigere prove in un’entità astratta e invisibile onnipotente e onnisciente, che ritiene che quella presieda alla sua vita e al suo universo, non può essere anche una persona saggia. Per dirla con Schopenhauer, “o si pensa o si crede” (libro che le consiglio).

 

Il credente non è lo stupido che lei pensa; al contrario è una persona che usa la ragione alla luce della fede; e quando la ragione non arriva alle conclusioni sperate ha l'umiltà di fermarsi. Questo è il credente.

 

Non penso che il credente sia stupido; quanto meno stupido involontario. Ma spesso il credente “sceglie” di essere stupido. Per esempio, quando anche di fronte ad argomenti forti – penso alla teodicea – si incorna nella difesa della propria credenza. Chi non è disponibile a riconsiderare le proprie certezze di fronte a confutazioni oggettivamente fondate, è sempre uno stupido anche se non è credente.

 

Capitolo Scout. Esordisco nel chiederle: cosa c'è che non va nell'identificarsi? Anche lei si identifica sotto l'insegna dell'ateismo, magari a qualche convegno avrà portato addosso qualche spilla o altro. Quindi non capisco perchè lo Scout non debba far parte di una comunità ma di un clan.

 

I simboli sono per gli irrazionali; io sono “ateo razionalista” (da cui UAAR), quindi non apprezzo nessun simbolo. L’identificazione degli atei e degli scouts cattolici è palesemente differente. Nel primo caso c’è un’idea, nel secondo una dottrina. Nel primo caso c’è una lotta civile tesa al cambiamento, nel secondo c’è una missione tesa a far rimanere tutto com’è e possibilmente a tornare indietro. Nel primo caso ci si identifica nel pensiero libero, nel secondo nel pensiero unico.

 

Quanto alla massificazione degli interessi … Nel nostro gruppo CHIUNQUE ha diritto di esprimere il suo pensiero e CHIUNQUE ha diritto a replicare. Proprio come si fa in questo sito. Non vedo tanta differenza.

 

Non amo contraddire senza verifiche: mi devo fidare delle sue affermazioni, e questo è come aver fede. Se il suo gruppo è così libero e democratico, pur essendo scout e credente, benissimo. Ma una rondine non fa primavera…

 

Non solo, non è vero che lo scoutismo blocchi la personalità dei bambini o dei ragazzi, anzi, con la realizzazione di attività di ogni genere aiuta a sviluppare anche il senso critico dell'individuo.

 

Non credo: se lo scoutismo cattolico sviluppasse il senso critico, dopo un po’ diventereste tutti atei, o comunque un po’ meno fideisti e un po’ più razionali.

In quanto al blocco della personalità, direi che il concetto è estensibile a tutti i gruppi strutturati a piramide, come gli scouts: la personalità è una struttura molto delicata e molto complessa le cui basi sono in parte innate (scuola innativista) e in parte “per innesto” successivo (scuola behaviorista). Se lei permette a un bambino di esplorare ambienti e condizioni differenziate (famiglia, giochi, viaggi, avventure, mass media, libri, ecc.) senza eccessivi interventi censori o di scelta esterna, egli si arricchirà da molte fonti e tutte, anche quelle negative, contribuiranno allo sviluppo del suo carattere. Ma se quel bambino lo educa secondo il principio dell’obbedienza fine a se stessa (si fa così, comando io, stai zitto, devi credere nel mio dio e non in quell’altro, ecc.) e lo assimila a tutti gli altri attraverso continui riferimenti alla “normalità” e alla giustezza del conformismo (tizio è così bravo, perché tu no?), il bambino assimilerà una struttura comportamentale piramidale, capirà che il mondo è fatto da chi comanda e da chi ubbidisce: sarà pure vero, ma lui estremizzerà la questione e, non avendo i mezzi per essere uno che comanda, si disporrà a essere uno che ubbidisce.

 

Non corrisponde a verità nemmeno la supposta forzatura che imporrebbe ai bambini di far parte degli Scout. Se casomai c'è forzatura all'inizio, è evidente che dopo breve tempo il bambino esprime in maniera inequivocabile e decisa la sua volontà a uscire dal gruppo.

 

Beh, quasi tutti i bambini subiscono il c.d. principio di autorità. Se lo “arruola” negli scuot, poi sarà difficile per lui uscire. A lei sembrerà “convinto” della scelta, ma in realtà si tratta di aver assorbito l’autorità che ha scelto in vece sua, e di averla condivisa per passività ovvia a certe età.

E poi, scusi, perché dovremmo giocare sadicamente con i bambini? Mi pare il discorso analogo del battesimo: tanto poi nessuno gli vieta di diventare ateo o di altre religioni. Ma perché “iscriverlo” nella religione cattolica a sua insaputa e poi lasciargli la fatica e i disagi (quasi sempre cocenti) di rinunciare a una cosa che non poté volere? Non è più caritatevole e logico chiedergli se vuole battezzarsi a un’età in cui possa esprimere una preferenza libera? Non è più caritatevole e logico chiedergli se vuole diventare scout a 30 anni invece che da piccolo?

 

Mi sembra che una prova di ciò sia proprio lei che ha affermato di essere stato Scout e di esserne uscito dopo due anni. Come, è stato Scout per due anni e non ha perso la sua capacità raziocinante? Vede che la congettura non sussiste?

 

Avrà capito male: io non sono mai stato scout, né organico ad altre organizzazioni similari. Mi sono interessato di politica attiva, ma non di partiti: essendo un libero pensatore, ragiono per progetti e problemi, non per associazioni partitiche raggruppate attorno a degli ideali che bisogna (innaturalmente) condividere.

 

E poi, lei, che modello di formazione propone per i giovani? Quali sono le alternative al modello che propone la Chiesa? Lei sostiene che dovremmo lasciare liberi i giovannissimi di pensare con la loro testa senza influenze di alcun tipo. Ma è proprio sicuro che sia possibile? Io non lo credo. Cosa dovrebbe formare i miei figli? La televisione (quella si che è massificazione degli interessi e omologazione)? La dilagante pornografia? Cosa? Preferirei piuttosto perpetuare lo stesso errore nella speranza di dare una visione più critica e regolare della vita.

 

La pornografia? Perché l’ha citata? È il maggior cruccio dei cattolici, non vorrei fosse pure il suo. In effetti, del sesso si ha paura e, per ignoranza e moralismo, non si capisce neppure perché. Se me lo spiega lei adesso, io sarò attentissimo. Fatto in modo naturale, vale a dire senza prevaricazioni o violenze non condivise, il sesso è assolutamente innocuo, anzi benefico. Eppure, quando ero piccolo e giocavo “al dottore”, i miei mi facevano venire un senso di colpa enorme prospettando ciò che facevo come un danno colossale, nonché un tremendo peccato destinato all’espiazione infernale ed eterna… Inutile aggiungerle che le mie liberissime frequentazioni carnali, di allora e successive, non mi hanno né portato alla cecità né alla macerazione psicologica.

Sulla formazione dei giovani, sintetizzando al massimo un argomento non sintetizzabile, c’è un modello reazionario e un modello liberista. Non so quale funzioni meglio. E non mi attardo a discuterli. Io però so che pensare con la propria testa è un valore imprescindibile, e quando più presto cresce e si afferma, meglio è. Di conseguenza aborro ogni cosa o persona che crea dighe e freni all’affermazione del libero pensiero. La religione, e lei lo sa, è invece la fautrice del pensiero unico. E le persone e i gruppi che sono in qualunque modo “religiosi”, per definizione non possono prescindere dal pensiero unico. Ecco: se noi laici e atei non sapessimo come formare i giovani, almeno sappiamo bene come non formarli: mandandoli in chiesa, nelle sedi di partito o nelle associazioni anche laiche ma catechistiche, in cui imparerebbero soltanto a seguire qualcuno o l’idea di qualcuno, non la propria.

La tv: anche lei casca nel tranello pseudo culturale (che però è kulturale) della tv matrigna e ispiratrice delle brutture della società. Basta spegnerla quando non piace, o cambiare canali alla ricerca del “proprio”. Se si abbandonano i bambini davanti allo schermo, poi non ci si può lamentare di quello che arriva loro in faccia! Ma io non vorrei neppure un genitore che stia lì come una civetta sul collo dei figli a spiegare tutte le scene e a cambiare trasmissione ogni qual volta la trovasse violenta, seduttiva o idiota: queste tre categorie da sole bastano a rendere inutile tenere una tv in casa, e se quel genitore è ossessionato dai malefici del sesso e della violenza, riuscirà soltanto a impaurire i propri figli… Ci vuole misura e tolleranza: da un lato cominciamo a non pensare più a un bambino scemo e fragile la cui psicologia collassi a ogni minima esperienza nuova; qualche seno e una pistolettata finta non hanno mai traumatizzato nessuno; dall’altro, cerchiamo di essere genitori attenti ma non censori, concediamo libertà commisurate all’età, e non agiamo solo in base ai pregiudizi, alle paure e all’istinto, ma informiamoci e ragioniamo da  “illuministi”. Non mi sembra così difficile (senza un dio scrutatore nella testa).

     

Per concludere il capitolo Scout vorrei ricordarle che nella nostra associazione ci sono capi e superiori proprio come ci sono nella quotidianità di ogni individuo.

 

Io non me ne compiacerei. So bene che una struttura sociale perfettamente paritaria è un’utopia. Ma “il comando” non deve essere mai fine a se stesso, ma sempre funzionale a qualcosa e rispettoso della persona a cui si dà. Questo ammorbidimento sociologico, però, non riesce a sollevare più di tanto la bruttura del concepire tizio superiore a caio e quindi autorizzato a comandarlo. Io non “comando” mia moglie di portarmi un caffè: glielo chiedo e, se non può o non vuole, non la castigo. A scuola non impongo ai miei studenti di fare l’esercizio: cerco di creare le condizioni acciocché essi capiscano che fare quell’esercizio è utile, illustrandone la necessità e le conseguenze del venir meno a tale compito (conseguenze concrete, non ricatti ultramondani: vale a dire rimanere indietro col programma, rinunciare a capire bene l’argomento, accumulare ignoranza, ecc., fino alla possibile bocciatura). Nella mia vita io non sono il superiore di nessuno, e non conosco persone che ritengo inferiori a me. Per questo motivo so fare a meno di pensare al papa come a una persona “in alto”, o al drogato mendicante come a una persona “in basso”. E lei come sta messo, in merito?  

 

Venendo alla questione del rispetto delle regole, credo che non dobbiamo farci prendere la sentimenti di giustizialismo. Scaricare mp3 è illegale. Punto. Non mi importa se le case discografiche in realtà sono in deficit perchè sono avide. Io so che quando scarico un mp3 innanzitutto danneggio l'autore, perchè sto usufruendo di qualcosa che non mi appartiene. Possiamo discutere quanto vuole sul fatto se sia "peccato" scaricarli o no, ma sicuramente è giusto che sia reato.

 

Ne prendo atto. Però, ragioni: se la pensassero tutti come lei, dalla storia del mondo sparirebbero i “rivoltosi” che, con le loro idee e spesso col loro sangue, hanno cambiato la direzione dell’esistenza. Senza contare che il suo Gesù, a leggere i Vangeli, sia stato piuttosto uno che scaricava illegalmente mp3 e non uno così tanto affascinato dal rispetto delle regole…

 

Riguardo alle pratiche sessuali dei crisitani credo di avere le idee molto chiare. Le assicuro subito che non commetto "atti impuri" con le mie coetanne e se mi capitasse, per la già citata misericordia di DIO sarei fiducioso di aspirare ad altre "posizioni".

 

Vorrei tanto proporle un test con un’unica domanda: cosa sono “gli atti impuri”? A stare appresso alla sua religione, tutto è impuro, non ci potremmo neppure toccare il pisello per fare pipì… Il codice morale della sua Chiesa (veda “casistica”) dice espressamente, per esempio: Non si commette peccato se i coniugi compiono l’atto sessuale senza provare piacere. E san Geronimo, che è un teologo, afferma senza tema di smentita che: “Se durante il coito uno dei due coniugi desidera ardentemente l’altro, costui compie peccato mortale”. Un altro teologo, Monsabré, afferma invece che “commette grave peccato mortale l’uomo che misura la lunghezza del proprio pene”. Mi dica lei se questa è teologia o piuttosto follia criminale. Potrei continuare a lungo, sa? Ma penso che lei abbia colto la necessità del relativismo: io non considero atto impuro misurarmi l’uccello, e lei?     

 

Una delle risposte che mi ha lasciato più perplesso è quella che mi ha dato sul non diritto della Chiesa a esprimere le proprie idee. Lei ha implicitamente affermato che solo perchè la Chiesa gode di buona visibilità deve zittirsi.

 

Non ho detto che deve zittirsi, ci mancherebbe, ma che deve considerare che la sua parola vale 100 o 1000 volte la mia. E questa considerazione la Chiesa non la fa, che io sappia.

 

Inutile dirle che la risposta non mi ha soddisfatto. Secondo lei per credere in qualcosa vi è bisogno necessariamente di riti?

 

Esatto.

 

Lo dice lei stesso: "L’ateismo razionale si fonda sulla fiducia ...", la FIDUCIA. Non è questo un buon motivo per considerare il vostro modo di pensare una fede, appunto?

 

Fiducia non è fede. È doveroso precisare: io, da razionalista, sono fiducioso che la razionalità possa interpretare il mondo nel modo migliore possibile. Perché fiducioso e non “sicuro”? Proprio perché il razionalismo rivendica lo scetticismo anche contro… se stesso! Il discorso è lungo ed è antico: i sofisti arrivarono a non essere sicuri che al di là di una finestra potesse esserci il mondo vero o solo una sua pittura. Invece cos’è la fede se non la “certezza” che esista qualcosa? Lei non mette in dubbio il suo dio, sennò sarebbe eretico. Io metto in dubbio la mia “scienza”, è necessario farlo, è onesto.

La (sua) equivalenza fra ateismo e religione, penso sia sulla falsa riga del comunismo: che il "comunismo" fosse una "religione" lo disse, con riferimento all'Unione Sovietica, agli stati-satelliti, al PCUS e a partiti collegati, grandi o piccoli, in tutti i paesi del mondo, una persona di tutto rispetto come Bertrand Russel. Evidentemente usava il termine in senso traslato pensando solo al fideismo della maggior parte dei suoi seguaci (e forse all'organizzazione fortemente gerarchizzata di quegli stati e di quei partiti e alla tendenza dei loro vertici a lanciar scomuniche contro gli eretici con un seguito di processi e pene capitali). Russel, con una frase rimasta poi famosa perché ripetuta da tutti i pappagalli del mondo, usava però il termine anche in senso proprio con un accostamento a cristianesimo, islamismo e buddismo (non anche ad ebraismo, per evidente senso di colpa tipicamente europeo). Capita a tutti di dire sciocchezze. A Russel si può perdonare d'averne detta una, una volta tanto. A chi la ripete a ogni piè sospinto no. Tanto più che a Russel non è imputabile l'ossimoro "religione materialistica".

 

 

Un appunto velocissimo riguardo la "questione matematica". La mia tesi, intanto, è confermata dal teorema di indecidibilità di K. Goedel,e poi è così sicuro che la ragione ha sempre portato a far evolvere in senso positivo l'uomo?

 

La ragione sì, ha sempre avuto un effetto positivo sull’evoluzione.

Göedel sembra suggerire che ci sono affermazioni vere che sono indimostrabili, della cui verità cioè non ci potremo mai convincere. Tuttavia il Teorema  implica che si può dimostrare che una certa proposizione esprimibile in un sistema formale è vera, anche se questa dimostrazione non potrà mai essere espressa nella sintassi del sistema stesso! Insomma, Gödel dimostra che l'intuito del matematico è in grado di cogliere delle verità che resteranno per sempre inconoscibili come tali se si resta nei limiti del sistema.

 

 

e ora le mi dice che un mondo "perfetto" sarebbe inutile? E se la parte di mondo imperfetto capitassse a lei?

 

Il mondo è imperfetto: dove ci vede perfezione? E come si misura la perfezione? Soprattutto lei, che crede in un ente perfetto per assioma, dovrebbe ammettere che rispetto a quell’ente niente può essere egualmente perfetto.

 

Si fa presto a dire certe cose finchè non capitano a noi. Spettacolare il crollo delle Twin Towers. E se dentro ci fosse stata sua moglie?

 

Dubito che avrei cambiato idea. E poi mia moglie, come tutti, può morire anche comodamente in salotto dopo che una caramella le andasse di traverso… Piuttosto: dove stava il suo dio mentre morivano più di 3000 persone innocenti?

 

il mio auspicio era di un mondo di pace ma che fosse accogliente nei confronti delle diversità. Questo siamo io e lei. Diversi Cordialita, Marco S.

 

Pace: una parola troppo sfuggente. Innaturale per la specie umana, se sa un po’ di storia. Io mi accontenterei di un grado civile tale da accogliere davvero quelle diversità; ma temo sia ancora prestino: pensi che, invece di curarsi, molte persone vanno dai maghi oppure pregano…

Cordialmente

Calogero M