Home Su

Ruini Gentiloni

Ruini e la retinazione

Da "Liberazione del 23/9/2005 - Lidia Menapace
 

In capo a ciò che sta accadendo - e che mette a rischio grave il fondamento democratico-costituzionale del nostro paese e inaugura di fatto una vera "seconda" repubblica - ci sono questioni che riguardano i diritti civili fondamentali. Non per niente sono in gioco autodeterminazione, scelte di vita, forme delle relazioni tra le persone.
I segni sono stati molto forti: e vengono inequivocabilmente dalla nuova visibile stagione della Chiesa, che dopo i preparativi culturali e mediatici del pontificato di Giovanni Paolo II, passa ora a un progetto politico esplicito di neotemporalismo, non territoriale, bensì politico, di Ratzinger e Ruini. Quest'ultimo un uomo politico di rara qualità, preparazione e tenacia.

Si deve a lui infatti un progetto di nuovo Patto Gentiloni (detto Retinazione) che mira ad avere l'obbedienza politica di tutti i "cattolici" e aderenti vari, in qualsiasi partito o schieramento si trovino, sui temi che la gerarchia ecclesiastica di volta in volta sceglie. Quelli citati, ma anche il rilancio o la giustificazione della guerra "giusta" (Ruini così ha giudicato la spedizione in Iraq al tempo di Nassiriya), o anche l'interclassismo più ferreo o il patriarcato più rigoroso.

Non per caso i temi sono ora la pillola abortiva, la procreazione assistita, le scelte sessuali e le relazioni civili. Che in altri
paesi vigono e la Chiesa dice la sua fermamente e chiaramente (come le compete e ha diritto di fare) ma non interviene in modo esplicito e politicamente eversivo.

Sono per l'appunto argomenti di civiltà, costituzionali, che possono innervare una alternativa a Berlusconi e al berlusconismo soffocante. Solo un economicismo gretto e miope come quello che sta nel ceto politico, anche di sinistra, può non accorgersene, e credere che il governo valga bene un Pacs.

Riusciremo ad alzare la testa? Lo spero, ancora si può, però bisogna che mettiamo avanti un programma di sistema, di civiltà, alternativo, per un altro mondo, che non vuol dire né gridato, né violento, né massimalista, ma di fondo, sulle questioni basilari. Fatto per riportare la politica al posto di comando e non lasciare che un economicismo senza luce sia il terreno del confronto.

Veniamo ai fatti: Ruini è entrato pesantemente nella politica italiana, trovando quell'ossequio, timidezza, paura su cui per
l'appunto conta. Non per caso questioni che riguardano le donne sono il punto dello scontro e non per caso a replicargli con coraggio fermo e senza sbavature è una donna, la presidente della regione Piemonte sulla pillola, mentre dai due schieramenti, uomini cattolici (e non) non perdono tempo ad allinearsi. Analogamente sui Pacs è stata Chiara Saraceno a rispondere con più forza e precisione.

Mi capita di dire che una monarchia assoluta - come è per la forma politica lo stato della Città del Vaticano - naturalmente opera come se avesse sempre a che fare con sudditi. È tragico che li trovi per davvero, i sudditi.

A questo punto credo si debba esprimere solidarietà e riconoscimento a Prodi per la posizione sui Pacs.

Ma dopo il referendum nel quale Ruini, seguito dal codazzo dei sudditi, ha sbaragliato una sinistra disattenta che pensava di poter archiviare l'esito non parlarne più, eccolo intervenire sui Pacs dando un giudizio di "incostituzionalità". Se parla della
Costituzione italiana, cosa del tutto legittima, bisogna però ricordare che è in quel caso un cittadino italiano come qualsiasi
altro. Non può impegnare la Cei senza violare il Concordato, le norme, scritte e non, di una certa discrezione verso lo stato
italiano, proprio perché la Repubblica ha concesso il Concordato e una posizione privilegiata alla Chiesa. Non si può tirare troppo la corda. Sulla pillola abortiva si ritrova contro la maggioranza dei ginecologi, le donne, ospedali e regioni. Bisogna agire: visto che siamo nei dintorni del 20 settembre si può citare Ciampi, e aggiungere, chiarire, metterci su pesi. Invece Casini subito si erge a San Giorgio come se Ruini fosse una nobile fanciulla insidiata da un drago cattivo e protesta perché quando parla un uomo di chiesa viene subito attaccato. Ma se un uomo di chiesa parla sulla Costituzione italiana, la sua autorità di uomo di chiesa è nulla, sennò avremmo uno stato confessionale. Per fortuna il Vaticano non è ancora il consiglio degli Imam, che giudica le leggi in Iran o negli stati detti appunto islamici. Forse gli piacerebbe, ma non è così.
Il fondamentalismo c'è anche nel Cristianesimo e nel Cattolicesimo, si chiama integrismo. Ma è stato contraddetto da molti, soprattutto sul terreno teologico, dal passo evangelico del potere di Cesare e di quello di Dio, sul terreno politico dall'art. 7 della Costituzione che concede il massimo che uno Stato democratico deve concedere a una confessione religiosa e anche qualcosa di più.