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Dal “Filioque” al sacerdozio femminile

ecco ciò che divide i cattolici dagli altri cristiani

AprileOnLine.Info n.245 del 22 aprile 2005


Una parte significativa del primo messaggio di Joseph Ratzinger letto a conclusione della sua prima messa da papa ha toccato il tema dell’ecumenismo (dal greco oíkoumene, la terra abitata), cioè il dialogo tra le diverse religioni e in particolare tra le confessioni cristiane le quali, ha ricordato Benedetto XVI, hanno il dovere di ricostituire la “piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo” quando disse “ut unum sint”: che siano uno solo.
Ratzinger ha usato parole non scontate per trattare uno dei temi più spinosi per la chiesa cattolica. Dice il neo-pontefice: “L’attuale suo Successore [di Pietro, ndr] si assume come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Questa è la sua ambizione, questo il suo impellente dovere. Egli è cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli an imi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo”. E, ancora, Ratzinger ha richiamato la necessità dell’approfondimento teologico ma, ancor di più, della “purificazione della memoria” avviata da Giovanni Paolo II attraverso “gesti concreti” come la richiesta del perdono per gli errori e le persecuzioni della chiesa romana nei confronti delle altre chiese. Un passaggio significativo, perché lo stesso Ratzinger era apparso critico verso quelle invocazioni di Wojtyla. Tuttavia Benedetto XVI non smentisce se stesso e parla di “Chiese e Comunità ecclesiali” per indicare in modo diverso ortodossi e chiese riformate, riprendendo la sua dichiarazione Dominus Jesus nella quale si distinguono le chiese “non in perfetta comunione con la chiesa cattolica” ma che sono anch’esse originate dalla primitiva chiesa fondata da Cristo in quanto conservano l’episcopato e la “valida eucaristia”. Ratzin ger le definì “vere chiese particolari”. Viceversa molte confessioni protestanti non hanno conservato questi tratti e quindi vengono ridotte a “comunità ecclesiali” le quali sono unite in Cristo solo dal battesimo.
Vale la pena quindi approfondire le ragioni di divisione che ancora permangono tra le diverse confessioni cristiane.

Gli ortodossi
La chiesa ortodossa nasce con lo scisma del 1054, quando Leone IX scomunicò il Patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario. La divisione delle due chiese ha ragioni politiche e storiche che affondavano le loro radici nella divisione dell’Impero romano. Roma, infatti, divenne centro della cristianità grazie all’Impero. Ma una volta caduto quello d’Occidente la Chiesa orientale si sentì la legittima detentrice della continuità apostolica, così come l’Impero d’Oriente era l’unico rimasto a continuare la romanità. La disputa andò avanti per quasi 600 anni, fino allo scisma.
Al di là delle ragioni storiche, vi sono alcune di fferenze teologiche – peraltro non estremamente significative – che dividono ancora, dopo quasi mille anni, i cattolici dagli ortodossi. La più forte riguarda il “primato petrino” ovvero la superiorità del vescovo di Roma rispetto agli altri. Gli ortodossi contestano che Pietro sia stato vescovo di Roma e sostengono invece che sia stato vescovo solo in Antiochia. Il primo vescovo di Roma, invece, sarebbe stato l’apostolo Paolo. Inoltre non riconoscono a nessuno degli antichi patriarcati (Costantinopoli, Roma, Antiochia, Gerusalemme, Alessandria) un potere “supremo”, ma affidano a quello di Costantinopoli solo il titolo di “primus inter pares”, primo tra pari. Le chiese d’Oriente, infatti, sono autocefale, cioè “che si governano da sole” e riconoscono ciascuna il proprio vescovo come capo.
Per questo la proclamazione del dogma dell’infallibilità del papa ha posto un macigno insormontabile alla riunificazione della chiesa cattolica con la “sorella” orientale.
L’altra gra nde questione riguarda il “Filioque”. Il "credo" recitava anticamente che lo Spirito Santo “procede dal Padre”. I cattolici d’Occidente aggiunsero “e dal Figlio” (in latino “Filioque”) mentre in Oriente si continuò con il vecchio testo. Questa disputa dottrinale – che a un laico può apparire incomprensibile - è in realtà la più significativa di tutte perché attiene alla natura dei rapporti tra le persone della Trinità e quindi alla Divinità stessa.
Ancora: gli ortodossi non credono nell’Assunzione della Vergine (parlano di “dormizione”), ammettono il matrimonio dei sacerdoti (ma anche le chiese cattoliche di rito greco lo fanno), non riconoscono i concili dopo lo scisma né il dogma dell’Immacolata Concezione della Madonna. Infine non credono nel Purgatorio e nelle indulgenze, mentre ammettono il divorzio e l’assoluzione dei peccati dopo la morte.
Una questione particolarmente spinosa tra cattolici e ortodossi riguarda gli “uniati”, cioè gli appartenenti ad alcune chiese ortodosse che hanno riconosciuto nei secoli l’autorità del papa. Gli ortodossi accusano la chiesa cattolica di proselitismo tra le sue fila e nutre forte avversione verso gli uniati.

I protestanti
La riforma luterana e calvinista ha rivoluzionato totalmente la tradizione. I protestanti e i cattolici divergono su quasi tutto in materia dottrinaria. C’è da dire però che i protestanti non hanno alcun dogma rigido e la ricerca teologica nelle chiese riformate è del tutto libera. Non esiste alcuna congregazione per la dottrina della fede che detta ciò che un protestante deve credere. Inoltre vi sono differenze anche profonde tra luterani e calvinisti, e persino all’interno di questi due principali rami del protestantesimo. Tuttavia indichiamo qui le differenze più rilevanti con la chiesa cattolica.
La Riforma ha cinque grandi principi: 1. sola scriptura; 2. solus Christus; 3. sola gratia; 4.sola fide; 5. soli Deo gloria.
In sintesi: 1. solo la Bibbia è la fo nte della verità: i cattolici invece attribuiscono alla Tradizione (quindi agli scritti dei padri della Chiesa, ai Concili, al Papa) il compito di “completare” la rivelazione salvifica in quanto lo Spirito santo parla attraverso la chiesa.
2. solo Cristo è il salvatore. I protestanti non venerano i santi, la Madonna e non ammettono altri intermediari con Dio se non Gesù. Anche la chiesa non è intermediaria, né infallibile, né salvifica, ma è comunità dei fedeli.
3. solo la grazia (la misericordia di Dio) salva l’uomo. Nessuna opera, nessuna parola, nessun culto regala la salvezza (giustificazione), ma solo la compassione di Dio per la natura di peccatore dell’uomo e la mediazione del solo Cristo. Viceversa i cattolici credono nei sacramenti, nelle opere come compimento e dimostrazione della fede, nelle indulgenze, nei riti “pro” qualcosa.
4. solo la fede. Ci salva solo per la fede, che però è sempre una grazia, un dono, e non per le proprie opere. Le opere discendo semplicem ente dalla fede, ma non hanno una loro potenza salvifica, ad esse non viene corrisposto un "premio" nell'aldilà. Nulla di ciò che l’uomo può fare lo salva, ma solo Dio. I calvinisti, in particolare, credono nella predestinazione dei salvati.
5. solo a Dio la gloria: con queste parole i protestanti indicano non solo che ogni culto deve essere rivolto a Dio, ma anche che i riti, le preghiere, la predicazione sono a gloria della Divinità e non dell’uomo.
I protestanti inoltre non credono che nella messa (che per loro corrisponde al “culto evangelico”) vi sia la ripetizione del sacrificio di Cristo e che quindi sia un sacramento, né credono nella consustanzialità dell’eucaristia (i cattolici, invece, credono che pane e vino siano anche corpo e sangue di Cristo). Il culto evangelico è semplicemente un ricordo dell’ultima cena perché “con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati”, come dice San Paolo nella lettera agli Ebrei.
Nelle chiese rifo rmate non vi sono sacerdoti, ma pastori che hanno l’unico scopo di guidare le comunità dei fedeli, quindi non possiedono una dignità “superiore”, non ricevono il sacramento dell’ordine, non sono intermediari e possono essere donne e uomini sposati. Anche la confessione non è che l’ammissione delle colpe, anche in forma collettiva e il perdono viene da Dio e non dal rito. Ovviamente le chiese riformate non credono in quasi nessuno dei dogmi dei cattolici e non venerano le immagini.
I protestanti però condividono con i cattolici tutto ciò che afferma il “credo”: la concezione trinitaria di Dio, la divinità di Cristo, la sua nascita da Maria vergine, la risurrezione, l'ascensione, il ritorno di Gesù, la possibilità della redenzione, la vita dopo la morte.
Quanto all'organizzazione, le diverse chiese riformate sono solitamente a base democratica, i fedeli stessi eleggono laici e pastori negli organi di governo. A seconda delle affinità, alcune branche del protestantesimo si sono u nite. Ad esempio in Italia metodisti, battisti e valdesi (questi ultimi hanno aderito alla Riforma ma sono precedenti ad essa).

Gli anglicani
Tra le altre chiese, una menzione particolare meritano gli anglicani. La chiesa anglicana (e gli episcopaliani americani) condividono quasi tutta la propria dottrina con i cattolici, ma ammettono (da poco) il sacerdozio femminile e il divorzio. La chiesa anglicana nacque per decisione di Enrico VIII, che voleva divorziare ma fu ostacolato dal Papa, e ancor’oggi il capo della chiesa d’Inghilterra (ma non delle altre 26 chiese della comunione anglicana) è il sovrano inglese. Persino i dogmi, fino a poco tempo fa, erano stabiliti dalla Camera dei Lord (cosa di cui andava fiero l’agnostico Bertrand Russel) e non dai vescovi, ma oggi l’intervento del sovrano e del parlamento è pressoché formale.

Approfondimenti:
- Gli ortodossi:
Ortodoxia.it
Chiesa Ortodossa Italiana (Bulgara)
Chiesa Ortodossa in Italia (Bizantina)

- La Riforma
Riforma.net
Evangelici Luterani italiani
Evangelici battisti, metodisti e valdesi

- Anglicani/episcopali
Church of England
Anglicani in Italia
Episcopali in Italia (Chiesa di San Paolo entro le Mura)
[G.I.]