Dottori celesti
per malanni terrestri
Ecco chi invocano i fedeli per guarire. Ogni malattia ha il suo santo 'in paradiso'
adattato da Interfree
Sant’Abbondio spopolava ai tempi della peste che nel 1.630 si abbatté su
Como. L’intera cittadinanza lo invocò con un voto: raffigurare la sua effige
sugli avvisi e le bollette di sanità, nella convinzione che il santo li avrebbe
aiutati a resistere all’epidemia. San Benedetto, narrano le leggende, fa
miracoli con le malattie infettive, San Valentino contro l’epilessia.
Insomma, sono in molti a pensare che 'Dio vede e provvede'. Dio e la sua lunga
schiera di Santi. Uno per ogni occasione. Contro le
malattie nervose, la rabbia e la follia si invoca Sant’Acario di Noyon,
il patrono dei caratteri difficili. Per la tosse e le malattie delle
orecchie viene indicato Sant’Agostino, che protegge anche dagli attacchi
di animali pericolosi per l’uomo. E in alcuni casi le 'competenze' si
sovrappongono: se Santa Lucia è notoriamente la protettrice degli occhi, al suo
fianco opera anche Sant’Acacio.
L’importante è crederci. Il resto lo fanno loro: San Bernardino da Siena
combatte raucedine ed emorragie, San Carlo Borromeo si
scomoda solo in caso di epidemie. La litania dei Santi ausiliatori, che
guariscono o proteggono la salute dei fedeli, è lunga. Le puerpere
possono mettersi nelle mani di Santa Caterina d’Alessandria, mentre il
'referente' ideale per chi soffre di patologie dell’intestino resta
Sant’Eustachio. Mal di testa? Ci pensa San Dionigi. Reumatismi?
San Cristoforo è quello giusto. Persino per mal di gola e balbuzie si invoca
un aiuto 'dall'alto', il provvidenziale intervento di San Biagio. Si
scomoda il Paradiso per lenire il mal di denti, grazie all’intervento di
Sant’Apollonia. O per scongiurare la cosiddetta 'morte improvvisa', per
intercessione di Sant’Andrea di Avellino.
Ogni malattia ha il suo santo in paradiso. A loro, nel tempo, si sono rivolte
migliaia di anziane per chiedere guarigioni impossibili. Ancor
prima che alle porte degli ospedali, donne e uomini di tutta Italia hanno
bussato a quelle della Chiesa. Perché credenze popolari, ma
anche atti e documenti antichi, attribuiscono capacità miracolose alle sacre
icone.
''C’è tutto un mondo sommerso - conferma Mario Falconi, presidente dell’Ordine
dei medici di Roma - fatto di ‘fioretti’ e appelli ai Santi,
di astinenze e digiuni''. A raccogliere le confidenze di chi si affida alla
religione per risolvere drammi familiari e piccoli crucci quotidiani è il
medico di base. ''Di aneddoti - racconta Falconi - ce ne sarebbero a migliaia.
Ma è sbagliato pensare che questa abitudine sia
consolidata solo nel 'popolino'. So di gente di cultura che si è abbandonata al
sovrannaturale''.
Basta un cero, un voto, una preghiera e il gioco è fatto. Gli espedienti per
accattivarsi la simpatia di un Santo sono infiniti: ''Il fioretto è
senz'altro il più gettonato. Mia madre - ricorda Falconi - rinunciò a mangiare
ciliegie fino a quando la sua preghiera non venne ascoltata.
Ma c’è anche chi fa il digiuno, o rinuncia ai vizi''.
''In genere non viene dichiarato'', precisa Falconi. ''Finché si tratta di una
preghiera a un Santo, poco male''. Il problema, aggiunge, è ''quando si
abbandona la medicina per affidarsi a sedicenti guaritori, cartomanti e santoni''.
La febbre dell’occulto non risparmia neanche i camici bianchi. ''Anni fa -
racconta Falconi - mi capitò di scoprire che un collega gravemente malato si era
rivolto a un taumaturgo. Un insospettabile che mai avrebbe confessato un gesto
dettato dall’irrazionalità. Il più delle volte resta un segreto: ci si vergogna
di credere al sovrannaturale''.