Il grido "Santo subito", che
si è alzato dalla folla in piazza San Pietro lo scorso 8 aprile durante i
funerali di Giovanni Paolo II, non è rimasto inascoltato. Oggi Benedetto XVI ha annunciato di aver
già avviato la causa di beatificazione di Karol Wojtyla, senza attendere i
cinque anni dalla morte previsti dal diritto canonico. Joseph Ratzinger lo
ha annunciato personalmente al clero romano, leggendo, in latino, una
comunicazione del cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della
Congregazione per le cause dei santi.
A poco più di un mese dalla sua morte, il ricordo di Giovanni Paolo II
commuove ed esalta gli animi: la comunicazione è stata accolta da un
lunghissimo applauso dei sacerdoti presenti, alzatisi in piedi, insieme al
Papa e al cardinale Ruini.
Nella decisione di far cominciare subito il processo di beatificazione per
Karol Wojtyla Benedetto XVI si è avvalso di un precedente creato proprio
dal suo predecessore. Fu infatti Giovanni Paolo II ad usare una dispensa
analoga per madre Teresa di Calcutta, morta nel '97 e proclamata beata già
nel 2003. Papa Giovanni Paolo II ha infatti semplificato le regole di
beatificazione il 25 gennaio 1983, con la Costituzione apostolica Divinus
perfectionis Magister, per permettere uno svolgersi più rapido e per dare
rilievo alle Chiese locali.
È possibile che anche per papa Wojtyla la causa di beatificazione abbia
tempi rapidi, sebbene la procedura preveda l'esame di una mole di
documenti veramente poderosa. Il tribunale nominato per la beatificazione
deve a sua volta nominare una commissione di storici, incaricata di
riunire tutti gli scritti del "Servo di Dio" ( è questo il termine usato
per indicare l'aspirante alla beatificazione) e tutti i documenti che lo
riguardano in qualsiasi modo. Questa commissione deve esprimere un
giudizio sull'autenticità e il valore dei documenti, e sulla figura del
candidato alla santità. Il tribunale investiga inoltre sulla vita e sulle
virtù del Servo di Dio, raccogliendo i giuramenti e le testimonianze di
quelli che hanno conosciuto il candidato alla santità e anche il lavoro
della commissione storica.
Per appoggiare la documentazione ricevuta, un membro della
Congregazione prepara poi una Positivo, una specie di sintesi, documento
che viene studiato da un gruppo di teologi; se il loro giudizio è
favorevole, il dossier sarà allora dato ai Vescovi e ai Cardinali della
Congregazione. Se il giudizio di questi ultimi è ugualmente favorevole, il
Papa decreta l'eroicità delle virtù. L'ultimo passo è quello del
riconoscimento di un miracolo attribuito al candidato alla beatificazione.
In questo senso, subito dopo la morte di Karol Wojtyla, lo scorso 2
aprile, sono state numerose le affermazioni di fedeli, compresi sacerdoti,
che hanno attribuito a Giovanni Paolo II guarigioni miracolose.
Una volta proclamato beato il "Servo di Dio" viene iscritto nel calendario
liturgico della sua diocesi o della sua famiglia religiosa nel giorno
anniversario della sua morte. Per la proclamazione a santo occorrono
invece più miracoli, che vengono riconosciuti come tali dopo che una
commissione di medici e una commissione di teologi ha attestato il
carattere naturalmente ingiustificabile della guarigione.
Sono proprio queste procedure che richiedono in genere più tempo: ci
vollero 35 anni per la beatificazione di Giovanni XIII, mentre dopo 40
anni è ancora in corso il processo per Eugenio Pacelli, Pio XII. Su questo
caso, avviato da Paolo VI, gravano ancora ombre pesanti, come quella di
aver taciuto sull'Olocausto degli ebrei.