SALVATE NAPOLI DA SAVIANO
Vivo
in Ungheria da 10 anni circa. Molti dei miei conoscenti ungheresi
sanno che sono di Napoli e da quando Gomorra, il libro di Saviano, è
stato tradotto e pubblicato in Ungheria molti di questi conoscenti
mi si accostano diversamente. Mi chiedono, con prudenza, cosa so
della mafia napoletana, se si tratta davvero di una specie di " far
west" com' è scritto nel libro, se veramente tutta la spazzatura del
mondo finisce dalle mie parti, eccetera. Ogni volta, con pacata
foga, ho dovuto difendere la mia terra tentando di spiegare che non
tutti i napoletani sono dei mafiosi, che c'è tanta cultura prima
della spazzatura e del piombo. E che i napoletani hanno inventato la
pizza, la mozzarella, forse gli spaghetti, che c'è Pompei, la
costiera amalfitana, che cantiamo O' sole mio... Ma le mie
perorazioni, la mia reclame scalfiscono appena la granitica
convinzione che di Napoli e dei napoletani purtroppo in troppi si
sono fatti. Il danno d' immagine è stato incalcolabile. Mia nonna
diceva: "Male a chi porta a' mal nominata." Niente di più vero. Il
marchio di "napoletano" in senso non sempre esemplare o addirittura
dispregiativo che mi sono sentito stampato addosso in giro per l'
Italia, grazie a Saviano, ha varcato i confini nazionali. Prima del
suo libro per gli ungheresi ero un italiano come tutti gli altri,
adesso invece sono un italiano di Napoli. E puntualizzano solo in
base a ciò che hanno letto in Gomorra. Per tutti quelli che hanno
letto il libro Napoli è un luogo che mette quel curioso e felice
brivido che si prova ad essere in salvo e lontani da pericolosi
esseri o terribili posti. Mi chiedo: cosa ha fatto una regione una
città per difendersi, per tentare di sanare la implicita ferita
inferta da Saviano? Niente. Gli elogi si sono sprecati per il libro
e per il film, sul carro del vincitore si sta sempre comodi.
Sottolineo il mio plauso che è d' obbligo e sincero nei confronti di
chi ha il coraggio di puntare il dito e metterci la faccia. Ma
altrettanto è il rammarico che resta per la totale assenza di
indignazione per essere stati travolti da una montagna di fango.
Nessuno ha urlato tutto il buono che Napoli e la Campania hanno.
Nessuno si è preso la briga di gridare ancora più forte di Saviano
che non siamo bravi solo nei malaffari. Qualche settimana fa è
uscito il secondo libro di Saviano non l' ho letto e non lo leggerò.
Non mi interessano ne magagne, ne storie di truffe o di omicidi. Ho
fame di buone notizie, di cose belle raccontate della mia terra, di
speranza, di un punto finalmente a favore della mia città. Lo
ammetto, mi è capitato di vergognarmi di essere napoletano, mille
altre volte ne sono stato fiero. In Ungheria auguro a tutti di
conoscere Napoli e i napoletani. Perchè? Perchè come affermava Marai
Sandor (scrittore ungherese cosmopolita) "Napoli è una delle ultime
città in cui la parola civilitas possiede ancora un significato
tangibile e quotidiano".
(29 agosto)
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Questa è una email di un lettore pubblicata dal quotidiano Il Mattino. La ritengo in linea con la mia opinione.