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SBATTEZZATO

Dopo averne fatto richiesta il 24 ottobre, finalmente il 16 dicembre mi è arrivata la notifica di sbattezzo. Per me è un giorno importante, anche se capisco chi non lo condivide né nel merito né nelle forme. Un giorno così importante da meritarsi un "edittoriale". Da oggi, ufficialmente, non faccio più parte del cattolicesimo a cui dovetti appartenere perché i miei genitori così decisero quando non potevo replicare; né sarebbe servito opporsi, perché a quel tempo non c'era nessuna norma che mi poteva garantire il diritto di recedere. Oggi questa norma c'è: dal 13 settembre 1999 (vedi) il Garante della Privacy consente che si possa chiedere di far scrivere sul registro battesimale che non si è più cattolici. Io, ateo dalla gioventù, in questo modo ho potuto mettere "le carte a posto" e regolarizzare la condizione di non cattolico. Ora, non potrò più essere contato come cattolico, e ovviamente non potrò più ricevere i sacramenti; sono insomma uno "scomunicato" degno dell'inferno ecc. ecc. Qualcuno dirà "Ma che ti importava? Hai bisogno che si certifichi il tuo ateismo?". In astratto, no, nessun bisogno di certificazioni, io sono ateo a prescindere. Ma per coerenza, non potevo fare l'ateo e figurare cattolico, non potevo prendermi in giro, né potevo consentire alla mia ex Chiesa di percepirmi ipocritamente come uno di loro come se lo fossi davvero. Inoltre, non capisco perché, mentre scindere un qualunque contratto non desta nessun clamore, scindere questo deve vellicare domande, chiarimenti e curiosità morbose (se non offese). La religiosità di un individuo non ha nessun posto particolare nella scala dei valori. E comunque, perché se ne dovrebbe dare particolarmente conto? Oggi, giorno particolare per me, giorno di svolta, quasi di apertura a nuova vita, sono soddisfatto di essere padrone anche del mio status spirituale. E questo, per un grande cultore delle libertà come cerco di essere io, è un inorgogliente risultato.