Frotteurismo & C.
SCHIAVI DEL SESSO
Si tratta di una malattia del nostro tempo,
come la dipendenza da Internet. Un fenomeno complesso che può sfuggire a una
precisa collocazione: alcuni ricercatori infatti parlano di vera e propria
dipendenza; e così la sexual addiction potrebbe essere prossimamente
classificata nel 'Dsm', il manuale che cataloga tutti i disturbi psichici
Fonte:
l'Espresso del 22/2/2007
di Paola
Emilia Cicerone
C'è chi ha speso un patrimonio con le prostitute e chi manda all'aria un
matrimonio perché non può fare a meno di portarsi a letto altre donne, qualunque
donna, in qualsiasi momento. Chi lascia il posto di lavoro per salire
sull'autobus a molestare le passeggere, chi rinuncia alla vita sociale per
dedicare tutto il suo tempo alla pornografia, in dvd o su Internet. E chi arriva
allo stupro o ai rapporti con minorenni. È il profilo dei sessodipendenti, di
chi soffre di sexual addiction. Un disturbo noto fin dal XIX secolo: fu Richard
von Krafft Ebing a descriverlo nel 1886. E oggi più diffuso di quanto si pensi:
"I dipendenti da sesso sono quasi il 6 per cento della popolazione, in
stragrande maggioranza uomini", spiega il sessuologo Franco Avenia che cura
insieme alla psicologa Annalisa Pistuddi il 'Manuale sulla Sexual Addiction' in
uscita per i tipi di Franco Angeli. Un libro a più voci, "il primo di questo
genere in Italia", come sottolineano gli autori, per fare ordine in una materia
complessa quanto inquietante. E fornire agli operatori strumenti adeguati per
individuare un fenomeno spesso sottostimato.
A partire da un identikit dei dipendenti, che nasce da un'indagine promossa
dall'Associazione italiana per la ricerca in sessuologia (Airs): si tratta in
genere di maschi adulti in maggioranza single (ma c'è un'ampia quota di sposati)
di cultura medio bassa, equamente distribuiti sul territorio nazionale.
Apparentemente normali? "Spesso i sex addicted non sono socialmente
riconoscibili come possono esserlo a volte i dipendenti da alcol o altre
sostanze, magari non hanno ancora manifestato problemi evidenti di devianza o
non hanno avuto problemi con la giustizia", spiega Pistuddi: "Magari arrivano da
noi manifestando disturbi della sfera sessuale, per esempio una disfunzione
erettile. Precisando che non si verifica in rapporti con prostitute o con
partner occasionali con cui non è necessario instaurare una relazione
sentimentale. E solo in un secondo tempo emerge dal racconto la dipendenza da
sesso". Di solito a chiedere aiuto sono uomini, "perché sono più numerosi",
precisa la psicologa, "o anche perché le donne riescono a convivere con il
disturbo senza compromettere la loro quotidianità".
"I pazienti vanno dal sessuologo quando capiscono che la dipendenza non è più
gestibile, che gli ha sconvolto la vita, compromettendo le relazioni personali e
il lavoro, danneggiandoli economicamente", spiega Avenia. Il problema sta lì:
"La dipendenza da sesso non ha niente a che vedere con un sano appetito
sessuale, è un impulso irrefrenabile che condiziona la vita e genera sofferenza
se non è soddisfatto", prosegue il sessuologo: "Krafft Ebing oltre un secolo fa
sottolinea come il desiderio sessuale diventi il centro della vita del soggetto
dipendente". Per anni, però, la psichiatria ha accantonato l'argomento, fino
alla fine degli anni '80 quando è tornato alla ribalta con la nascita negli Usa
del National Council of Sexual Addiction. "Ci sono diversi fattori che hanno
contribuito a fare emergere il fenomeno", prosegue Avenia: "Viviamo in una
società in cui il sesso ha un ruolo sempre più importante, sia a livello
personale che di comunicazione, e c'è una forte pressione sociale che spinge le
persone a identificarsi con il proprio comportamento sessuale".
Si tratta di una malattia del nostro tempo, come la dipendenza da Internet. Un
fenomeno complesso che può sfuggire a una precisa collocazione: alcuni
ricercatori infatti parlano di vera e propria dipendenza; e così la sexual
addiction potrebbe essere prossimamente classificata nel 'Dsm', il manuale che
cataloga tutti i disturbi psichici. Altri mettono in risalto l'aspetto
compulsivo. In ogni caso i sintomi di pericolo sono evidenti: la pervasività
dell'impulso, l'impossibilità di controllarlo "e un ingiustificato disinteresse
per le conseguenze, che può configurarsi come una alterazione cognitiva che
porta a sottostimare problemi come le malattie sessualmente trasmissibili o le
gravidanze, per citarne solo due", precisa uno degli autori del manuale, lo
psichiatra Ezio Manzato, componente della Commissione nazionale sulle
dipendenze.
Cos'è che trasforma il sesso in una vera droga? Il parallelo è in qualche modo
improprio: la droga è una sostanza estranea, il sesso un impulso fisiologico.
"Forse l'analogia più corretta è quella con i disturbi del comportamento
alimentare, come la bulimia, che non caso spesso si accompagna a una
sregolatezza nel comportamento sessuale", spiega Avenia. "La sexual addiction è
una mancanza di controllo degli impulsi, che vediamo spesso manifestarsi insieme
ad altre dipendenze, o anche a disturbi di ansia o dell'umore", precisa Manzato.
Per Martin P. Kafka della Harvard Medical School si tratterebbe invece di una
disregolazione del desiderio sessuale, anomala deriva di quello che nei sani è
un desiderio fisiologico. Causata da quella che Kafka ha ribattezzato l'ipotesi
delle monoamine, per descrivere il ruolo giocato da queste sostanze - dopamina,
adrenalina e serotonina - nel regolare impulsi e desideri. "Il segno distintivo
di questa disinibizione, quello che le dà lo status di una condizione clinica",
sostiene lo psichiatra americano, "è la compromissione della volontà, la
quantità di tempo sprecata in impulsi, attività e fantasie sessuali non
relazionali e le conseguenze personali e psico-sociali sfavorevoli che
l'accompagnano". Si tratta di un disturbo che ha basi neurobiologiche,
evidenziate sperimentalmente da Kafka in un modello animale: se si somministra a
dei topolini castrati la paraclorofenilalanina, una sostanza che elimina la
serotonina dal sistema nervoso centrale, questi sono portati a tentare
compulsivamente l'accoppiamento. "L'orgasmo è una cascata di neurotrasmettitori
(serotonina) e neuromodulatori (endorfine) che serve a mantenere l'equilibrio
neurovegetativo, ristabilendo buonumore e limitando il dolore", ricorda uno
degli autori del manuale, lo psichiatra Fernando Liggio.
Il sesso non è l'unica fonte di queste sostanze, prodotte anche durante il sonno
profondo e le crisi epilettiche. Fin qui però siamo nella fisiologia. "Il
problema si pone con quanti perdono i controlli inibitori, probabilmente a causa
di una carenza del neurotrasmettitore Gaba", spiega Liggio. È in soggetti come
questi che l'aumento di endorfine provoca un craving simile alla droga, in
questo caso una droga endogena, generando un'assuefazione per cui la necessità
di queste sostanze non si esaurisce. "Il nostro cervello è come una cabina di
regia in cui una schiera di monitor consente di tenere sotto controllo e mandare
in onda alternativamente diversi canali", spiega Liggio: "Quando si verificano
queste alterazioni, è come se il regista venisse a mancare e il monitor si
bloccasse su un unico canale, quello del sesso". Che per gli esseri umani, anche
rispetto ad altre specie, ha comunque un'importanza particolare. "E questo per
una precisa ragione evolutiva", sostiene Liggio: "Siamo gli unici a renderci
conto di quanto sia impegnativo, e in epoche lontane anche pericoloso, avere
figli. Per garantire la sopravvivenza della specie si sono selezionati individui
particolarmente ricchi di corpuscoli di Krause, le terminazioni nervose che
aumentano la percezione del piacere".
Il che non esclude che la sexual addiction abbia una componente culturale. "Il
confine di ciò che è normale si sposta, atti sessuali oggi accettati da tutti
fino a vent'anni fa erano catalogati nel 'Dsm III' come perversioni", ricorda
Avenia: "Siamo passati da una cultura sessuofobica a una sessuofila". Anche se
il disturbo può presentarsi a livelli diversi di gravità, e in forme diverse, il
rischio è comunque presente. "Il problema nasce dalla tendenza di questi
soggetti a minimizzare le possibili conseguenze delle loro azioni", spiega
Avenia. Nei casi meno gravi si tratta di rapporti non protetti, di avances
pesanti. O di comportamenti che possono portare grave imbarazzo: "Ricordo un
uomo che provava un irresistibile impulso a mostrarsi nudo dalla finestra,
dovunque fosse", precisa il sessuologo.
La ricerca ossessiva di un partner sessuale può portare anche a comportamenti
rischiosi o illegali, a molestie come il frotteurismo (lo strofinamento dei
genitali su una persona non consenziente), perfino allo stupro. E nei casi più
gravi si associa a parafilie, il termine che oggi definisce quelle che un tempo
si chiamavano perversioni, come la pedofilia. Studi americani mostrano che il 55
per cento di soggetti con dipendenza da sesso commette con molta frequenza reati
a sfondo sessuale. "Anche un'indagine tra i detenuti tossicodipendenti del
carcere di Opera a Milano indica una dipendenza da sesso doppia rispetto alla
media nazionale", rivela Pistuddi: "Il dato interessante, oltre all'intreccio
fra dipendenze (sostanze e sesso), è in alcuni casi anche la connessione con la
pericolosità sociale e la marcata esposizione al rischio di queste persone". Si
tratta comunque di una patologia multifattoriale, "che ha probabilmente alla
base una vulnerabilità neurobiologica, cui si aggiungono esperienze vissute -
per esempio avere subito abusi sessuali nell'infanzia - e fattori ambientali",
spiega Manzato. Anche il partner può avere un ruolo importante nel contenere o
nello scatenare il disturbo: "È chiaro che se chi soffre di sexual addiction ha
un partner con un atteggiamento di rifiuto nei confronti del sesso, il problema
può acuirsi, così come quando entrambi i partner hanno problemi di dipendenza".
Per questo a volte si punta su una terapia di coppia, oppure si trattano
indipendentemente entrambe i partner. "Le terapie di coppia si sono rivelate
efficaci, così come la psicoterapia individuale a orientamento psicoanalitico,
che prende in considerazione non solo il sintomo della dipendenza, ma anche la
struttura di personalità e i disturbi correlati", dice Pistuddi. Spesso però è
necessario integrare la terapia con un supporto farmacologico. In molti casi si
usano gli Ssri, antidepressivi come la fluoxetina, ma anche farmaci
antipsicotici. "Il rischio è che i pazienti si vedano guariti una volta
contenuti i sintomi", aggiunge Manzato. Ma in altre dipendenze con
caratteristiche simili, come i disturbi dell'alimentazione, le tecniche di
neuroimaging continuano a mostrare un'alterazione dell'attività cerebrale anche
dopo un trattamento concluso con successo. In altre parole, una pillola non
basta, "ritrovare un equilibrio si può", conclude lo psichiatra: "Ma i tempi
sono inevitabilmente lunghi".