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SCONTRO RELIGIOSO

 

L’invito e la speranza espressi da più cariche pubbliche, da Ciampi in giù, a superare le divisioni religiose, sono parole al vento. A mio parere, una convergenza quand’anche “politica” delle varie posizioni in tema di fedi non solo è impraticabile ma anche rifiutata nei fatti.

Il dibattito in Italia (altrove discutono di cose più utili) è incentrato sulla pseudo alternativa cattolicesimo-islam, e mette le cose in modo che da una parte ci sia il tollerante cattolicesimo, dall’altra l’oltranzista islam. Ebbene, non mi pare sia così.  Sarà che il presidente iraniano Ahmadinejad parla di solidarietà islamica e lotta; ma dall’Italia non sento risposte migliori. Il compianto Wojtyla, papa di doti e di contraddizioni, dopo aver rifiutato di sottoscrivere la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, ha negato il dialogo intra ecclesiastico e ha puntato al dominio assoluto di Roma, compromettendo i rapporti con le Chiese ortodosse e riformate. La politica di potere e di prestigio del Vaticano di Wojtyla ha disprezzato le religioni non cristiane definendole «forme deficitarie di fede». E non incalzo con le magliette dei ministri, con il suolo marcato dai simboli e con gli atteggiamenti di sfoggio cristiano di gran parte delle nostre personalità pubbliche. Mi chiedo dunque quale convergenza ci possa essere tra una religione così autoreferenziale e assolutista, e un qualunque altro sistema di fede. Siamo pervenuti solo a paure che sconfinano nel grottesco, se hanno voluto sostituire un “Allah” in una canzone di Carosone; ma niente e nessuno vuole davvero rinunciare ai propri miti ultraterreni, neppure a costo di uno scontro di civiltà.