RISPOSTE AI COMMENTI CRITICI
a "scoutismo infido catechismo"
Rispondo cumulativamente dopo aver raggranellato un po’ di lettere. I feedbacks “scout” sono molti e, anche se non credo diminuiranno presto, essi costituiscono un positivo test antropologico. Quindi abbiate pazienza: non ho un ufficio con efficiente segretaria ma non mi va di rimanere sospesi tanti interessanti argomenti.
Devo dire che molte affermazioni non meritano risposta – quindi non gliela darò - o perché frutto di astio, o perché repliche superficiali, o perché risultato di isteria. Mi dispiace per la gente comune e per i minori che sono costretti ad abbeverarsi alla fonte di talune atroci “riflessioni” dei miei detrattori. Ma spero che si capisca che io voglio garantire a tutti la libertà di parola, e spero che anche le imbecillità possano essere un momento di riflessione più che di offesa.
Da notare che a scrivere in modalità “incazzatura” sono, per quanto dichiarato, tutti scouts. Hanno scritto tanti scouts in pochi giorni nonostante gli svariati mesi che è presente il mio scritto sul sito. Tale concentrazione statistica fa sorgere il sospetto che si sia costituita una sorta di cordata attraverso un affannato passaparola; forse nel disegno di rendere qualità una quantità. Questo ovviamente depaupera molto il valore sia di chi scrive sia di ciò che scrive. Valore che, come si legge, spesso è di per sé ai limiti minimi e in molti casi retrocede anche di più e scade nella becera maleducazione.
Come ben chiaramente ho scritto nel mio testo, “Nulla di quanto riportato è frutto di illazioni, e certe argomentazioni sfavorevoli sono desunte solo da fatti riportati e controllabili”. Questa piccola frase sembra non essere mai esistita per i miei detrattori, fino a farmi chiedere se l’abbiano letta. La cosa è anche paradossale, perché molte delle mie fonti sono proprio i siti degli scouts, e ci vuole davvero poco a verificare se quelle cose le penso io o stanno scritte da qualche parte. Ma devo dedurre che nessuno ha neppure fatto un facile controllo su libri o su internet per cercare argomenti alle proprie confutazioni. Tutti hanno opposto soltanto una propria idea, spesso istintuale e reattiva, o al massimo una propria esperienza, come se quella idea o quella esperienza potesse essere lo standard di 25 milioni di scouts. Di conseguenza, perché dovrei preoccuparmi io di dir loro dove cercare?
Ma veniamo ai dettagli.
Andrea Chidichimo il 27 febbraio 2011 mi scrive una email:
Carissimo Calogero,
Leggendo i suoi scritti mi sono reso conto che lei deve essere un uomo acculturato e dalla spiccata intelligenza.
Premesso questo concetto (di cui, sono sicuro, lei è già pienamente convinto) non mi spiego come una persona così acuta ed erudita, possa affrontare alcuni argomenti con un qualunquismo ed una disinformazione a dir poco disarmante…
Una persona che professa come stile di vita il “libero pensiero” non dovrebbe, come lei ha fatto, contestare le basi di un movimento centenario come lo scoutismo, senza pensare che una comunità di persone, per definizione, arricchisce il singolo grazie all’incontro ed alla condivisione delle diversità altrui!
Inoltre un libero pensatore non dovrebbe mai pensare che l’unica verità è la propria, utilizzando toni di scherno verso il pensiero altrui. Lei dice di essere libero e di non credere in alcun dogma, io invece sono convinto che lei creda in un solo Dio e che sia soggetto ai dogmi che tale Dio le impone. L’Idolo che lei venera oltre ogni limite è il suo SUPER EGO, che non le consente di vedere oltre il proprio naso…
Un libero pensatore esprime opinioni oggettivamente, ma non può velatamente dare dell’imbecille e del plagiatore di giovani menti a chi la pensa diversamente dalla sua DIVINITA’… Così facendo diventa un CENSORE DITTATORIALE dell’altrui pensiero.
La saluto cordialmente e spero che riesca a leggere questa mia missiva come l’espressione di una voce differente dalla sua (che può non condividere, ma da DIFENSORE DELLA LIBERTA’ quale lei si professa, deve accettare).
Andrea Chidichimo
Capo Scout dell’ASSOCIAZIONE GUIDE E SCOUT CATTOLICI ITALIANI
L’utente anonimo ip 151.52.84.95 in data 12 gen 2006 alle 22:38:54 ha ammesso candidamente “anke se le nostre abitudini e le nostre attività sono più o meno quelle che dice l' articolo, io ho una visione diversa dell'essere scout”. Con ciò viene riconosciuto che i miei dati non sono contestabili, quindi danno più fastidio. Ma che tipo di attacco si può muovere a dati incontestabili? Solo di tipo emotivo. Infatti, l’utente cerca di argomentare una difesa: “alla base dello scoutismo ci sono si l' aiutare gli altri e l' essere religiosi,(ma non nel modo esagerato che pensa l'autore dell'articolo) ma non è un'esperienza che rimbambisce”. Il lettore si riferisce al mio passaggio introduttivo “cercherò invece di dimostrare che lo scoutismo rimbambisce, massifica e militarizza i loro figli”. Ciò non è il prodotto di un mio (pre)giudizio, ma un’analisi psicologica fondata. Infatti, la religione, studiata a fondo da colui che questo utente forse definirebbe un eretico, il letterato e psicanalista Fritz Erik Hoevels, è un delirio collettivo. Spiegarlo in poche parole sarebbe impresa vana. Chi vuole, può leggersi, come ho fatto io!, le 300 pagine del testo di quell’autore “Religione delirio collettivo” edizioni Ahriman.
axl1986@hotmail.it, ip 82.55.202.11 in data 13 gen 2006 alle 00:08:09, proponendosi come consulente (forse mi vorrà convertire?), afferma che nel mio scritto “ci sono tanti luoghi comuni,pochi pensieri chiari e ancor meno verità oggettive”. Non sono d’accordo, ma rispetto la sua opinione, perché so bene che la lettura “malevola” di un testo implica sempre la distorsione del senso di ciò che si legge. Ciascuno può ricordare com’era “inutile” o “brutta” la tale poesia letta e imparata a scuola per “dovere studentesco”. Ma forse il dubbio che non era colpa del poeta ma della mal disposizione dello studente potremmo averlo. Qui, il mio corrispondente axl1986 non specifica quali sono i luoghi comuni e quali sono le verità non oggettive; dunque non saprei rispondergli nel merito neppure se volessi.
Mary, ip 82.55.205.253 il 13 gen 2006 alle 14:22:33 mi comunica che i suoi genitori non sono per niente degli irresponsabili. Ma io non lo metto in dubbio! Io ho scritto: “moltissime famiglie irresponsabili e disinformate” che non significa né che una famiglia in particolare sia così, né che lo siano tutte le famiglie. La semantica non è un opzional della lingua… A parer suo, il mio articolo avrebbe offeso un sacco di persone. Non era certo quella la volontà. Rispetto ai fatti oggettivi e alle deduzioni logiche, normalmente non ci si dovrebbe offendere, quindi è probabile che quelle persone offese non siano così tante, ma solo quelle “predisposte” a offendersi per loro ragioni. Gli argomenti “offensivi” sono quasi tutti derivabili da fonti affidabili e disinteressate a pubblicare notizie fasulle. Mary, quindi, farebbe meglio a scrivere a quelli. Poi dice “come si permette di dire che bp era un sempliciotto lei avrà potuto anche leggere alcuni dei suoi scritti, ma non serve a nulla leggere se nn si capisce quello che è scritto”. Intanto mi permetto finché siamo in un paese democratico in cui non è censurabile ciò che si dice o si pensa: Mary farebbe meglio a guardare in ambienti benpensanti o tanto credenti da essere integralisti e/o assolutisti dove quel “non si permetta” è più di largo uso. O anche in epoche recenti in cui la Chiesa cattolica si lascia andare a censure politiche e moraliste. Poi, per favore, si preoccupi lei di non leggere le cose senza l’ammuffito prosciutto della fede davanti agl’occhi (si chiama “effetto alone”). Anche perché, avendo ben scritto nel mio testo “l'analisi critica non può intendersi mai volontariamente offensiva”, chi dei due dimostra di non capire ciò che legge non sono io.
Infine, su BP sempliciotto o meno, beh, cosa risponderle? Il suo tentativo di revisionismo storico è davvero semplicistico, nonché basato o sul nulla o sui molti testi agiografici che circolano. Quindi, compri libri meno di parte e meno devoti. Quelli critici, obiettivi e seri sono irascibilmente censurati dal bigottismo di stato, ma non ancora banditi dal mercato.
“La legge scout è semplicemente un suggerimento che poi sta a ognuno decidere se è opportuno o no seguire nella vita di tutti i giorni”. Questa è satira, vero? Come dire che i Comandamenti stanno lì ma li posso ignorare, poi tanto mi confesso. Qualcosa che è “legge” non equivale a qualcos’altro che è “suggerimento”. L’una esclude l’altro, si decida.
Poi, Mary aggiunge: “ognuno ha le sue idee, io, penso l'abbia capito, non le condivido affatto però le rispetto”. Questo rispetto si vede pochino, soprattutto da come mi ha addebitato, in ordine: di non saper comprendere ciò che leggo, di aver dimostrato di essere una marionetta, di essere superficiale, della grave colpa di non essere stato uno scout, di farla ridere a proposito della messa, di essere un comico.
Lila, ip 82.50.110.220 il 13 gen 2006 alle 14:27:17 mi consiglia un dottore, per poi dimostrarmi quanto le ha fatto bene l’esperienza scout esprimendosi in uno slang dalla grammatica alquanto sfuggente: “mi fa ride poi boh dè...cavoli sua signor professorone se c'ha di questi problemi...”.
Il sig. (o signora, visto il nick) yokohono@freemail.it, ip 82.61.45.122 il 14 gen 2006 alle 10:57:46 si esercita in una lettera lunghissima; ma, considerando l’evocativo nikname e che almeno mi da del lei, merita la lettura. Anche lui non sa uscire dall’esperienza personale; e va beh… A un certo punto scrive “lo scoutismo è per tutti ma non tutti sono per lo scoutismo”. E con ciò mi sorprende, come se avesse confessato la natura e l’origine massonica dell’organizzazione. Voglio credere che il senso sia un altro. Certo è che definire lo scoutismo “una fra tante agenzie educative esistenti e di dover cercare di dare un messaggio che possa colpire i ragazzi per insegnar loro ad essere uomini e donne del domani” è quanto meno assai coraggioso! La pedagogia è una forma culturale assai mutevole (ieri la bacchetta sulle mani, poi il libertinoso ‘68, oggi il superamento dell’istruzione in favore della formazione), quindi assai lontana dall’immobilismo, dal conservatorismo e dall’albagìa che contraddistingue il suo amato scoutismo. Formare le persone di domani? E come, di grazia? I supposti valori dello scoutismo sono soltanto – al massimo – una piccola parte di quella cosa complessa e cangiante che è l’Uomo. E tenga conto che la società va avanti: già non aiutate più le vecchiette a passare la strada (le vecchiette oggi vanno in gita sui pullman turistici) e i cerbiatti da accarezzare o le pire da attizzare sono stati sostituiti da altre competenze come la professionalità lavorativa, la formazione scientifica, la tecnologia, lo spirito laico, il civismo, la sensibilità umanista, il libero pensiero, la Conoscenza. Il suo passaggio “l'uniforme ( che non è una DIVISA )serve a ricordarci che siamo tutti uguali” mi procura disappunto. Probabilmente lei s’è perso gli ultimi tre decenni, durante i quali si è capito che non è affatto vero che siamo tutti uguali, sia in senso economico/politico (comunismo) che in senso sociale (fratellanza o equiparabili). Anzi, tutti siamo ormai d’accordo che per l’evoluzione e la cultura è bene rispettare, valorizzare e agevolare le diversità. In seconda battuta, l’uniforme è sempre la distinzione di un’omogeneità, nella quale si impone il sacrificio della personalità: gli scouts non possono avere un pensiero divergente dalla Legge che li guida, altrimenti non sarebbero riconoscibili come scouts. D’altronde, è nella Legge Scout originale di BP che si legge “Lo scout è fedele: al Re, alla Patria, ai suoi Capi, ai suoi datori di lavoro e ai suoi dipendenti” e “Lo scout ubbidisce agli ordini dei suoi genitori, del Capo Pattuglia o del Capo Reparto senza replicare “ (fonte: Wikipedia). Più uniformati e militarizzati di così! Altrove lei scrive che vuole insegnare ai ragazzi che “la nostra vita come uomini sia un pò vuota senza Dio” (ho lasciato lo scritto originale, compreso l’errore grammaticale). E con questo, lei condivide appieno la tesi catechistica che propongo io. Se lo scoutismo davvero fosse una scelta, lo scout non si troverebbe di fronte a persone che vogliono farne questo e quello, vogliono convincerlo che esiste un dio che, guarda la combinazione, è proprio il dio dei cattolici. Inoltre: “quei pantaloncini corti assumono un significato fondamentale”. Il significato più fondato è la sindrome di Peter Pan: vestire, comportarsi e pensare in modo adolescenziale denuncia la rinuncia orgogliosa a diventare adulto. Altro che essenzialità! Adulti si diventa rinunciando ai pantaloni corti, prendendo coscienza di essere individuo e non mandria, criticando e discutendo il potere; voi scouts, invece, vivete di gerarchie, di linee di comando. Esattamente come i bambini, che non possono far altro che subire il potere degli adulti, benché lo si chiami educazione e lo si spacci utile “per il loro bene”.
Il sig. Francesco, ip 87.1.191.89 il 14 gen 2006 alle 14:05:05 dice, fra l’altro: “mi domando se lei ha avuto qualche problema con “noi” scout”. No, mai avuti problemi con gli scouts. Va bene che frequentiamo ambienti diversi e possediamo culture opponibili, ma sono io a chiederle di rimpallo: perché crede che un pensiero critico debba venire fuori da rivalse? Io non ho (ancora) scritto, come lei auspica “qualcosa sui bambini di satana o gli ultrà o le bande di Parigi” perché non posso interessarmi di tutto. Ma suppongo che anche un cattolico possa scrivere su quegli argomenti: perché non lo fa? Deficienza di sensibilità critica? E poi, scusi, perché cerca di dirottare i miei interessi altrove? Da cosa mi vuole allontanare? Se permette, decido io cosa e quando scrivere.
Il sig. Andrea, ip 82.60.139.155 teme che io sia, in ordine: pazzo, alcolizzato e/o drogato. Insomma, esattamente come alcuni dei massimi scrittori e poeti del 900 e dell’800. Quindi, grazie, sono lusingato!
(continua)