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Perché la "giostra" di un manichino sulla sedia elettrica allarma?

24 luglio 2008.

Il fatto è ormai noto: Renzo Biancato, giostraio del Luna Park dell’Idroscalo di Milano, pochi giorni fa ha esposto la sua attrazione, una sedia elettrica che con 1 euro si anima è "uccide" un manichino (foto).

Una cosa del genere esiste già in Francia, in Germania, in Olanda. E sulla rivista Haunted World specializzata in gadget dell’orrore è possibile ordinarla per 5.000 dollari e farla arrivare dagli Stati Uniti, da Las Vegas.

Ma, si sa, in Italia bisogna sempre passare sotto le forche caudine di rabbiosi Cerberi nominatisi da soli guardiani di una presunta moralità pubblica. Puntuale, è scoppiato... lo "scandalo" (di cui chissà se qualcuno sentiva l'urgenza) e i latrati si sono moltiplicati. Capocordata della crociata è stata non la Procura di Milano o, chessò, un'Ente taleban-moral-religioso, ma - udite udite - un'associazione di consumatori, di quelle cui oramai non è più sufficiente il proprio oggetto statutario ma gli piace spaziare in ogni campo; questa, inviperita, ha promesso denunce e reazioni a catena.

A detta di questi signori, l'attrazione è raccapricciante e intollerabile. Loro, si sa, pensano ai poveri bambini che stanno lì a vedere un manichino contorcersi e "morire". E siccome in due giorni i bambini sono stati moltissimi, tutti già sull'agenda degli psicoterapeuti, la giostra infame è sicuramente l'origine delle psicosi di gran parte dei cittadini lombardi nei prossimi vent'anni.

Motivo di tanto fobico disprezzo? Boh! Quella giostra avrebbe "cancellato anni di lotta contro la pena di morte", come ha urlato un soave pensatore di un'altra associazione. Ed  è uno spettacolo che "solletica gli istinti bestiali"... Basta e avanza per far scendere in campo lo stesso sindaco di Milano, che si è augurata che l'indegno oggetto sparisse presto.

Alla fine, fatalmente, il direttore del parco Riccardo Trebino, d'accordo col sindaco di Segrate, ha deciso di rimuovere l'attrazione. Ora le mamme - che comunque hanno portato volontariamente i figli colà, non ci sono state mica costrette - possono rientrare nella normalità senza più il timore che a due passi da casa c'è uno spettacolo horror che minaccia la salubrità psichica dei loro pargoli.

A noi poveri libertari razionali vaccinati alle fobie moralistiche, non rimane che un immenso punto interrogativo sul senso che avrebbe tutto questo. Mi chiedo se non sarebbe meglio che i genitori spiegassero ai bambini la differenza fra finzione e realtà, invece che di esporli alla paura che ingenera la confusione. Mi chiedo se non stiamo impazzendo a proibire-proibire-proibire invece che a educare a una serena e laica esistenza delle cose. Mi chiedo chi le fa le classifiche di quel che si può e non si può fare perfino in un luna-park; mi chiedo perché la mia libertà di veder esistere quella giostra è stata troncata: mille, duemila persone hanno deciso di non averla? Bene, ma io che c'entro? Non era obbligatorio né passarci davanti né metterci l'euro per vederla funzionare: le anime candide se ne potevano tranquillamente stare lontano, lasciando l'"orrore" a noialtri cinici imbarbariti e ai nostri degenerati figlioli.

Se continuiamo a "cancellare" quel che fa ribrezzo a questi e a quelli, ben poche cose avranno diritto di esistere. A me, per esempio, fa ribrezzo vedere ogni giorno certe facce religiose ed ecumeniche in tv e nei giornali "insegnare" urbi et orbi come si deve vivere e cosa si deve pensare; a me per esempio piacerebbe veder sparire croci e sacre statuone dalle vie e dagli spazi pubblici: che fo', denuncio il mio costante turbamento a un'associazione dei consumatori? E quelli là, si attiveranno per risparmiarmi il danno esistenziale? Oppure certi ribrezzi sono meno ribrezzo di altri? E, in tal caso, qual è esattamente il criterio di scelta?

Perché la giostra di un manichino sulla sedia elettrica allarma? A me la risposta sembra drammatica: in Italia abbiamo sviluppato una fobia sociale di tipo quasi esclusivamente visivo; fanno paura le foto, i filmati, le immagini. Se la stessa sedia elettrica col manichino fosse stata descritta con i più crudi particolari in una pagina di libro, quasi nessuno ci avrebbe fatto caso, e sicuramente quel libro non sarebbe stato precipitosamente ritirato dal mercato. Un esempio? Lo "scandaloso" e "immorale" libro di Isabella Santacroce, "V.M 18", per quanto abbia incontrato un po' di problemi "grazie" ai soliti bacchettoni, per quanto infarcito di pedofilia e di tutte le aberrazioni sessuali umane, non ha mai provocato una reazione tale da consigliarne il ritiro dalle librerie: forse perché un libro di successo è un fatto economico rilevante mentre una giostra alla periferia di Milano non pregiudica gli interessi di nessuno? Ma se soltanto una delle mille scene minuziosamente descritte in quelle pagine fosse stata ritratta in un disegno o in una foto, stiamo pur certi che la Santacroce, l'editrice Fazi e ogni libreria che l'avesse esposta oggi starebbero ancora difendendosi dai molti e fantasiosi reati previsti per questo tipo di "oscenità" visive.

La giostra in questione la si può ritenere brutta, inutile, fatta male, costosa, inappropriata; siamo liberi di esprimere giudizi, sìano essi di condanna o di approvazione. Io stesso non mi sottraggo e la ritengo un po' scema e mi chiedo come possa divertire qualcuno. Ma dal giudizio personale non posso passare alla tutela del genere umano: ancora una volta questa è una logica "religiosa", per la quale il particolare diventa universale (il dio dei cattolici diventa il dio di tutti). In un assetto laico, invece, il mio giudizio "estetico" non si deve trasformare in un principio universale. Se quella giostra è inappropriata per me, non significa che debba essere inappropriata per il mondo intero. Se ritengo che quella giostra faccia venire gli incubi a mio figlio, mi devo limitare a evitare che mio figlio vi acceda, e non devo rivendicare che non vi acceda ogni figlio del genere umano!

Questa evidente censura, non è altro che censura, è anche così spocchiosa che è stata ammantata da ragioni illogiche ma tanto onorevoli da sembrare inattaccabili: una giostra, per quanto "in tema", per quanto cinica, non può pregiudicare le lotte contro la pena di morte, non può ingentilire o rendere più accettabile la barbarie delle pene capitali. Chi crea questi incredibili sillogismi non ha argomenti per giustificare la propria incallita predisposizione a censurare e a ergersi a detentore della giustezza.

A gennaio a Napoli trovammo 21 manichini "impiccati" lungo il corso Umberto. Erano corredati da esplicite scritte contro gli amministratori campani, rei di inefficienza sul tema della spazzatura. All'epoca se ne occupò perfino la Digos, che lavorò sui sospetti a carico di persone di area AN. Anche in quel caso certe visioni potevano turbare i ragazzini di passaggio, ma si volle percorrere la piega politica, nessuno accennò all'evocazione della pena di morte (stavolta a mezzo impiccagione), nessuno alimentò l'isteria della protezione dell'infanzia. Cosicché non mi resta che chiedermi: e se quel pupazzo seduto sulla sedia elettrica avesse avuto le sembianze del nostro primo ministro? Saremmo forse passati dal raccapriccio moralista alla satira politica? Chissà!