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SESSO A SCUOLA

L'inchiesta di Panorama sul bullismo "sessuale" non  mi piace

 

Il settimanale "Panorama" del 5 aprile 2007 pubblica un'inchiesta di Stella Pende titolata "Sesso a scuola - viaggio nel nuovo bullismo".

Ne ripercorro i tratti salienti per spiegare perché la trovo conformista, giacché si limita a ricalcare stereotipi moralisti stra-usati, ma anche schizofrenica dal momento che sotto traccia non resiste a commenti prudiginosi e perfino consenzienti.

Questo "viaggio" inizia con Giulia, una studentessa che viene filmata nuda in bagno dai compagni di scuola. L'autrice dell'articolo poteva limitarsi a descriver così la faccenda, il lettore avrebbe capito lo stesso; invece no! Stella Pende fa una specie di sceneggiatura di quel filmino: "il suo vestito si apre... una mano, un'altra mano, un'altra ancora pattinano sul corpo nudo di quella bambina...". Poi, un altro video, e pure qua "ragazzini fanno cose, pantaloni aperti, zoom in fondo alle gambe di una biondina".

"Acrobazie sessuali incredibili", scrive Panorama. E il lettore più superficiale, ma anche più pedofilo e morboso, trova pane per i propri denti. Continuo a leggere, e lascio da parte solo i voli pindarici moralisti più pacchiani. Gli attori hanno dai 12 ai 16 anni. Si insinua un commento di Antonio Marziale, dell'Osservatorio dei minori (o Scrutatorio del minori?), che pare abbia proposto metal detector per setacciare i cellulari all'ingresso delle scuole... come se il problema fossero i cellulari e non ciò che essi riprendono: la stessa "logica" rovesciata che grava su internet. Un investigatore della Polizia postale di Roma (vale a dire uno di quelli le cui leggi italiane costringono a un lavoro faticoso, improprio e inefficiente) parla di valanga di video riversati su Youtube e scambiati con Emule. "Da rimanere senza fiato", si legge. "Ragazzini che recitano il sesso come adulti incalliti". E qua non si capisce dove termina l'indignazione e dove appare il comprensibile, umanissimo sbandamento morale di chi viene costretto per lavoro a visionare quotidianamente migliaia di filmini pedopornografici. Ci si potrebbe chiedere, in quelle orribili condizioni, che differenza avanza fra chi osanna e chi disprezza la pedopornografia.

Ripartiamo con le storie. A Milano c'è Arianna, studentessa delle medie ("piccola" studentessa delle medie, sottolinea Panorama, come se non avessimo capito quant'è piccola) che "s'è fatta riprendere" - si legge testualmente - come in una visita ginecologica. Ah sì? Comincia a venir fuori la vera morale dell'articolo: suggerire che sono loro le puttanelle, e non i loro compagni gli stronzi. Si accelera su questo. Nelle scuole di Milano girano e fanno circolare filmini con rapporti orali; intervistano Lucio: "voi non capite, Serena era d'accordo... io, lei, due amici". Quelli non sono ragazzi poveri e problematici, per girare quelle scene bisogna avere cellulari costosi. Si accenna ai fattacci di San Benedetto del Tronto, e si spara netto un "incontro troppo ravvicinato fra una lolita e un compagno di banco". Lolita? La tesi oramai è netta e dichiarata. Il video riprende una tredicenne (che ha "radici straniere", aggiunge la giornalista... come dire: questa è di altra pasta, non è completamente italiana per questo è così immorale) che "accarezza le intimità" di un quindicenne, sono "attori da Oscar". Abbiamo capito, lo fanno bene e con gusto, sono consenzienti e anche molto di più, è chiarissimo.

In Sardegna, a Tempio Pausania, c'è stata una bambina di 9 anni che fu agganciata da una babygang con a capo un undicenne e fu usata sessualmente per mesi. A Nuoro c'è invece Chiara, tredicenne "molto spigliata" (che significherà?), che un gruppo di coetanei arruolano per dei filmini molto spinti da passarsi poi via blutooth. "Particolari da brivido" (che genere di brividi...?). E' solo la punta dell'iceberg, dice la Polizia. E dagli contro i figli lasciati "in bocca" alla televisione e a internet (e te pareva!). La scuola deve svegliarsi, o sarà l'Apocalisse! Nientedimeno!...

Un caso ad Ancona viene catalogato più angosciante. Trattasi di un "branco" minorile dell'itis Volterra che girano film a una tredicenne e poi la ricattano. Scattano le indagini, e a casa dei mini porno cineasti c'è un arsenale di film di molte ragazzine di tutt'Italia. Un giudice punisce i ragazzini ma se la prende con una società che propone loro solo "sangue e veline". Sì, giudice, forse hai ragione a pensare che questi ragazzini oramai si scambiano filmini pornografici come fossero figurine. Ma davvero credi che oggi sia peggio di ieri? Davvero credi che la la scomparsa dei videotelefonini implicherebbe la scomparsa dello strapotere sessuale del maschio, benché adolescente? Dove hai vissuto nell'ultimo milione di anni?

Ma alla fine anche gli investigatori sociologi si lasciano andare al dubbio più tabuizzato. "Certe volte, le attrici non sono da meno", dichiarano. "Certe adolescenti usano il web per comunicare sessualmente". E' solo un modo contorto, giacché imbarazzante, per nascondere dietro l'apparente condanna etica la consapevolezza odiata e osteggiata dell'accondiscendenza. Avrei gradito che i commenti fossero chiari quanto chiara è la realtà descritta: certe adolescenti sono consenzienti, punto. Tant'è vero che l'articolo di Panorama accenna pure ad armadietti scolastici in cui certe "lolite" (e dagli!) lasciano scritte le loro tariffe. L'amica di una tale Sveva, ragazzina di Senigallia a cui il fidanzato ha ripreso le nudità, confessa cinicamente che immettere quei filmini su Emule è "il modo più rapido per trovare lavoro in tv, che male c'è?". E la ragazzina chiude il rimbrotto contro lo scandalo finto degli adulti con un sonoro "la rete non c'entra con l'amore, quello sul telefonino non è più nemmeno il tuo corpo".

Questo passaggio non dovremmo lasciarlo sfinire sotto il letame dell'ipocrisia. Effettivamente, come negare che il corpo ritratto diventa null'altro che un insieme di punti, quel che è una foto o un filmato? Perché accanirsi contro quell'insieme di punti e non eventualmente contro ciò che li ha permessi? Il centro focale non è il filmato, è il cambiamento antropologico a cui potremmo essere di fronte e che quel filmato anticipa e comincia a documentare. Vogliamo continuare a perseguire dei semplici documenti o vogliamo deciderci a bloccare efficacemente le violenze e i soprusi?

A Roma, una mamma ha scoperto che sua figlia girava filmini che la ritraggono mentre fa sfilate finte per poi spogliarsi completamente davvero: "pensavo di avere una bambina, scopro di avere una marziana". Lolita, signora, lolita, le chiama Panorama, non marziane (se non peggio). Interviene Maria Rita Parsi, psicologa e scrittrice. "Certi giochi sessuali non hanno tempo". Oh! Finalmente. "Li facevamo anche noi, solo che il cellulare non c'era". L'alternanza fra virtuale e reale per gli adulti è una tragedia, per gli adolescenti invece è la nuova normalità.

Ma l'attimo di sobrietà analitica finisce subito e ricomincia l'aneddotica morbosa. A Calenzano, una ragazzina delle medie si lascia ritrarre coi jeans abbassati. A Napoli pare ci siano molti filmati in giro (e io che vivo a scuola e vivo a Napoli non ne sapevo niente...). Per esempio al Nautico di Bagnoli, dove nel porno telefonico è implicata un'intera classe. Mi chiedo di che tipo di porno si tratti, visto che quella scuola è praticamente solo maschile. Francesca, studentessa di un "famoso liceo" partenopeo, è ripresa in tutti i particolari, sa quel che fa e si diverte. I suoi registi studenti non sono stati neppure puniti, anzi, sono andati in viaggio di istruzione con gli altri.

L'articolo finisce con un episodio che dovrebbe chiedere perdono per le carognate giornalistiche precedenti. Si accenna a Elisabetta, sedicenne di Guastalla, e delle sue foto osé fatte col fidanzato. Quelle foto private finiscono in mano ai compagni e scoppia lo scandalo. Lei non regge e si taglia le vene, per fortuna senza morirne. Ma che ci vuole a capire che Elisabetta ha tentato il suicidio non per la vergogna di quelle foto bensì per la feroce gogna della brava gente che le sta intorno? Chi li crea i mostri: chi gira i filmati con protagonisti - a quanto pare - consenzienti, oppure chi cataloga queste cose nel Male da cui ripulire il mondo?