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SESSO

PERCHÈ È PROIBITO ?

 

Non esistono domande che non si debbano esprimere

 

 

Quando ero bambino, e fino alle soglie della scuola superiore, ero convintissimo che sotto la pancia c'era una specie di campo minato da cui si doveva stare lontano e su cui era pericolosissimo avventurarsi.

L'idea la sentivo profondamente mia, naturale, giusta e, non immaginando nessunissima alternativa, non l'avrei messa in dubbio neppure sotto tortura. Del resto tutti, attorno a me, davano segni di pensarla esattamente come me. I miei genitori e i miei parenti mi avevano sempre ammonito circa la sacralità (loro variano dal superstizioso al bigotto) degl'organi genitali; per non parlare del mondo esterno, pieno di insegnanti e preti che non facevano altro che associare il sesso al demonio e il piacere al peccato e a tremendi pericoli.

E così, quando, assieme all'età della prima ragione, vissi pure quella delle prime interessanti stimolazioni, non potetti che convivere con due certezze opposte e dolorose: da un lato la scoperta del piacere, dall'altro un enorme senso di colpa derivante dal condizionamento che quel piacere derivasse dal "male". Più approfondivo la questione, meno capivo perché dovessi pensare le peggio cose del sesso, visto che ricevevo e davo null'altro che sensazioni piacevoli, esattamente come gli altri coetanei coi quali le condividevo. E intanto crollavano le sicumere deiste e sacrali visto che, nonostante commettessi bellamente "atti impuri" che offendevano tutto il Pantheon catto-borghese, non ero ancora diventato né cieco, né monco, né preda della vendetta del dio concupiscente che, mi si assicurava, mi scrutava dall'alto in attesa di cogliermi in fallo... Anzi, a ben ripensarci, il mio censore celeste non era il dio cristiano ma la "madonnina" la quale, nella fattispecie, piangeva addolorata dalle mie azioni; fesso io due volte che credevo in questa entità che passava il tempo a spiare quel che facevo al cesso o nel letto e poi, chissà perché, ne soffriva fino al pianto. Non mettevo ancora bene a fuoco tutti gli aspetti del problema, ma come poteva, il mio agire sessuale, offendere una divinità, urtarla, farla dispiacere? Perché quelle divinità erano così suscettibili e tanto accanite soprattutto contro la sfera sessuale? Perché dovevo tenere sospese in testa una quantità immane di potenze celesti e incazzate che mi obbligavano ad astinenze innaturali o che ricattavano il mio libero arbitrio con presagi di funeste ed eterne pene post-mortem?

Per molti anni, questa frustrazione mi accompagnò, anche se senza mai riuscire a farmi desistere dalle pratiche a cui volentieri mi abbandonavo. Ma pian piano essa si andava anche trasformando in qualcosa di più utile: in curiosità critica. Probabilmente sono stato aiutato dall'avere un pensiero eccentrico (se fossi stato "normale" mi sarei tenuto per sempre i dubbi e le frustrazioni), o forse sarò stato anche stimolato da molti amici saggi e liberi e da molte letture illuminate e illuminanti; come che sia, durante la gioventù iniziai a perdere l'antica sicurezza sulla natura negativa del sesso e a mettere in mora - finalmente senza ritrosìe - l'intero circo di domatori e pagliacci che mi avevano reso il sesso minaccioso e malefico.

 

Oggigiorno, un'idea che proponesse l'assoluta libertà delle pratiche sessuali è un'idea sostanzialmente utopistica, giacché si illuderebbe di rovesciare uno stato di fatto disteso geograficamente e storicamente sopra tutti i popoli del mondo salvo rade - quindi ininfluenti - eccezioni che noi, per prudenza e convenienza, chiamiamo "popoli primitivi". Eppure, un'idea che quantomeno metta in discussione la natura supposta speciale del sesso, è necessaria. Un'idea che estirpi la sfera sessuale dal baratro di proibizionismo e di pudicizie censorie in cui certe religioni e un imperante moralismo culturale l'hanno precipitata.

In fin dei conti, si tratta di riflettere obiettivamente su domande apparentemente assai semplici:

Perché abbiamo vergogna di mostrare le nostre parti genitali e non braccia e viso? Perché pensiamo con ossessiva frequenza e ottusa universalità che il sesso abbia bisogno di ferrei moderatori, di precisissime limitazioni, di inoppugnabili requisiti? Perché alcuni devono credere all'asessualismo come virtù fino a consigliarlo o a imporlo? Perché mancano dati e ricerche affidabili che spieghino senza preconcetti questa nichilista centralità sociale e culturale del sesso?

Nascondiamo, proibiamo e malediciamo il sesso ma forse abbiamo paura di scoprire che non ce n'è fondato motivo. Lo facciamo soltanto per inerzia, in quanto "così è". Ma è dignitoso fare le cose senza rendersene conto? Io non penso. Non capisco perché l'esperienza fondante della nostra riproduzione e perpetuazione della specie debba essere relegata nello spazio del proibito e del taciuto. Non capisco perché proprio nel basso ventre, e non altrove, debbano risiedere atteggiamenti nichilisti come la vergogna e la sacralità. Non capisco perché i genitali - soprattutto quelli femminili - debbano essere considerati una sorta di fortezza da proteggere o da violare, a seconda dei punti di vista, e non fonti di piacere come prescrive la natura.

A mio parere, il sesso non può essere altro che gioia, felicità, benessere. Questo concetto è al centro della vita e della "creazione", non ha senso censurarlo e oscurarlo ma, viceversa, dovrebbe splendere in tutti e su tutto. Non penso che il sesso - di per sé - possa danneggiarci in alcun modo. Ritengo invece che, purtroppo, il condizionamento a considerare il sesso come un fattore di trasgressione induca in alcuni il ricorso alla violenza: è solo questa la strada malsana. Se il sesso non fosse culturalmente mal considerato com'è, probabilmente le fobie, le preoccupazioni, le paure, le ansie, e quindi tutta la sequela di disagi psicologici che in molti casi attorniano la sfera sessuale, non potrebbero sussistere. E, di conseguenza, non ci sarebbe bisogno del ricorso alla violenza (soprattutto maschile) che taluni attuano per il conseguimento della meta proibita, né alla vergogna (soprattutto femminile) di vivere liberamente il piacere sessuale.

Perverremo mai a una società non sessuofobica? Ci libereremo mai della pazzia di considerare il sesso la nostra principale preoccupazione? Forse no. E, comunque, non prima di esserci liberati delle religioni castranti e del perbenismo moralista che ci affoga nello spirito e soprattutto nel corpo.

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Commenti da www.scrivi.com di:
In questo ragionamento che trovo corretto e inneggiante ad un liberarsi dalle schiavitù autoimposte prima che imposteci, mi pare che manchi una seconda persona: se il corpo fosse solo un contenitore di emozioni da usare quando ci serve sarebbe riduttivo e avvilente, invece il corpo diventa un dono, e un valore inestimabile in funzione di un'altra persona, quando si unisce alla psiche per formare una unità Allora sì che le scelte di come orientare la propria sessualità diventano consapevoli. manofredda
Anche dalle mie poesie, spesso di può capire che sono credente, ma non troppo, anzi, sono passato da un periodo in cui non credevo assolutamente nello zampino di Dio in tutto quello che facevo, fino a sfiorare quel po' di fede che mi sono costruito dentro di me. Il tuo discorso secondo me, può essere giusto a tratti, perché del sesso non bisogno parlarne male e
infatti nessun santo per me si scandalizzerebbe nel vedere una persona che fa sesso e sicuramente non lo riterrebbe un atto impuro, quanti santi hanno avuto donne e altri vizi prima di avere questo grande onore? Sicuramente quello che ?necessario, per non commettere quel "peccato", ?br» di non abusare, dunque come diceva la canzone di Fabrizio De Andrè "Il testamento di Tito" "Feconda una donna ogni volta che l'ami, così sarai uomo di fede", una cosa più giusta non poteva dirla questo grande poeta.
CIAO DA ANTONIO LO GATTO
Antonio Lo Gatto
da quando è vietato? :-) Saluti, Re Aragorn Re Aragorn
Se il sesso fosse un po' pi?libero, noi uomini avremmo problemi di erezione. Va bene cos? secondo me.  Abbiamo impiegato molto, troppo tempo per imparare le tecniche della seduzione, per ingegnarci a escogitare incontri segreti in luoghi anche improbabili; perché vogliamo gettare in mare le nostre conoscenze cos?duramente acquisite?  E poi, a voler essere sinceri, non mi piacerebbe camminare per le vie di un mondo in cui tutti vanno nudi... franc'O'brain
Il sesso è un aspetto di quello che in senso più ampio è il controllo che tutte le religioni attuano sull'essere umano. Le religioni nascono e conservano il loro potere sull'individuo, decidendo per lui quello che è bene e quello che è male. Le religioni non solo ti rubano la libertà di pensare ma ti impongono anche dei comportamenti contro natura. Chi andrebbe più a confessare i propri atti impuri, chi si sposerebbe davanti a un celebrante se il sesso fosse libero? La vera libertà da conquistare non è quella sessuale, ma è quella dalle religioni. Dreamer2