19 maggio 2007
Da "l'Avvenire" online
Ai danni della Chiesa e di Ratzinger
Infame calunnia via Internet
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Sul sito Bispensiero.it il video viene commentato con queste frasi: "Questo video è stato trasmesso in Inghilterra il 1 ottobre 2006. In Italia non è mai andato in onda, né i giornali né gli altri mezzi di informazione vi hanno fatto accenno. Il paziente lavoro di traduzione e di sottotitolatura che abbiamo fatto, è per sopperire a questa vergognosa lacuna. Ed è dedicato a Maria Di Benedetto. Ovunque sia". Per vedere il video basta collegarsi a questo indirizzo |
Andrea Galli
Ognuno,
evidentemente, si consola come vuole. O, meglio, come può. Così stupisce solo in
parte che dinanzi alla vitalità cattolica documentata sabato scorso in Piazza
San Giovanni, ci sia chi trovi benefico sfogo a rovistare nel bidone della
spazzatura alla ricerca di qualche lisca di pesce o di qualche uovo in
decomposizione. Confidando magari che qualche organo di informazione, più o meno
clandestino, non faccia troppo lo schizzinoso, e rilanci generosamente il tutto,
offrendo al proprio pubblico come sicuro il cibo ampiamente avariato.
Ci riferiamo ad un documentario su preti cattolici e abusi sessuali che, mandato
in onda dalla Bbc nel 2006, viene oggi sottotitolato in italiano da
Bispensiero, sito di amici siciliani di Beppe Grillo, e caricato su Video
Google, dove pare abbia un certo successo. A proposito di bocche buone. Si
tratta di un pot-pourri di affermazioni e pseudo-testimonianze che furono
apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese, la
quale invitò l'augusta Bbc a "vergognarsi per lo standard giornalistico
usato nell'attaccare senza motivo Benedetto XVI".
Il pezzo forte del servizio infatti consisteva (e ancora consiste) nell'accusa
rivolta a Joseph Ratzinger di essere stato niente meno che il responsabile
massimo della copertura di crimini pedofili commessi da sacerdoti in varie parti
del globo, in quanto "garante" per 20 anni - da quando fu nominato prefetto
vaticano - del testo Crimen sollicitationis, che è un'istruzione emanata
in realtà dal Sant'Uffizio il 16 marzo 1962. Da notare la data: nel 1962 infatti
Joseph Ratzinger non era certo prefetto della futura Congregazione per la
dottrina della fede, essendo in quel tempo ancora teologo molto impegnato nella
sua Germania.
C'è da dire che quel documento veniva presentato dalla Bbc come un marchingegno
furbesco, escogitato dal Vaticano per coprire reati di pedofilia, quando invece
si trattava di un'impor tante istruzione atta ad «istruire» i casi canonici e
portare alla riduzione allo stato laicale i presbiteri coinvolti in nefandezze
pedofile. In particolare, trattava delle violazioni del sacramento della
confessione. Da notare che l'Istruzione richiedeva il segreto del procedimento
canonico per permettere ad eventuali testimoni di farsi avanti liberamente,
sapendo che le loro deposizioni sarebbero state confidenziali e non esposte a
pubblicità. E di conseguenza anche la parte accusata non vedesse infamato il
proprio nome prima della sentenza definitiva.
Insomma, un insieme di norme rigorose, che nulla aveva a che fare con la volontà
di insabbiare potenziali scandali. E che il testo Crimen Sollicitationis
non fosse pensato per tale fine lo dimostrava un paragrafo, il quindicesimo, che
obbligava chiunque fosse a conoscenza di un uso del confessionale per abusi
sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica. Misura che semmai dà l'idea
della serietà del documento e di coloro che lo formularono, se si pensa che in
base alla legge italiana il privato cittadino (tale è anche il vescovo e chi è
investito di autorità ecclesiastica) è tenuto a denunciare solo i crimini contro
l'autorità dello Stato, per i quali infatti è prevista la pena dell'ergastolo.
Senza contare che Joseph Ratzinger, più tardi diventato sì prefetto della
Congregazione per la dottrina della fede, avrebbe firmato - ma siamo nel maggio
2001 - una Lettera ai Vescovi e altri Ordinari e Gerarchi della Chiesa
Cattolica, pubblicata anche negli Acta Apostolicae Sedis, dove si
prevede espressamente che "il delitto contro il sesto precetto del Decalogo,
commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni", sia di competenza
diretta della Congregazione stessa. Segno, per chi abbia un minimo di buon senso
giuridico, della volontà romana non certo di occultare, ma di dare piuttosto il
massimo rilievo a certi reati, riservandone il giudizio non a realtà "locali",
potenzia lmente condizionabili, ma ad uno dei massimi organi della Santa Sede.
Questa, e non altra, è stata la posizione della Chiesa cattolica sui reati ad
essa interni di pedofilia. Questa, e non altra, la limpida testimonianza del
nostro Papa che in tempi non sospetti si scagliò contro la sporcizia nella
Chiesa.
I calunniatori dovrebbero chinare il capo e chiedere scusa.