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Nel 2024 arriveremo al punto in cui il progresso tecnologico sarà talmente rapido da essere incomprensibile per l'intelletto umano non incrementato. Quel momento contrassegnerà la singolarità.

 

Traduzione originale: http://www.estropico.com/id259.htm

 

LA SINGOLARITA' È VICINA:

Quando gli esseri umani trascendono la biologia

di Ray Kurzweil

Viking Press

La versione originale inglese sul sito Singularity.com http://singularity.com/qanda.html

Il libro:

http://search.barnesandnoble.com/booksearch/isbnInquiry.asp?userid=Zh1DonqB2T&isbn=0670033847&itm=1





 

Domande e risposte con Ray Kurzweil


 

Cosa è la singolarità?


 

Nei prossimi 25 anni, l'intelligenza non-biologica eguaglierà la ricchezza e

la raffinatezza dell'intelligenza umana per poi superarla abbondantemente

grazie a due fattori: la continua accelerazione del progresso

dell'informatica e la capacità [delle intelligenze non-biologiche - NdT] di

condividere rapidamente il proprio sapere. Integreremo nanorobot

intelligenti nel nostro corpo, nei nostri cervelli e nell'ambiente,

risolvendo così problemi come l'inquinamento e la povertà, aumentando

significativamente la nostra longevità, permettendo realtà virtuali che

comprendano tutti i sensi (come in "The Matrix") e la "trasmissione di

esperienze" (come in "Essere John Malkovich"), nonché un notevole incremento

dell'intelligenza umana. Il risultato sarà la fusione della specie creatrice

di tecnologie con il processo evolutivo-tecnologico a cui essa ha dato vita.


 

E questa è la singolarità?


 

No, questa è solo la fase che la precede. L'intelligenza non-biologica avrà

accesso al proprio design e potrà migliorarsi in un ciclo sempre più veloce

di riprogettazione.  Arriveremo al punto in cui il progresso tecnologico

sarà talmente rapido da essere incomprensibile per l'intelletto umano non

incrementato. Quel momento contrassegnerà la singolarità.


 

Quando accadrà?


 

La data che ho fissato per la singolarità - intendendo con questo termine

una profonda e perturbante trasformazione delle capacità umane - è il 2045.

Le intelligenze non-biologiche generate in quell'anno saranno un miliardo di

volte più potenti di tutta l'intelligenza umana di oggi.


 

Perché si chiama singolarità?


 

Il termine "singolarità" nel mio libro è paragonabile all'uso di questo

termine nella fisica. Così come non possiamo vedere oltre l'orizzonte degli

eventi di un buco nero, così troviamo difficile vedere oltre l'orizzonte

degli eventi della singolarità storica. Come possiamo, con i nostri limitati

cervelli biologici, immaginare cosa potrà fare e pensare una nostra

civilizzazione futura, con intelligenze moltiplicate trilioni di volte?

Tuttavia, così come possiamo trarre conclusioni circa la natura dei buchi

neri senza mai esserne stati all'interno, il nostro pensiero è oggi

sufficientemente avanzato da poter comprendere le implicazioni della

singolarità. È proprio questo che ho cercato di fare in questo libro.


 

OK, una cosa alla volta. Mi sembra che una parte chiave della tua tesi sia

che potremo catturare l'intelligenza dei nostri cervelli in una macchina.


 

Esatto.


 

Come faremo?


 

Prendendo una cosa alla volta, possiamo cominciare dai requisiti del

software e dell'harware. Nel libro, mostro come abbiamo bisogno di circa

10^16 calcoli al secondo (cas) per ottenere un equivalente funzionale di

tutte le regioni del cervello.  Si noti che alcune stime sono più basse di

questa di un fattore di 100. I supercomputer sono già a 100 trilioni (10^14)

di cas e raggiungeranno i 10^16 cas verso la fine di questa decade. Parecchi

supercomputer con un quadrilione di cas sono già in fase di progetto, con

due gruppi giapponesi che mirano ai 10 quadrilioni per la fine di questo

decennio. Entro il 2020, dieci quadrilioni di cas saranno disponibili a

circa 1.000 dollari. La realizzazione dei requisiti hardware era controversa

quando il mio ultimo libro su questo soggetto, The Age of Spiritual

Machines, fu pubblicato nel 1999, ma è ormai il consenso fra gli osservatori

bene informati. Ora la polemica si concentra sugli algoritmi.


 

E come ricreeremo gli algoritmi dell'intelligenza umana?


 

Per capire i principii dell'intelligenza umana dovremo ricorrere al

reverse-engineering (ingegneria inversa) del cervello umano. In questo

campo, il progresso è ben maggiore di quanto si pensi. La risoluzione

spaziale e temporale delle tecniche di scanning del cervello sta progredendo

ad un tasso esponenziale, raddoppiando approssimativamente ogni anno, come

la maggior parte di tutto ciò che ha a che fare con l'informatica.

Recentemente, gli scanner sono riusciti a rendere visibili i diversi

collegamenti interneuronali, permettendone la osservazione del funzionamento

in tempo reale. Già abbiamo modelli e simulazioni matematiche di un paio di

dozzine di regioni del cervello, compreso il cervelletto, il quale contiene

più della metà dei neuroni nel cervello. L'IBM sta lavorando ad una

simulazione di circa 10.000 neuroni corticali, con decine di milioni di

connessioni. La prima versione simulerà l'attività elettrica e una versione

futura simulerà anche la relativa attività chimica. Una stima conservatrice

suggerisce che intorno al 2025 avremo modelli efficaci per l'intero

cervello.


 

Così a quel punto basterà semplicemente copiare un cervello umano in un

supercomputer?


 

Io la metterei in un altro modo: a quel punto avremo una comprensione

completa del funzionamento del cervello umano. Un beneficio secondario sarà

che avremo ottenuto una comprensione profonda di noi stessi, ma

l'implicazione chiave sarà l'espansione della gamma di tecniche che potremo

applicare alla creazione di intelligenze artificiali. Potremo allora

generare sistemi non-biologici comparabili per intelligenza agli esseri

umani anche in quelle aree in cui gli esseri umani sono ora superiori, come

nel caso delle nostre abilità di pattern-recognition. I computer

superintelligenti che creeremo potranno fare cose a noi impossibili, come

condividere conoscenze ed abilità a velocità elettroniche.

Entro il 2030, un computer da mille dollari sarà circa mille volte più

potente di un cervello umano. Si tenga presente, inoltre, che i computer non

saranno organizzati come oggetti separati, come sono oggi. Avremo invece una

reta computazionale  profondamente integrata nell'ambiente, nel nostro corpo

e nel nostro cervello.


 

Hai accennato ad una gamma di strumenti per l'intelligenza artificiale, ma

mi sembra che in questo campo non si sia riusciti a soddisfare le

aspettative.


 

L'interesse verso il settore dell'intelligenza artificiale è in forte

rialzo, dopo la brusca caduta degli anni '80 che è stata simile a quanto

successo più recentemente nel e-commerce e nelle telecomunicazioni. Tali

cicli di boom and bust (espansione e contrazione) sono spesso preamboli di

vere e proprie rivoluzioni; si ricordi il boom and bust del settore

ferroviario nel diciannovesimo secolo. Così come il crollo delle aziende

basate su Internet non ha rappresentato la fine di Internet, così il

cosiddetto "inverno dell'intelligenza artificiale" non è stato la fine del

settore. Esistono centinaia di applicazioni di intelligenza artificiale

"stretta" (intelligenza artificiale che è uguale o superiore

all'intelligenza umana in mansioni specifiche) che pervadono le

infrastrutture moderne. Ogni volta che mandi un'email o usi il telefonino,

degli algoritmi intelligenti gesticono le informazioni che invii. Programmi

di intelligenza artificiale diagnosticano gli elettrocardiogrammi con

un'esattezza paragonabile a quella dei medici, valutano radiografie,

pilotano ed atterrano aeroplani, controllano armi autonome intelligenti,

prendono decisioni automatizzate di investimenti da  trilioni di dollari e

guidano processi industriali. Questi erano tutti i progetti di ricerca solo

vent'anni fa. Se tutto il software intelligente nel mondo dovesse smettere

improvvisamente di funzionare, la civilizzazione moderna si fermerebbe.

Naturalmente, i nostri programmi di intelligenza artificiale non sono

sufficientemente  intelligenti da organizzare una tale cospirazione, almeno

non ancora.


 

Perchè così poca gente si rende conto dei profondi cambiamenti che ci

aspettano?


 

Spero che il mio nuovo libro cambi questa situazione. Il problema principale

è l'incapacità di molti osservatori di pensare in termini esponenziali. Le

previsioni più a lungo termine di cosa possa essere tecnicamente fattibile

in futuro sottovalutano i possibili sviluppi perché basate su quella che io

chiamo l'interpretazione "lineare-intuitiva" del periodo storico piuttosto

che su quella "esponenziale". I miei modelli matematici indicano che stiamo

raddoppiando il tasso del cambio di paradigma ogni decade. Verso la fine del

ventesimo secolo, il tasso di progresso stava già gradualmente accelerando.

Tutto il progresso del ventesimo secolo, sarà ora eguagliato in circa venti

anni di progresso al tasso del 2000. Avremo poi l'equivalente di altri venti

anni di progresso nell'arco di soli altri quattordici anni (entro il 2014),

per poi ottenere altrettanto progresso in soltanto sette anni. Mettiamola in

un altro modo: nel ventunesimo secolo non avremo cento anni di progresso

tecnologico, ma avremo invece l'equivalente di 20.000 anni di progresso

(ripeto, misurato al tasso di progresso dell'anno 2000), o circa 1000 volte

più di quanto realizzato nel ventesimo secolo.

Lo sviluppo esponenziale delle tecnologie informatiche è persino maggiore:

ogni anno  stiamo raddoppiando la loro potenza, misurata sulla base del

rapporto prezzo-prestazioni, della larghezza di banda disponibile, delle

capacità e di molti altri tipi di misure. Si tratta di un fattore di mille

in dieci anni, di un milione in venti anni e di un miliardo in trent'anni.

Ciò va ben oltre la legge di Moore (la miniaturizzazione dei transistor su

circuito integrato che ci permette di raddoppiare ogni anno il rapporto

prezzo-prestazioni nell'elettronica). L'elettronica è solo un esempio fra

molti. Si consideri che sono stati necessari 14 anni per sequenziare il

virus responsabile per l'HIV, ma che recentemente abbiamo sequenziato quello

della  SARS in solo 31 giorni.


 

Così questa accelerazione delle tecnologie dell'informazione si applica

anche alla  biologia?


 

Assolutamente si. Non sono solo i dispositivi come computer, telefonini e

macchine fotografiche digitali che stanno accelerando come capacità. Tutto

ciò che sarà considerato importante verrà sostanzialmente informatizzato.

Con l'arrivo di mezzi di produzione nanotecnologici, a partire dal 2020,

potremo utilizzare dispositivi economici e di dimensioni tali da essere

utilizzabili in casa per produrre a richiesta quasi qualunque cosa vorremo

partendo da economiche materie prime e usando processi informazionali che

riorganizzeranno materia ed energia a livello molecolare.

Soddisferemo le nostre esigenze energetiche con pannelli solari

nanotecnologici in grado di convertire efficacemente l'energia di quello

0.03% della luce solare che raggiunge la Terra, e che è sufficiente a

soddisfare le proiezioni delle nostre esigenze energetiche per il 2030.

Immagazzineremo tale energia in cellule altamente distribuite.


 

Vorrei tornare sui temi della biologia e della nanotecnologia. Come puoi

essere così sicuro di questi sviluppi? Non è sostanzialmente impossibile

fare previsioni circa il progresso tecnico di specifici progetti?


 

In effetti non è possibile fare previsioni accurate per progetti specifici.

Ma quello che è prevedibile sono le conseguenze generali di quel complesso,

caotico, processo evolutivo che è il progresso tecnologico.

Intuitivamente, la gente suppone che in futuro il progresso continuerà come

oggi. Anche coloro che hanno vissuto sufficientemente a lungo da aver

sperimentato in prima persona come il tasso del cambiamento acceleri con il

tempo, intuitivamente  pensano che il progresso proceda alla velocità più

recentemente osservata. Dal punto di vista matematico, la ragione di questo

fenomeno è che una curva esponenziale assomiglia ad una linea retta, se

esaminata solo per un breve tratto. Di conseguenza, persino i commentatori

specializzati, pensando al futuro, tipicamente utilizzano il tasso corrente

di cambiamento nell'estrapolare il progresso dei dieci o cent'anni futuri.

Ecco perchè descrivo questo modo di guardare al futuro come

l'interpretazione "lineare-intuitiva". Ma una seria interpretazione della

storia della tecnologia rivela che il progresso tecnologico è esponenziale.

La crescita esponenziale è caratteristica di ogni processo evolutivo, di cui

la tecnologia è un esempio primario.

Come dimostro nel libro, questo è quanto è successo con lo sviluppo

biologico. Possiamo persino dire che lo sviluppo tecnologico è emerso dallo

sviluppo biologico. Possiamo esaminare i dati disponibili in modi diversi,

su scale cronologiche diverse e con un'ampia scelta di tecnologie,

dall'elettronica alla biologia, così come per le loro implicazioni, variando

dalla quantità totale di conoscenze raccolte dall'umanità, alle dimensioni

dell'economia. Il risultato è sempre lo stesso: un tasso di progresso non

lineare, ma esponenziale. Includo più di quaranta grafici nel libro, tratti

da una vasta gamma di settori, che illustrano la natura esponenziale del

progresso, misurato in termini di informazione. Per quanto riguarda il

rapporto prezzo-prestazioni degli strumenti di calcolo, si noti che esso

comincia più di un secolo fa, ben prima della  nascita di Gordon Moore.


 

Ma non ci sono molte previsioni del futuro, fatte in passato, che oggi

sembrano ridicole?


 

Sì, potremmo citarne moltissime per sostenere che non possiamo fare

previsioni certe.  In generale, però, tali previsioni non partivano da una

metodologia basata su una solida teoria dello sviluppo tecnologico. E non lo

dico solo ora, col senno di poi, dato che sono più di vent'anni che faccio

previsioni, poi rivelatesi corrette, sulla base di questi modelli.


 

Ma come possiamo predire in maniera attendibile il progresso di queste

tecnologie se non possiamo nemmeno predire il risultato di un singolo

progetto?


 

Predire quale azienda o quale prodotto avrà successo è, in effetti,

estremamente difficile, se non impossibile. La stessa difficoltà si presenta

nel cercare di predire quale design o standard internazionale prevarrà [per

una nuova tecnologia - NdT].  Per esempio, cosa succederà nei prossimi anni

ai protocolli wireless Wimax, CDMA e 3G? Tuttavia, come illustro ampiamente

nel libro, valutando l'efficacia generale delle tecnologie dell'informazione

(misurata in vari modi) si notano tendenze esponenziali sorprendentemente

precise e prevedibili. E come ho detto prima, l'informatica sarà, un giorno,

alla base di tutto.


Ma come è possibile?


 

Esistono esempi, in altri settori scientifici, di risultati molto regolari e

quindi prevedibili che derivano dall'interazione di numerosi ed

imprevedibili eventi. Per esempio, è impossibile predire il percorso di una

singola molecola in un gas, ma è possibile predire con precisione le

proprietà di quel gas (che è composto da numerosissime  molecole che

interagiscono caoticamente) conoscendo le leggi della termodinamica.

Analogamente, non è possibile predire attendibilmente i risultati di un

progetto specifico o il successo di una specifica azienda, ma le possibilità

generali dell'informatica (composta da molte attività caotiche) possono

essere previste con sufficiente precisione con quella che ho battezzato "la

legge del ritorno accelerato."


 

Che impatto avranno tutti questi sviluppi?


 

Il prolungamento radicale della vita, per cominciare.


 

Interessante, ma come?


 

Nel libro, parlo di tre grandi rivoluzioni che si intrecciano, il cui

acronimo è "GNR", cioè Genetica, Nanotecnologie e Robotica. Ognuna di queste

risulterà, fra le altre cose, in un sostanziale aumento alla longevità

umana. Oggi, siamo nelle fasi iniziali della rivoluzione genetica o

biotecnologica. La biotecnologia sta producendo gli strumenti necessari per

modificare i nostri geni: non solo "designer babies", ma anche "designer

baby-boomers". Potremo inoltre ringiovanire organi e tessuti trasformando le

nostre cellule della pelle nella loro versione giovanile. Stiamo già

lavorando su nuovi medicinali mirati con precisione a specifici eventi

chiave del processo che porta dell'aterosclerosi (causa dei disturbi

cardiaci), alla formazione di tumori e ai processi metabolici responsabili

delle principali malattie e del processo dell'invecchiamento. La rivoluzione

biotecnologia è agli inizi e raggiungerà il picco nella seconda decade di

questo secolo. A quel punto potremo sconfiggere la maggior parte delle

malattie e rallentare sostanzialmente il processo dell'invecchiamento.

Ciò ci porterà alla rivoluzione nanotecnologica, la quale maturerà nel

decennio fra il   2020 e il 2030. Con le nanotecnologie potremo superare i

limiti biologici e sostituire la versione odierna del "corpo umano 1.0" con

la versione 2.0, la quale sarà spettacolarmente migliore e offrirà, fra le

altre cose, l'estensione radicale della vita.


 

Come sarà possibile questa estensione della vita?


 

La "killer app" delle nanotecnologie sono i "nanobot" o nanorobot. Si tratta

di robot  delle dimensioni di una cellula che possono muoversi liberamente

nell'apparato circolatorio distruggento gli agenti patogeni, rimuovendo i

prodotti di scarto, correggendo le mutazioni del DNA e riversando il

processo dell'invecchiamento.


 

La versione 2.0 del corpo umano?!


 

Possiamo già osservare i primi tentativi di incrementare e sostituire i

nostri organi Questo riguarda persino parti del cervello, il cui posto è

preso da impianti neurali. Le versioni più recenti di questi impianti

permettono ai pazienti di scaricare software dall'esterno. Nel libro,

descrivo come ciascuno dei nostri organi potrà essere sostituito, un giorno.

Per esempio, i nanobot potrebbero immettere direttamente nel flusso

sanguigno tutte le sostanze nutrienti, gli ormoni e le altre sostanze di cui

abbiamo bisogno, allo stesso tempo rimuovendo le tossine e i prodotti di

scarto. Il tratto gastrointestinale potrebbe essere riservato per i piaceri

della cucina, invece che per la noiosa funzione biologica di estrarre

nutrienti dal cibo. Dopo tutto, abbiamo già in parte separato gli aspetti

piacevoli e di intimità del sesso dalla sua funzione biologica.


E la terza rivoluzione?


 

La rivoluzione robotica, che in realtà dovremmo chiamare la rivoluzione

dell'Intelligenza Artificiale "forte" di cui abbiamo parlato più sopra,

porterà a intelligenze artificiali dalle capacità paragonabili a quelle del

cervello umano.  Avremo sia l'hardware che il software necessario a ricreare

l'intelligenza umana entro il 2030. A quel punto potremo migliorare questi

metodi sfruttando la velocità, la memoria e l'abilità di condividere

informazioni tipiche delle macchine. Infine potremo esplorare tutti i

particolari salienti dei nostri cervelli dall'interno, con  miliardi di

nanobot nei vasi capillari e potremo anche creare dei back-up delle

informazioni raccolte. Usando poi tecniche di produzione basate sulle

nanotecnologie,  potremo ricreare il nostro cervello o, meglio ancora,

installarlo su di un più efficiente substrato computazionale.


 

Il che significa.?


 

I nostri cervelli biologici usano segnali chimici che permettono di

trasmettere  informazioni ad una velocità di solo alcune decine di metri al

secondo. L'elettronica è già milioni di volte più veloce. Nel libro illustro

come dei circuiti fatti di nanotubi sarebbero circa cento milioni di volte

più potenti di un  cervello umano, in un volume di circa 2,5 centimetri

cubi. Avremo quindi sistemi molto più potenti delle nostre  estremamente

lente sinapsi, su cui installare la nostra intelligenza.


 

Così sostituiremo i nostri cervelli biologici con dei circuiti?


 

Penso che cominceremo con l'utilizzo di nanobot nel corpo e nel cervello. I

nanobot ci manterranno in buona salute; offriranno realtà virtuale non

distinguibile dalla realtà in quanto direttamente collegata al sistema

nervoso; permetteranno la comunicazione diretta da cervello a cervello via

Internet e, in genere, causeranno un'incremento sostanziale

dell'intelligenza umana. Ma si tenga presente che l'intelligenza

non-biologica sta raddoppiando ogni anno le sue capacità, mentre la nostra

intelligenza biologica, essenzialmente, non cambia. Negli anni '30 (2030),

la parte non-biologica della nostra intelligenza predominerà.


 

Se ho capito bene, però, la tecnologia di prolungamento della vita più a

portata di mano è la biotecnologia, giusto?


 

Sostanzialmente, hai ragione, anche se esiste certamente un sovrapporsi

delle tre rivoluzioni di cui ho parlato (genetica, nanotecnologia e

robotica).


 

Potresti spiegarmi meglio come funzionano le biotecnologie e la genetica?


 

Stiamo scoprendo il funzionamento dell'aspetto "informatico" dei sistemi

biologici e stiamo creando gli strumenti necessari ad acquistarne la

padronanza allo scopo di sconfiggere malattie ed invecchiamento e di

incrementare il potenziale umano. Il metodo migliore penso sia di partire

dalla base portante di tutte delle informazioni biologiche: il genoma.

Grazie alle tecnologie genetiche, stiamo per irrompere nella stanza dei

bottoni dei geni. Ora abbiamo anche un nuovo ed efficace strumento

denominato interferenza del RNA (RNAi), che è capace di "spegnere" geni

specifici bloccando l'azione del RNA messaggero da essi prodotto, così

impedendo la generazione di proteine. Dato che malattie virali, tumori e

molti altri disturbi utilizzano l'espressione genetica in momenti cruciali

del loro ciclo di vita, l'interferenza RNA promette di rivelarsi

un'innovazione rivoluzionaria. Un gene che vorremmo "spegnere" è il "fat

insulin receptor gene" che dice alle cellule grasse di immagazzinare ogni

caloria. Quando quel gene è stato bloccato nel topo di laboratorio, i topi

sono rimasti magri e sani pur mangiando quanto volessero e sono persino

vissuti più a lungo (del 20%).

Stanno anche iniziando ad apparire nuovi metodi per aggiungere geni al

genoma. Hanno ormai superato i problemi iniziali dovuti alle difficoltà di

inserire le nuove informazioni genetiche esattamente dove desiderato.

Un'azienda con la quale ho collaborato, la United Therapeutics, ha curato

l'ipertensione polmonare, in animali da laboratorio, usando una nuova forma

di terapia genetica che è stata poi approvata per test su esseri umani.


 

Quindi potremo riprogrammare il nostro DNA.


 

Esatto, ma è soltanto una delle cose che faremo. Un'altra importante

strategia è di far ricrescere le nostre cellule, i nostri tessuti e perfino

i nostri organi in modo di introdurli nei nostri corpi senza chirurgia. Un

beneficio importante di questa tecnica di "clonazione terapeutica" è che

potremo generare  nuovi organi e tessuti da versioni delle nostre cellule

che sono state ringiovanite - sarà insomma un  intervento di

ringiovanimento. Per esempio, potremo generare nuove cellule cardiache dalle

cellule della pelle ed introdurle attraverso la circolazione sanguigna. Col

tempo, le cellule cardiache saranno sostituite con queste nuove cellule ed

il risultato sarà un cuore "giovane" con il nostro DNA

La scoperta di nuovi medicinali era una volta basata sullo scoprire quali

sostanze  producessero un certo effetto benefico senza eccessivi effetti

collaterali. Questo processo era simile a quello usato dagli uomini delle

caverne per scoprire attrezzi. In pratica potevano solo trovare roccie o

rami che potessero essere utilizzati ad un certo scopo. Oggi, invece, stiamo

scoprendo i precisi meccanismi biochimici alla base sia del processo di

invecchiamento che delle malattie e possiamo progettare medicinali in grado

di effettuare precise "missioni" a livello molecolare. La portata e le

prospettive di queste innovazioni sono enormi.

Ma il perfezionamento della nostra biologia non sarà sufficiente. Una volta

conquistata una profonda comprensione della biologia, essa non potrà più

competere con ciò che saremo in grado di ingegnerizzare.


Intendi dire che i "design" della natura non sono ottimali?


 

Esatto. Le nostre connessioni neuronali processano circa 200 transazioni al

secondo, in altre parole sono almeno un milione di volte più lente

dell'elettronica. Un altro esempio: un teorico della nanotecnologia, Rob

Freitas, ha un progetto concettuale per la costruzione di alternative

nanorobotiche ai globuli rossi. Una stima conservatrice indica che

sostituendo il 10 per cento dei nostri globuli rossi con i "respirociti" di

Freitas potremmo rimanere sott'acqua per quattro ore senza respirare.


 

Ma se la morte diverrà solo un'opzione, non saremo condannati alla

sovrappopolazione?


 

Un tipico errore commesso quando si prende in considerazione il futuro, è

quello di  prevedere un cambiamento importante, quale l'estensione radicale

delle aspettative di vita, pensando che tutto il resto rimanga invariato. Le

rivoluzioni GNR provocheranno anche altre profonde trasformazioni che

avranno un impatto sulla questione della sovrappopolazione. Per esempio, le

nanotecnologie ci permetteranno di creare  virtualmente qualunque prodotto

di cui avremo bisogno utilizzando informazioni e materie prime estremamente

economiche. Ciò porterà ad un rivoluzionario livello di ricchezza diffusa.

Avremo i mezzi per soddisfare le esigenze materiali di qualunque popolazione

di esseri umani biologici immaginabile. Le nanotecnologie ci permetteranno,

inoltre, di correggere i danni ambientali causati dalle fasi precedenti

dell'industrializzazione.


 

Quindi. sconfiggermo le malattie, l'inquinamento e la povertà - mi sembra

un'utopia.


 

È vero che gli enormi sviluppi tecnologici dei prossimi vent'anni

metteranno a disposizione della civilizzazione umana i mezzi necessari a

superare problemi con cui ci siamo confrontati per secoli. Ma questi

sviluppi non sono privi di pericoli. La tecnologia è una lama a doppio

taglio - basta guardare al ventesimo secolo per vedere le promesse e

pericoli della tecnologia.


 

Quali sono i pericoli?


 

Genetica, Nanotecnologie e Robotica hanno tutte degli aspetti potenzialmente

negativi. Il rischio "esistenziale" [un rischio che metterebbe in

discussione l'esistenza stessa della nostra civilizzazione - ndr] delle

tecnologie genetiche è già con noi: la stessa tecnologia che presto farà

importanti passi in avanti contro il cancro, le malattie cardiocircolatorie

e altre malattie, potrebbe anche essere impiegata da un bioterrorista per

creare un virus ingegnerizzato che unisca facilità di trasmissione, letalità

e capacità di passare inosservato, cioè un lungo periodo di incubazione. Gli

strumenti e le conoscenze necessarie sono molto più diffusi degli strumenti

e delle conoscenze necessarie a costruire una bomba atomica e l'effetto

potrebbe essere ben più devastante.


 

Allora, forse, dovremmo fermarci finchè possiamo.


 

È troppo tardi per fermarsi. Ma l'idea di abbandonare le nuove tecnologie,

quali la biotecnologia e le nanotecnologie, è già sostenuta da alcuni. Nel

libro affermo che questa sarebbe la strategia sbagliata. Oltre a privare la

società dei profondi benefici di queste tecnologie, tale strategia

aggraverebbe i pericoli, in quanto spingerebbe i ricercatori ad agire

nell'illegalità, una situazione in cui gli scienziati responsabili non

avrebbero facile accesso agli strumenti necessari per difenderci.


 

Come possiamo proteggerci, quindi?


 

Discuto le strategie per proteggerci dagli abusi o dagli incidenti legati a

queste potenti tecnologie nel capitolo 8. Il messaggio è che dobbiamo dare

priorità alla preparazione di strategie e di sistemi protettivi. Dobbiamo

spostare l'enfasi dalla parte della protezione. Ho testimoniato al Congresso

circa la proposta di un progetto per la creazione di un sistema di rapida

risposta per la protezione civile di fronte a nuovi, virulenti, agenti

infettivi. Si tratta di un progetto in stile progetto Manhattan. Una

strategia sarebbe di usare RNAi, che è stato indicato come efficace contro

le malattie virali. L'idea sarebbe di allestire un sistema in grado di

analizzare rapidamente un nuovo virus, formulare un intervento di

interferenza del RNA e altrettanto rapidamente cominciarne la produzione.

Abbiamo le conoscenze necessarie per creare un sistema simile, ma non lo

abbiamo fatto. Dobbiamo avere qualcosa del genere in funzione prima che sia

troppo tardi.

Più avanti, tuttavia, le nanotecnologie forniranno una difesa completamente

efficace contro i virus biologici.


 

Ma non esiste il pericolo dell'auto-replicazione, con le nanotecnologie?


 

Sì, ma si tratta di un pericolo potenziale che non si manifesterà per un

paio di decenni.  La minaccia alla nostra esistenza da parte di virus

biologici ingegnerizzati, invece, è attuale.


 

OK, ma come ci difenderemo da una nanotecnologia auto-replicante?


 

Ci sono già proposte di standard etici per le nanotecnologie basati sulla

conferenza di Asilomar e che finora hanno dato buoni risultati nel settore

biotecnologico. Questi standard saranno efficaci contro i pericoli

involontari. Per esempio, non avremo bisogno di avere la capacità

dell'auto-replicazione per avere sistemi produttivi  nanotecnologici.


E per quanto riguarda gli abusi intenzionali, come nel caso del terrorismo?


 

Dovremo creare un sistema immunitario nanotecnologico - nanobot "buoni" che

ci proteggano dal quelli "cattivi".


 

"Poltiglia blu" per difenderci dalla "poltiglia grigia"!


 

["grey goo" o poltiglia grigia: scenario apocalittico in cui nanomacchinari

autoreplicanti sfuggiti di controllo e in grado di nutrirsi di qualunque

sostanza, si moltiplicano all'infinito trasformando l'intera biosfera in una

massa indistinta di altri nanomacchinari autoreplicanti, in altre parole, in

una enorme poltiglia grigia. "Blue goo": in inglese, il blu ricorda il

colore delle uniformi della polizia, qundi si potrebbe tradurre

l'espressione di Kurzweil come "polizia anti-goo" - ndr]


 

Sì, è un'ottima descrizione. E i nanobot del sistema immunitario

nanotecnologico dovranno essere loro stessi auto-replicanti. Ho dibattuto

questo fatto con un certo numero di altri teorici e nel libro spiego perchè

ritengo che ciò sarà necessario. È, in pratica, lo stesso approccio

adottato dall'evoluzione biologica.

Alla fine, tuttavia, sarà l'intelligenza artificiale "forte" che fornirà una

difesa completamente efficace contro lo scenario della "grey goo".


 

D'accordo, ma chi ci proteggerà, allora, da una intelligenza artificiale

impazzita?


 

Beh, non potrebbe essere altro che una IA ancora più intelligente.


 

Tutto questo comincia a ricordarmi quella storia circa l'universo che

sarebbe sulla schiena di una tartaruga, la quale sarebbe sulla schiena di

un'altra tartaruga e così via all'infinito. E cosa faremo se questa IA più

intelligente fosse ostile? Un'altra IA ancora più intelligente?


 

La storia ci insegna che le civilizzazioni più intelligenti - quelle cioè

che hanno una tecnologia più avanzata - prevalgono. Ma ho elaborato una

strategia generale per confrontare una IA ostile, e ne discuto nel capitolo

8.


 

OK, quindi dovrò leggermi il libro per capire cosa intendi! Ma non ci sono

limiti allo sviluppo esponenziale? Hai presente la storia dei conigli in

Australia - non hanno continuato a crescere esponenzialmente per sempre.


 

Ci sono limiti allo sviluppo esponenziale inerente ad ogni paradigma. Tieni

presente, però, che la legge di Moore, per esempio, non era il primo

paradigma ad aver causato lo sviluppo esponenziale nel settore informatico,

ma il quinto. Negli anni 50, per mantenere lo sviluppo esponenziale, stavano

miniaturizzando le valvole elettroniche, finchè quel paradigma non ha potuto

andare oltre. Ma lo sviluppo esponenziale dell'informatica non si è

arrestato, ha continuato a procedere con un nuovo paradigma, quello del

transistor. Ogni volta che intravediamo l'inizio della fine di un

paradigma, il suo avvicinarsi genera la motivazione necessaria alla ricerca

e sviluppo che risultano nella nascita del paradigma successivo. È quello

che sta accadendo alla legge di Moore, anche se ci vorrano ancora circa

quindici anni prima di raggiungere il limite massimo della nostra capacità

di miniaturizzazione. Stiamo realizzando spettacolari  progressi in

direzione del sesto paradigma, quello della computazione molecolare

tridimensionale.


 

Ma non c'è un limite assoluto alla nostra capacità di espandere la potenza

di calcolo?


 

Sì, discuto questi limiti nel libro. Il più potente computer immaginabile,

nella categoria di peso di circa un chilogrammo, potrebbe offrire 10^42 cps.

Esso sarebbe,  quindi, circa 10^16 volte più potente di tutti i cervelli

umani oggi in esistenza messi insieme. E ciò solo se limitiamo il

calcolatore ad operare a temperatura ambiente. Permettendogli di

surriscaldarsi, potremo aumentarne la potenza di un fattore di altri 100

milioni. E, naturalmente, dedicheremo ben più di un kilogrammo di materia

alla computazione: dedicheremo a quello scopo una significativa parte della

materia e dell'energia nelle nostre vicinanze. Quindi, certo, ci sono dei

limiti, ma non ci limiteranno molto.


 

E quando avremo saturato la capacità della materia e dell'energia del

sistema solare di sostenere processi intelligenti, cosa accadrà allora?


 

Ci espanderemo nel resto dell'universo.


 

Presumo che per questo ci vorrà molto tempo.


 

Beh, dipende. Se potremo usare i wormhole o, alternativamente, se riusciremo

ad aggirare il problema della velocità della luce, allora potremo

raggiungere rapidamente altre zone dell'universo. Se i wormhole si

dimostreranno fattibili, e le analisi mostrano che non contraddicono la

teoria della relatività, potremmo saturare l'universo con la nostra

intelligenza nel giro di un paio dei secoli. Mi occupo di queste prospettive

nel capitolo 6. Ma al di là delle speculazioni circa i wormhole,

raggiungeremo i limiti computazionali del nostro sistema solare entro questo

secolo. A quel punto, avremo incrementato la nostra intelligenza trilioni e

trilioni di volte.


 

Tornando all'estensione della vita, non è naturale invecchiare e morire?


 

La malaria, il virus Ebola, l'appendicite e gli tsunami sono anche loro

naturali. Sono molte le cose naturali che varrebbe la pena cambiare.

L'invecchiamento può essere "naturale," ma non vedo nulla di positivo nel

perdere la mia agilità mentale, l'acutezza dei sensi, l'agilità fisica, il

desiderio sessuale, o qualunque altra caratteristica.

Secondo me, la morte è una tragedia. È una perdita tremenda di personalità,

abilità, conoscenza, relazioni. Abbiamo razionalizzato la morte come un

qualcosa di accettabile perché non avevamo scelta. Ma le malattie,

l'invecchiamento e la morte sono problemi che siamo ora in grado di

superare.


Aspetta un momento. Non hai detto che l'era dorata della biotecnologia non

arriverà per un altra decina d'anni? Oggi il prolungamento radicale della

vita non esiste, no?


 

Nel mio libro precedente, "Fantastic Voyage, Live Long Enough to Live

Forever", che ho scritto insieme a Terry Grossman, descrivo in dettaglio un

programma presonalizzabile che può essere implementato oggi (quello che

chiamiamo il "ponte" numero uno). Esso permetterebbe alla maggior parte

della popolazione di vivere abbastanza a lungo da arrivare alla fase matura

dello sviluppo delle biotecnologie (il "ponte" numero due). Le

biotecnologie, a loro volta ci porteranno al "ponte" numero tre, le

nanotecnologie e l'intelligenza artificiale forte, che risulteranno nella

possibilità di vivere indefinitamente.


 

D'accordo, ma non sarà noioso vivere centinaia e centinaia d'anni?


 

Se gli esseri umani vivessero centinaia d'anni in assenza di altri

cambiamenti, allora sì che il risultato sarebbe un malessere profondo. Ma

gli stessi nanobot nel nostro sistema circolatorio che ci manterranno in

buona salute distruggendo gli agenti patogeni e fermando il processo

dell'invecchiamento, aumenteranno notevolmente la nostra intelligenza e la

nostra gamma di esperienze. Come è naturale, la parte non-biologica della

nostra intelligenza espanderà le proprie capacità esponenzialmente e, alla

fine, predominerà.  Il risultato sarà una situazione di cambiamenti

accelerati - non penso proprio che ci annoieremo.


 

La singolarità non potrebbe risultare in un "digitale divide" estremo,

dovuto ad inequo accesso all'estensione radicale della vita e ai computer

superintelligenti?


 

Dobbiamo considerare una caratteristica importante della legge del Ritorno

Accelerato: essa implica un tasso annuale di deflazione del 50% per le

tecnologie informatiche, un tasso, a sua volta, destinto ad accelerare. Le

nuove tecnologie sono sempre e solo a disposizione dei ricchi, agli inizi,

ma in quella fase iniziale, in realtà, non funzionano ancora molto bene.

Nella fase seguente, sono ancora costose e funzionano un po' meglio. Poi

cominciano a funzionare abbastanza bene e sono economiche. Alla fine, sono

quasi gratuite. I telefoni cellulari si trovano ormai nella fase in cui sono

economici. Ci sono paesi asiatici in cui la maggior parte della popolazione

lavorava ancora la terra solo quindici anni fa, ma oggi hanno prospere

economie terziarie e la maggior parte della gente ha un telefono cellulare.

Oggi, questa progressione da tecnologie costose che non funzionano ancora

bene a  tecnologie raffinate e poco costose, dura circa dieci anni. Ma anche

questo processo è destinato ad accelerare. Fra dieci anni, l'intero processo

richiederà cinque anni e fra vent'anni ne richiederà soltanto due o tre.

Questo scenario è applicabile non solo ai dispositivi elettronici, ma a

qualunque prodotto abbia a che fare con l'informatica e ciò arriverà ad

includere tutto ciò a cui diamo un valore, compresi tutti i prodotti

industriali. In biologia, siamo passati da un costo di dieci dollari per la

"lettura" di un singola coppia di basi di DNA nel 1990, a circa ad un

centesimo di dollaro al giorno d'oggi. I medicinali antivirali usati contro

l'AIDS costavano decine di migliaia di dollari per paziente all'anno, agli

inizi, e non erano particolarmente efficaci, mentre oggi costano circa cento

dollari per paziente all'anno, nei paesi poveri, e sono efficaci. Cento

dollari è ancora più di quanto vorremmo, ma la tecnologia sta chiaramente

andando nella direzione giusta. Così, il "digital divide" e il divario fra

paesi ricchi e paesi poveri si stanno riducendo. Alla fine, chiunque avrà a

propria disposizione enormi ricchezze.


 

I problemi come le guerre, l'intolleranza, la degradazione ambientale. non

ci impediranno di raggiungere la singolarità?


 

Abbiamo avuto non poche guerre nel ventesimo secolo. Cinquanta milioni di

persone sono morte solo nella seconda guerra mondiale. Inoltre abbiamo avuto

molta intolleranza, relativamente poca democrazia fin verso la fine del

secolo, e  molta degradazione ambientale. Tutti questi problemi non hanno

avuto effetto sulla legge del Ritorno Accelerato. Lo sviluppo esponenziale

delle tecnologie dell'informazione ha continuato uniformemente sia in

periodi di guerra che di pace, durante le depressioni economiche e durante i

periodi di prosperità.

Le tecnologie che emergeranno nel ventunesimo secolo tendono ad essere

decentralizzate e ad avere un impatto ambientale relativo. Quando le

nanotecnologie matureranno, inoltre, potremo riparare i danni causati

all'ambiente dalle grezze tecnologie impiegati agli inizi del processo di

industrializzazione.


 

Ma non ci saranno obiezioni da parte dei leader politici e religiosi, per

non parlare di quelle della gente comune, a tali radicali trasformazioni

dell'umanità?


 

Anche l'introduzione dell'aratro ha sicuramente attirato delle obiezioni, ma

esse non ne hanno ostacolato l'adozione. Lo stesso dicasi per ogni nuovo

sviluppo tecnologico. Le tecnologie devono dimostrare il proprio valore. Per

ogni tecnologia che è adottata, molte sono scartate. Ogni tecnologia deve

dimostrare di soddisfare le esigenze dei propri utilizzatori. Il telefonino,

per esempio, soddisfa la nostra necessità di comunicare. Non raggiungeremo

la singolarità in un singolo, enorme, balzo in avanti, ma tramite molti

piccoli passi, ognuno apparentemente benigno e di modesta portata.


 

Ma cosa mi dici delle polemiche sulle cellule staminali, per esempio?

L'opposizione  governativa sta certamente rallentando il progresso in quel

campo.


 

Io sostengo la ricerca nel settore delle cellule staminali, ma non mi sembra

che il settore abbia subìto un significativo rallentamento. Semmai, le

polemiche hanno incoraggiato la ricerca di metodi creativi per il

raggiungimento di quello che è l'ideale in questo campo, la

transdifferenziazione, cioè la creazione di nuove cellule differenziate

direttamente dalle nostre stesse cellule - per esempio, convertendo le

cellule della pelle in cellule cardiache o in cellule del pancreas. La

transdifferenziazione è già stata dimostrata in laboratorio. Le obiezioni

come quelle espresse contro la ricerca sulle cellule staminali altro non

sono che massi in un ruscello: il flusso del progresso gli gira

semplicemente intorno.


C'è posto per Dio nella singolarità?


 

Anche se diverse tradizioni religiose hanno concezioni in qualche modo

diverse del concetto di Dio, il comun denominatore è che Dio rappresenta un

infinito livello di intelligenza, di conoscenza, di creatività, di bellezza

e di amore. Nell'evoluzione biologica e tecnologica di un sistema, notiamo

una crescita di complessità, intelligenza e informazione. Un sistema diviene

quindi più complicato, più bello, più capace di provare emozioni quale

l'amore. Così tale sistema si sviluppa esponenzialmente in intelligenza,

conoscenza, creatività, bellezza e amore, tutte le  qualità tipiche di Dio.

Anche se l'evoluzione non raggiunge un livello letteralmente infinito di

questi attributi, essa però accelera verso livelli sempre più alti. Possiamo

quindi interpretare l'evoluzione come un processo spirituale, teso verso

questo ideale.  La singolarità rappresenterà un'esplosione di questi alti

valori di complessità.


 

Così potremmo dire che stai giocando ad essere Dio?


 

In realtà, sto solo giocando ad essere umano. Sto solo cercando di fare

quello che gli  esseri umani sanno fare, cioè risolvere problemi.


 

Ma saremo ancora umani dopo tutti questi cambiamenti?


 

Quello dipende dalla tua definizione di "essere umano". Alcuni osservatori

definiscono l'essere umano sulla base delle nostre limitazioni. Io

preferisco definirlo come la specie che cerca, spesso con successo, di

superare i propri limiti.

Molti osservatori fanno notare che la scienza ci ha messo in crisi

dimostrando che non siamo tanto importanti quanto credevamo, che le stelle

non girano intorno alla terra, che non discendiamo da esseri divini, ma solo

da scimmie e, prima ancora, da semplici invertebrati.

Tutto ciò è vero, ma a quanto pare siamo importanti nonostante tutto. La

nostra capacità di generare modelli, realtà virtuali nella nostra mente, e i

nostri pollici prensili, ci stanno permettendo di espandere i nostri

orizzonti al di là di ogni limite.



 

 

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