15 luglio 2005
La
Repubblica Pagina 40 - Cultura
UN FENOMENO CHE DURA
DA PIÙ DI VENT´ANNI
TUTTO INIZIÒ CON SOLIDARNOSC
Giancarlo Bosetti
Il concetto di «postsecolarismo» è un tentativo di descrivere e spiegare
quello che sta accadendo e cioè il «ritorno sulla scena pubblica» della
religione.
Gli avvenimenti degli ultimi vent´anni (dalla Polonia di Solidarnosc e Wojtyla
alla fine del comunismo, dall´11 settembre alle elezioni americane e alla
discussione europea sulle radici) mostrano fenomeni sociali e politici che
parlano della persistenza e forza della religione, della sua maggiore
visibilità,
della sua richiesta di far sentire la voce dei religiosi nella vita pubblica.
Klaus Eder dà di questo concetto una delle interpretazioni possibili, efficace
nel mettere a fuoco il contrasto con le tesi classiche della secolarizzazione.
L´idea non fa cadere certo i confini tra pensiero laico e pensiero
confessionale,
ma può aiutare ad aggiornare lo stile del confronto tra sfera religiosa
e sfera statale. Nella recente discussione italiana sul referendum per
l´abrogazione
della legge 40 il contrasto tra laici e cattolici ha avuto una rigidità
del genere più tradizionale, anche perché la Chiesa di Roma non ha saputo
distanziarsi da un´ala politica che corteggia il voto cattolico e le gerarchie
per i progetti di una destra, poco o niente cattolica ma in crisi di consenso.
Per questo l´Italia è stata terreno finora poco favorevole a considerazioni
«postsecolari». È indicativo che le discussioni sulla lotta contro il terrorismo
jihadista tendano a scivolare da noi in una visione del conflitto del
tipo «Occidente contro Islam», come accade purtroppo anche in esponenti liberali
come Marcello Pera, mentre la sensibilità esplicitamente «interculturale»,
che impedisce al Pontefice di definire gli attentati di Londra come
«anticristiani»
non viene neppure capita, come su Repubblica hanno sottolineato sia
Francesco Merlo che Giulio Anselmi, e viene scambiata comicamente per timorosa
autocensura.
Il «postsecolarismo» è una idea fortemente intrecciata con il pluralismo,
la tolleranza e la interculturalità, ovvero la capacità di immaginare una
comunità
in cui tutto quello che viene concesso di più nella sfera pubblica a una
religione, deve poterlo essere anche per altre. E dunque ci prepara a una
società
in cui le diversità religiose e non solo quella tra credenti e non credenti,
trovino forme di regolazione dei loro rapporti, specialmente negli aspetti
potenzialmente conflittuali dei loro culti nella vita civile.
Anche per questo il fatto di entrare in un´epoca «postsecolare», nella
interpretazione
che Habermas ne dà proprio nel dialogo con Ratzinger, significa guardare
con attenzione rinnovata al «liberalismo politico» di John Rawls, e cioè
a quella forma di liberalismo che riesce a utilizzare anche le risorse civili
della religione, ponendo però ai credenti di tutte le confessioni una
condizione:
imparare il linguaggio della «ragione pubblica».