Per qualcuno di loro, probabilmente a gennaio,
ci saranno gli ordini di cattura. Violenza sessuale di gruppo,
estorsione, perché la ragazza, dopo le prime volte, sarebbe stata
costretta, sotto la minaccia di rivelare tutto ai genitori. Detenzione e
divulgazione di materiale pedo-pornografico minorile. Tutto parte
appunto da questa tredicenne graziosa, vivace. La mamma di un suo
compagno di scuola la vede sul display del telefonino del figlio. Il
telefonino, attraverso vari passaggi, arriva alla squadra mobile. La
tredicenne sta alle medie, i ragazzi all'Istituto tecnico industriale
«Volterra». Il parco «Il gabbiano» sta in mezzo. La zona si chiama
Torrette, guarda il mare. La ragazzina ora è tornata a scuola, ma le
parlano soltanto le amiche più strette. Gli altri la considerano una
poco di buono, le sussurrano «prostituta». Isolata. La sua famiglia,
papà impiegato, mamma operaia, una sorellina più piccola, subisce danni
alla macchina, frasi dietro le spalle. Adesso vogliono andare via da
Ancona. Vengono sequestrati telefonini e computer dei quindici ragazzi
sotto inchiesta.
La polizia postale esamina il
materiale e là dentro trova una specie di ossessione per il sesso,
che forse, invece, è la normalità di oggi. Il procuratore Pastore non ha
dubbi: «La ragazzina è una vittima. Perché ha accettato di andare con
uno, poi con un altro, poi con un altro ancora ed è rimasta incastrata
nel ricatto? Perché quello è il modello del gruppo. Per essere
accettata, per avere una vita di relazione doveva fare questo. È
evidente che cadono nella trappola le personalità più fragili». La
polizia Postale delle Marche, diretta dal dottor Pierlorenzi, studia gli
hard disk, i percorsi di navigazione. I computer sono pieni di altre
immagini. Una tredicenne che fa lo spogliarello nella sua stanzetta con
i manifesti al muro. Anna, di Senigallia, che si masturba. Un'altra che
si definisce «belle tette di Senigallia» e scrive: «Vuoi vedere altre
foto piccanti? Vieni nel sito...». Una di queste giovani, 16 anni,
rintracciata e interrogata, spiega: «Le foto me le ha fatte il mio
fidanzato, volevo vedere come risultava il mio sedere...». Immagini,
apparentemente tutte con minorenni protagonisti, scaricate per mezzo del
programma «Emule«, un programma di scambio, tecnicamente «peer to peer».
Ci trovi — gratis — musica, video, film e pornografia a piacere. «Qui —
dice il procuratore Pastore — non ci sono violenze carnali.
Apparentemente soltanto esibizionismo, voglia di mostrarsi, nella
speranza che qualcuno ti noti, ti apra delle porte per diventare velina.
Ma queste scelte sono di piena responsabilità? O sono gli unici modelli
che offriamo quotidianamente a ragazzini che procedono a tentoni?».
Oggi, se vai in uno dei ristoranti signorili di Ancona, a un certo
punto, uno dei commensali tira fuori il palmare o il telefonino e ti
mostra uno di quei video lì, delle ragazze di Senigallia, che i
ragazzini si passano l'uno all'altro in cambio di cinque, massimo dieci
euro e poi da alcuni figli arrivano a certi padri.
Non è una storia criminale, è una
storia «normale». Come è normale il quartiere Torrette, né povero,
né ricco. Ed è normale l'Itis, la scuola dei ragazzi, con le bacheche
delle coppe vinte e i laboratori. E la scuola Fermi, dove va la
ragazzina da cui è partito tutto e dove la preside ha dichiarato:
«Questa è un'oasi felice. Ci sono due alunni stranieri per ogni
classe...». Così, questo potrebbe essere oggi il sesso di molti
minorenni da Vipiteno a Linosa. A Pesaro c'è stato un altro caso. Sesso
orale, filmato, di una tredicenne con un coetaneo e un quattordicenne,
nel cortile della scuola media. La preside che cerca di risolvere tutto
fra le sue mura. Il procuratore che, venuto a conoscenza della vicenda,
si appella al ministro dell'Istruzione affinché richiami presidi e
insegnanti «a svolgere fino in fondo il loro ruolo». Questi ragazzi,
dice Pastore, «paiono incapaci di sentire, incapaci di rispettare gli
altri e se stessi. Nel loro sesso non c'è divertimento, ma meccanicità e
il piacere di umiliare». E ammonisce: «Un paese che affida ai magistrati
questi casi è un paese che ha già fallito». Lascia una speranza: «Tutto
questo, però, nasce da un coetaneo di quella tredicenne. Che parlò con
la madre dei filmati che giravano fra i suoi amici. Dobbiamo dare a
bambini come lui la sensazione che hanno la possibilità di non restare
soli. Chi non ci sta a fare quelle cose non è un diverso».
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