Precedente Home Successiva

Hit Counter visite - esprimi un accordo o una disapprovazione QUI grazie

Scrivetemi   PER ADERIRE O PER RIMPROVERARMI

STATO DI SALUTE

SALUTE DI STATO

Lo Stato invade sempre più la nostra sfera privata,

e comincia a essere forse illecito e sicuramente intollerabile

 

Lo Stato l'abbiamo voluto noi, c'è poco da fare. Esso rappresenta un processo storico e culturale che abbiamo immaginato, poi sperimentato in infinite modalità, quindi incorporato al nostro "essere". Forse non era proprio lo "Stato" la soddisfazione del primitivo bisogno di stare assieme che si accorsero di avere i primi esseri pensanti; forse quel bisogno era semplicemente far coesistere le libertà individuali con i vantaggi della cooperazione. In tutti i casi, dopo essere passati per imperi e anarchie, despoti, regimi e democrazie le più varie, siamo alla fine giunti - almeno in gran parte dell'Occidente - a una forma di regolamentazione sociale apparentemente evoluta ma sostanzialmente... equivoca: lo stato moderno, quello con la democrazia come forma politica, e la solidarietà come forma sociale.

Perché questo Stato è equivoco? Il nostro punto di osservazione va limitato all'Italia, molti altri Stati hanno equivoci uguali ma anche assai diversi, per cui la disamina sarebbe lunghissima. Bene, nello Stato detto Italia, i rapporti fra libertà individuali ed esigenze della società sono stati invertiti, rovesciati, ribaltati: lo Stato ha bruciato e continua a bruciare il terreno delle prerogative individuali, gli spazi vitali degli individui, i diritti delle loro libere scelte, e lo fa imponendo la prevalenza del benessere di se stesso sul benessere del singolo. Esempi? A bizzeffe! Sesso, comportamenti, pubblicazioni, ideologie non conformi, internet... (vedi). Sono pochi, ormai, gli spazi privati che lo Stato ci lascia gestire autonomamente; tutto è censurabile, perseguibile, condannabile. Tutto va in un unico grande canale del "concesso" massificato e omogeneizzato. Tutti devono fare le stesse cose e, per raggiungere questo risultato, lo Stato entra sempre più profondamente nella vita di ognuno di noi, nei nostri letti, nelle cose che scriviamo e che pensiamo, e le vaglia, le scruta, le analizza... spesso con metodi infidi, come la spiata, e "controlla", non fa altro che controllare, e per i più fanciulleschi motivi: la sicurezza pubblica, la salute pubblica, la serenità pubblica... La società perfetta è quella lobomotizzata, ed è questo il progetto. Ma non si può attuare (più) con metodi troppo evidenti; oggi ci vuole tatto, ci vogliono efficaci distrattori (cellulari a tutti, vacanze esotiche, lotterie milionarie, modelli televisivi), ci vuole ipocrisia, populismo. Tutti strumenti della democrazia avanzata che abbiamo fortissimamente voluto.            

Ma per ora limitiamoci a parlare della salute. "La salute rappresenta anche una responsabilità individuale", ha recentemente detto il ministro della Salute, Livia Turco, annunciando possibili misure correttive per i recalcitranti. Sotto accusa obesità, fumo ed eccesso di alcol, un tempo compresi nella triade della perdizione (sanitaria) Bacco, Tabacco, Venere. Insomma, guai a fumatori, bevitori, oversize, sedentari. Cos'è questo, se non l'ultimo e forse ancor più miserevole arrembaggio contro le scelte delle persone sacrificate a un ipotetico vessillo del benessere sociale? Insomma, tra un po' non potremo più neppure essere grassi o ubriacarci e, assieme ai fumatori, saremo destinati a operazioni coercitive ignobili che vanno dal pubblico disprezzo (che questo genere di cose inducono nel popolino) alla riduzione della libertà di comprare dolci, liquori e sigarette... fino, chissà, alla galera come ai tempi del proibizionismo.

Evidentemente, il modello Tony Blair fa scuola (agli obesi si neghi la sanità gratuita), e anche da noi si profila lo «Stato tata», per riprendere un'espressione del quotidiano inglese Telegraph. Si affacciano così i temi cruciali di un dibattito che impegna esperti di sanità ed eticisti. Tutti concordano sulla responsabilità personale per la salute e sulla strategia di investire in campagne educative fondate su basi scientifiche, come nel caso del fumo. Sulle procedure d'intervento però, e sulle forme di coercizione, ci sono riserve e dubbi. Che valgono anche per l'Italia. È lecita l'interferenza nella delicata sfera delle libertà dell'individuo, le cui scelte autonome possono avere conseguenze per la salute? Una persona che mangia molto e male diventerà obesa e incorrerà in alcune malattie; che poi dovranno essere curate. Può essere questa la motivazione per cui lo Stato gli dirà: "Bene, hai voluto essere grasso e adesso stai male, fottiti" ? E non meglio verrebbe trattato il fumatore che, nonostante i divieti sparpagliati sul territorio, si dovesse ammalare di cancro. Tutti "criminali", insensibili, irresponsabili, indegni di "godere" di questo Stato moderno? 

C'è poi la questione della classificazione dei comportamenti rischiosi. «Noi oggi colpevolizziamo i fumatori, gli obesi e chi fa vita sedentaria» ha scritto il bioeticista americano Daniel Callahan (La medicina impossibile, Baldini & Castoldi). «Ma raramente facciamo obiezioni a coloro che praticano il deltaplano, il paracadutismo acrobatico, o l'alpinismo». Sarebbe interessante calcolare il rischio (o se volete la probabilità) di morire di un "essere abietto" come un obeso confrontandolo con quello di un "rispettabile" speleologo. Ma né Tony Blair né Livia Turco, ci possiamo scommettere, impediranno mai a deltaplanisti, paracadutisti, alpinisti e speleologi di continuare a fare quella vita, né vieteranno loro di acquistare i loro attrezzi del mestiere, e neppure li respingeranno dagli ospedali se avranno incidenti "per colpa" delle loro attività liberamente scelte...

Per adottare misure punitive occorrerebbe essere certi che alcune patologie siano causate da stili di vita scorretti; bisognerebbe essere certi, cioè, della relazione causa-effetto. Ma molti sono i possibili co-fattori nell'insorgenza di una malattia, compresa la predisposizione genetica. A innescare i tumori possono contribuire fumo, condizioni ambientali e lavorative, inquinamento. Il problema della causalità si pone anche a proposito delle malattie legate alla cosiddetta «dieta scorretta e sbilanciata». Ma quali prove esistono che cibi ricchi di grassi animali, per esempio, siano responsabili di malattie cardiovascolari? Studi comparativi su grasso e livelli di colesterolo in diverse culture e luoghi sono lungi dall'offrire elementi univoci. Un unico esempio per tutti: il Giappone si trova di fronte al paradosso di un decremento dei tassi di morbilità per malattie di cuore in una società che ha una delle più alte percentuali al mondo di fumatori e che, negli ultimi 40 anni, ha conosciuto un incremento del 40 per cento nel consumo di grassi saturi.

In conclusione, possiamo solo sperare che le decisioni politiche su questi temi si reggano su studi epidemiologici affidabili e verificabili. Nessuno è autorizzato a pensare che faccia bene fumare, ingurgitare grassi fritti e stare tutto il giorno sprofondati sul divano. Eppure, la libertà di scegliere di ammalarsi in seguito a una vita "sregolata" deve essere difesa sempre e comunque. Sarebbe peggio, infatti, che uno Stato ci volesse "regolare" nei minimi particolari accampando interessi prioritari: Stato amico sì; Stato amico invadente e impiccione, no!

Il grafo del mio andamento febbrile. In ascissa: giorno/orario (febbraio 2007)