Da Repubblica.it
10 maggio 2006
Cagliari, la Corte d'appello riduce la pena comminata a un uomo
condannato a 4 anni e 8 mesi
per violenza sessuale sulla moglie
"Il danno psicologico di una aggressione subìta dal coniuge è minore rispetto a quello provocato da un estraneo"
CAGLIARI - Se la violenza sessuale viene compiuta fra le mura domestiche
può essere considerata "lieve". Ovvero se a violentare una donna è il marito, il
danno psicologico è meno grave. Con questa formula la Corte d'appello di
Cagliari ha ridotto la pena comminata a un tecnico specializzato che nel 2003
era stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Ma i giudici d'appello
hanno considerato "di lieve entità" le violenze perpetrate da D.B., 46 anni
[...] sulla moglie. E hanno riconosciuto l'ipotesi meno grave del reato di
molestie sessuali, quella prevista dal VI comma dell'articolo 609 bis del codice
penale.
Dopo circa 18 anni tra fidanzamento e matrimonio, e i primi accenni di crisi
manifestati da parte della donna, il marito aveva cominciato a pretendere con la
forza il rispetto dei "doveri coniugali", maltrattandola e costringendola ad
avere rapporti sessuali.
Stando alle testimonianze della vittima, che non si è costituita in giudizio, le
angherie sarebbero durate diversi anni. Fino a quando, nel gennaio 2001, la
donna ha trovato il coraggio e ha inviato in contemporanea due lettere: una al
suo avvocato per avviare la separazione, l'altra alle forze dell'ordine per
denunciare il marito.
Nel 2003 il tecnico specializzato è stato processato per violenza sessuale,
maltrattamenti e lesioni, e condannato a 4 anni e 8 mesi. La settimana scorsa è
arrivata la sentenza della Corte d'Appello che, accogliendo la richiesta
dell'avvocato Pierluigi Pau, ha ridotto la pena a 2 anni di reclusione,
riconoscendo la lieve entità del fatto. Secondo una sentenza della Cassazione,
citata da Pau nell'arringa, infatti, il danno psicologico derivante dalla
violenza subìta da parte del coniuge sarebbe inferiore rispetto a quello
provocato da un estraneo.