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SURGERY

Fotodiario di un intervento chirurgico

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Lunedì 18 settembre: il ricovero. La vita ti si interrompe senza darti la gaiezza di una vacanza o lo stimolo di un bel cambiamento. Ti senti costretto nella nuova situazione anche peggio che in galera: almeno lì ci possono essere degli avvocati che ti abbreviano i tempi... in ospedale no, tutto deve scorrere da un capo all'altro senza deviazioni e senza accelerazioni. L'impatto è paradossale: non sei tu che sei lì per fare qualcosa, quel qualcosa sei tu. La mente non deve rimanere nel solito girotondo di pensieri, deve invece auto-convincersi che la "normalità" è già lontana, ora deve affrontare un punto di vista in cui è oggetto e non più soggetto. Se non fai questo, sei destinato ad aggiungere un'indicibile sofferenza psicologica a quella ancora ignota del corpo.   
Martedì 19 settembre: l'attesa. Non ci soffermiamo quanto necessario su questa parola, ma è importantissima; se è collegata a un evento non lieto, come appunto un intervento chirurgico, diventa basilare. "Domani" non sembra neppure un giorno, è un destino, una curiosa certezza assoluta in un evento ancora inesistente. La mente non deve, non può ribellarsi all'attesa: la deve accettare completamente senza riserve. Non puoi pensare alternative, non puoi immaginare scappatoie: un destino è tracciato, il tuo, e niente a te conosciuto può mutarlo. Se lo accetti supinamente lo sopporti assai meglio. 
Mercoledì 20 settembre: il cambiamento. Ecco, sei mutato, non sei più lo stesso, hai lasciato quel che eri prima per terra come la pelle in muta. Stavolta ti hanno fatto qualcosa di fisico, una violenza benigna; non si tratta di vaga "esperienza", pure quella capace di indurre mutamenti, ma di modificazione materiale, che è anche psicologica, che è destinata a diventare non un ricordo ma molto di più: un pezzo di te. Ora potrai forse andare in galera, potrai emigrare in lande sconosciute, potrai diventare una star... ma non è la stessa cosa del mutamento indotto da un'operazione chirurgica: la galera, l'emigrazione e la celebrità non ti vogliono modificare il corpo.     
Giovedì 21 settembre: risalita. Adesso devi riorganizzarti. Devi prendere confidenza col corpo che ti ritrovi: aggiustato, modificato, cambiato. Può essere un processo lungo, naturale, faticoso... non lo sai; sai soltanto che devi farlo, obbligatoriamente. Se avevi la malattia da 15 anni, ritorni a 15 anni fa: è una piccola utopia che si realizza, un salto nel tempo che è un po' di più che solo psicologico.   
Venerdì 22 settembre: assestamento. L'avevi trascurata: c'è pure la convalescenza. Avevi sentito dire che dopo un'operazione si torna a sorridere; sì e no. Non stai subito bene, l'organismo si deve assestare, deve ricalibrarsi. E tu immagini milioni di omini laboriosi dentro di te che aggiustano, che misurano, che mettono a posto. E mentre le ore scivolano, e le giornate si accendono e si spengono facendoti allontanare dal giorno dell'operazione, la convalescenza domina il presente coi suoi piccoli fastidi, con le piccole accortenze, coi piccoli obblighi a cui ti sottopone. 
Sabato 23 settembre: l'altalena. Stai meglio, stai peggio. Ma i medici che sanno tutto ti dicono sempre che "è normale". Ti viene voglia di raccontar loro una balla (Sento una musica nella pancia, mi sono toccato i capelli e li ho visti cambiare colore...) per misurare la vastità della loro percezione della normalità. Eppure, mannaggia, hanno sempre ragione loro; e la tua profonda ignoranza è la sola spiegazione che ti può alleviare il senso di ripicca che senti crescere. E così vai su e giù, ti senti meglio e ti senti peggio... ma sempre nei confini non sai quanto elastici della "normalità".
Domenica 24 settembre: ultimo giorno d'ospedale. Puoi trovartici pure bene, ma lasciare l'ospedale e tornare a casa è sempre un'emozione. Sei entrato con la speranza di guarire, ne esci con la certezza di aver assolto all'obbligo morale di essere guarito. Casa tua ti aspetta. Rientrerai nella tua dimensione, ma stavolta sei un "guarito", un ex (malato, sofferente, preoccupato), una persona diversa che torna nella casa in cui abitava quell' "altra", quella che in sala operatoria hanno cancellato. Star bene assume man mano un valore sempre più assoluto e, magicamente, gli altri guai che hai ti sembrano tutti assai più sopportabili.