TEODICEA DI LEIBNIZ
II obiezione del compendio di Gottfried W. Leibniz ai suoi Saggi di
teodicea (cfr. Il senso del male, a c. di Gianfranco Bertagni)
II. Obiezione
- Se c'È piu' male che bene nelle creature intelligenti,
c'È piu' male che bene in tutta l'opera di Dio.
- Ora c'È piu' male che bene nelle creature intelligenti.
- Dunque c'È piu' male che bene in tutta l'opera di Dio.
Risposta. Si nega la maggiore e la minore di questo sillogismo condizionale.
Quanto alla maggiore, non È accettabile, perchÈ questa pretesa conseguenza
dalla
parte al tutto, dalle creature intelligenti a tutte le creature, suppone,
tacitamente e senza prova, che le creature prive di ragione non possano essere
comparate e messe in conto con quelle che l'hanno. Ma perchÈ non supporre che
il surplus di bene nelle creature non intelligenti, che riempiono il mondo,
ricompensi e anche sorpassi in modo incomparabile il surplus di male nelle
creature ragionevoli? È vero che il valore di queste ultime È maggiore; ma, in
compenso, le altre sono incomparabilmente di piu'; e puo' essere che la
proporzione del numero e della quantita' sorpassi quella del valore e della
qualita'.
Quanto alla minore, non la si deve del pari accettare, cioÈ non si deve
accettare che ci sia piu' male che bene nelle creature intelligenti. Non si ha
nemmeno bisogno di convenire che ci sia piu' male che bene nel genere umano,
perchÈ puo' darsi, ed È addirittura assai ragionevole, che la gloria e la
perfezione dei beati sia incomparibilmente piu' grande della miseria e
imperfezione dei dannati, e che qui l'eccellenza del bene totale, nel numero
piu' piccolo, prevalga sul male totale nel numero piu' grande. I beati si
avvicinano alla divinita' per mezzo del Mediatore divino, per quanto puo'
convenire a tali creature, e fanno dei progressi nel bene che È impossibile ai
dannati fare nel male, quando si avvicinano il piu' che possono alla natura dei
demoni.
Dio È infinito, e il demonio È limitato; il bene
puo' andare e va all'infinito, mentre il male ha i suoi limiti. Puo' accadere
dunque, e credo sia cosi', nella
comparazione fra beati e dannati, il contrario di cio' che abbiamo detto poter
accadere nella comparazione tra creature intelligenti e non intelligenti, cioÈ
puo' essere che, nella comparazione fra felici e infelici, la proporzione dei
gradi [di valore] superi quella dei numeri, e che,
nella comparazione fra creature intelligenti e non intelligenti, la proporzione
dei numeri sia piu' grande di quella dei valori. Si ha diritto di supporre che
una cosa È possibile, finchÈ non si prova che È impossibile; e comunque
quello che qui si propone supera la supposizione.
Ma in secondo luogo, quand'anche si ammettesse che c'È piu' male che bene nel genere umano, si ha poi ogni motivo di non ammettere che ci sia piu' male che bene in tutte le creature intelligenti; perchÈ c'È un numero inconcepibile di geni, e forse anche di altre creature razionali; e un avversario non potrebbe provare che, nell'intera citta' di Dio, composta tanto di geni che di animali razionali senza numero e di una infinita' di specie, il male superi il bene; e, benchÈ non si abbia bisogno, per rispondere a una obiezione, di provare che una cosa È, quando basta la sua sola possibilita', non si È tralasciato di mostrare in quest'opera che È una conseguenza della perfezione suprema del sovrano dell'universo che il regno di Dio sia il piu' perfetto di tutti gli stati o governi possibili, e che, di conseguenza, il poco di male che c'È sia richiesto per la pienezza di bene immenso che vi si trova.