La teologia dei paradossi
Mio adattamento da un capitolo de “Il Vangelo secondo la Scienza”, di P. Odifreddi
Il cristianesimo ha voluto indicare, se non imporre, una teologia irrazionale, facendo dell’irrazionalismo una verità superiore invece che condannarlo. Cosa che ha precipitato il mondo contemporaneo nell’assurdo e nelle credenze nel paranormale.
La teologia irrazionale è basata sui paradossi, studiando i quali, quindi, la si può conoscere. In tal senso l’approccio deve necessariamente appartenere a una “teologia razionale”, in grado cioè di utilizzare un metodo di indagine fondato sulla logica.
Dio è menzognero
Il paradosso più antico è probabilmente la nascita del male dal bene, del diavolo da dio.
In Genesi (I, 3-8) durante la creazione dio separa la luce dalle tenebre e le acque superiori da quelle inferiori. Ma nel libro non c’è scritto “e vide che ciò era buono”, come accadrà per gli altri giorni della creazione. Dio quindi non esprime soddisfazione per queste prime due azioni creatrici. Perché mai?
Inizialmente, nell’Antico Testamento, dio è unico; ma poi decide di “guardarsi” e così realizza una scissione tra lui che guarda e lui che è guardato. In greco, il termine che scinde è reso con “diavolo”: il diavolo è quindi il divisore, o anche il “senza valori” (demonio) e “avversario” (satana).
La divisione, il dividere, allora, attiene alla negatività, per cui il dio che divide non può esserne soddisfatto.
In Genesi (III, 1-5) appare in scena il diavolo sotto forma di un serpente, e immediatamente mette in difficoltà la natura di dio. Egli chiede infatti ad Eva se era vero che dio aveva proibito loro di mangiare i frutti dell’Eden. Eva racconta al serpente della proibizione avuta circa i frutti dell’albero centrale del giardino, pena la morte.
Ma il diavolo le spiega che non è vero che moriranno mangiando quei frutti, anzi, acquisirebbero la conoscenza del bene e del male.
Quando Adamo ed Eva mangiano il frutto proibito, effettivamente non muoiono. Dio quindi aveva loro mentito! Mentre il diavolo aveva detto la verità. La successiva ira di dio si può interpretare, quindi, non solo come quella di un giudice che condanna ma anche, o soprattutto, come quella in forma di vendetta di un bugiardo che è stato smascherato.
Il tema della menzogna di dio si ripete nella Bibbia (vedi Salmo 69 e Libro di Giobbe) e viene rielaborato dallo psicanalista moderno Carl Gustav Jung: il creatore ha dimostrato di essere moralmente inferiore alle creature, per cui decide di farsi uomo (incarnazione) intanto per migliorarsi ma soprattutto per espiare le proprie colpe morendo.
Il diavolo è menzognero
Nel Nuovo Testamento si tenta di aggiustare l’incongruenza, definendo il diavolo “padre della menzogna” (Vangelo di Giovanni: VIII, 44). Ma questo ha prodotto soltanto persecuzioni ottuse contro chi dice falsa testimonianza, modello imprestato pure alla Legge terrena; il risultato non voluto ma più interessante è stato il seguente ulteriore paradosso.
Facendo dire a Cristo “io sono colui che dice la verità”, gli si contrappone il diavolo, che non può far altro che dire “io sono colui che dice il falso”.
Si verifica il seguente schema logico detto “paradosso del diavolo”:
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Il paradosso del diavolo |
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Ciò che dico è falso (F) |
Ciò che dico è vero (V) |
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“Io dico il falso” (F) |
F * F = V |
V * F = F |
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Traduzione |
E’ falso che dico il falso, quindi ciò che dico è vero |
E’ vero che dico il falso, quindi ciò che dico è falso |
Questo è considerato il più antico e ostico paradosso logico. La sua struttura si rintraccia già nel VI secolo a.C in Epimenide di Creta che, non a caso, venne aspramente attaccato dal delirio di Paolo di Tarso (Lettera a Tito: I, 10-12).
Nota: il calcolo logico è comprensibile associando a F il segno - e a V il segno +. In questo modo, con le note regole algebriche, + * + = + e + * - = - e - * - = +
Gli ordini contraddittori
Aristotele diede di questo paradosso una forma legata alla disobbedienza, ponendo il quesito: si può ordinare di non obbedire?
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Non obbedisco all’ordine (F) |
Obbedisco all’ordine (V) |
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“Ti ordino di non obbedire” (F) |
F * F = V |
V * F = F |
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Traduzione |
Non obbedisco all’ordine di non obbedire, quindi obbedisco |
Obbedisco all’ordine di non obbedire, quindi non obbedisco |
Nel Corano (XV, 28-43 e XXXVIII, 71-85) la mitologia islamica si sbizzarrisce ad accreditare a dio questo dilemma diabolico.
Dio ordinò a tutti gli angeli di prostrarsi all’uomo che aveva appena creato dal fango; ma l’angelo Iblis si rifiutò, dicendo che mai avrebbe adorato del fango. Dio allora lo scacciò e lo maledisse; Iblis gli rispose che dio lo aveva ingannato, perché gli aveva sempre detto di adorare nessun altro che dio stesso, e per questo Iblis avrebbe ingannato l’Umanità rendendo bella agl’occhi degl’uomini ogni turpitudine.
Dio pone una questione tipica da diavolo, da cui si può uscire solo disobbedendo: adorare Adamo disobbedendo al comandamento di non adorare altri che dio, oppure obbedire al comandamento non adorando Adamo.
Ancora una volta, l’angelo ribelle si dimostra logico e veritiero, dove dio è irrazionale e mentitore. Dio è subdolo, il diavolo è vittima delle contraddizioni divine.
I “doppi vincoli” di Gregory Bateson
Un ufficiale ordina al soldato Bob di fare la barba soltanto ai soldati che non se la fanno da soli. E’ la situazione di Epimenide: un tale barbiere non potrebbe esistere. Infatti, chi può fare la barba a Bob? Non Bob stesso, perché l’ordine dice di radere solo chi non si rade da solo. Tuttavia, quello stesso ordine gli ordina di fare la barba a chi non se la fa da solo, cioè a se stesso.
Secondo Gregory Bateson questi sono doppi vincoli, l’esposizione ai quali provoca specialmente nei bambini (che li subiscono in famiglia e a scuola) l’incapacità di distinguere il linguaggio dal metalinguaggio. Ciò può causare tre forme di schizofrenia:
l’ebefrenia, detta pure “psicosi della giovinezza”, un disturbo grave per cui ci si esprime con eccessiva minima facciale, si sorride senza motivo, si saltella dall’eccessiva gaiezza all’ansia;
la paranoia, a causa della quale si cercano ossessivamente inesistenti significati nascosti nel linguaggio;
la catatonia, che è la chiusura a ogni linguaggio, e può sfociare nell’autismo.
I doppi vincoli sono molto diffusi, basta riconoscerli. Per esempio, nell’educazione. Si vuole educare all’autonomia ma si pretende la dipendenza; si vuole valorizzare la spontaneità ma si esige l’obbedienza; si esalta l’individualità ma non si rinuncia a indirizzare verso il conformismo.
Altri doppi vincoli: si vorrebbe diventare magri senza rinunciare a mangiare molto; si aspira a un partner sessuale santa/morigerato di giorno e puttana/depravato di notte; il codice militare punisce l’autolesionismo; in politica, si pretende che si richieda dal basso ciò che viene imposto dall’alto.
La menzogna sembra permeare e caratterizzare tutta la cultura, la comunicazione, il comportamento. Gesù stesso, mentre si auto dice “Io sono la Verità” (Giovanni: XIV, 6), poi ci ripensa e nello stesso Giovanni (XVIII, 36) ammette “Il mio regno non è di questo mondo”. Come dire: ciò che caratterizza la Terra è la menzogna (il diavolo) non certo la verità (il cristo), quindi fammi spostare il mio regno altrove…
La teologia irrazionale
Un dio che si fa uomo, un immortale che muore, un onnipotente che viene crocifisso, una sapienza destinata a ignoranti, una potenza destinata ai deboli: la teologia cristiana è tutta un paradosso. Ma è un paradosso accettato: “credo perché è assurdo”, diceva Tertulliano, e così confermava la concezione paradossale della fede cristiana inaugurata da Paolo.
Nel secolo VI, Anselmo col suo Proslogion asserì di “credere per capire”, opposto al “capire per credere”, ma già un tentativo di ricostruire una razionalità nella teologia che passerà per la Scolastica fino a Tommaso d’Acquino che voleva eliminare dalla fede proprio l’aspetto paradossale.
Alla via razionale si opposero i mistici: Francesco d’Assisi, Caterina da Siena, Giovanna d’Arco. Alla fine, con la teologia negativa di Cusano, il tentativo “razionalizzante” fallì e la fede tornò a bearsi nel paradosso.
Martin Lutero distinse un dio rivelato da un dio nascosto: il primo è l’aspetto che il secondo ha scelto per presentarsi a noi; ogni altra interpretazione è blasfema, bisogna solo abbandonarsi passivamente alle scritture.
Sia Lutero che Calvino osteggiarono il libero arbitrio del cattolicesimo, propendendo per la predestinazione (e questo fu un punto importante della “rottura” al Concilio di Trento).
Nel XVII secolo, Blaise Pascal afferma che per credere non bisogna utilizzare la logica ma l’empirismo delle leggi probabilistiche: si rischia meno a credere se dio non c’è.
Nel XIX secolo il paradosso è al culmine con Soren Kierkegaard: i paradossi religiosi sono uno scandalo, una trappola per la ragione che cerca il divino.
Infine, nel XX secolo c’è la “morte” di dio: Nietzsche, che rielabora la morte del Pan di Plutarco. E’ la negazione della tradizionale idea di dio, oggi oscurato, silente, assente. Dio è vuoto, senza senso. Si arriva all’ossìmoro della “teologia ateista”: in assenza del Padre, ci si deve accontentare del Figlio…
Infine c’è il recupero dell’ortodossia con Giovanni Paolo II, che ha chiuso definitivamente gli spiragli del Concilio Vaticano II nonché le ingenuità delle teologie paradossali.