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TERREMOTO RèTORE

 

Non ho mai visto tanta retorica melensa e dietrologica quanta ne hanno mitragliato i mass media, e la tv in particolare, in questi giorni di terremoto in Abruzzo. Da lunedì notte 6 aprile 2009, è tutto un rutilare di falsi lutti e piagnistei a comando. Vado a enumerare quelli che mi ricordo. Un canale privato di Napoli, che seguo solo per i film di Totò che trasmette, ha scelto in questi giorni quelli che meno fanno ridere e che prevedono un Totò moraleggiante e compassato; caspita, che selezionatori! "Striscia la notizia", pur di vestirsi a lutto, ha ucciso il proprio guru della strafottenza (Antonio Ricci) levando le maschere di pagliaccio ai conduttori e i balletti scosciati delle veline. Il programma pomeridiano più seguito, "Festa italiana", da luna park con nani e ballerini, è piombato nella diffusa atmosfera lugubre d'ordinanza con una Balivo palesemente a disagio senza sorrisetti e mossettine. Il "sorriso rovesciato" dell'altro pomeridiano, Cucuzza, è diventato un improbabile ghigno di sofferenza mentre recita salmi al posto di servizi giornalistici. Del "vescovo" Vespa neanche a parlarne: ma come fa a creare dal nulla uno "special" il giorno stesso dell'evento e con tutti i volti più tristi che possono raccattarsi? La stessa "laica" Rai3, non s'è sottratta alla retorica di colla preferendo spesso ammannirci scene strazianti, occhi di bimbi impauriti, macerie in controluce e pompieri eroi che vanno e vengono.

Sono cinico e insensibile, dirà qualcuno. Non so. Come chiamare, allora, il telecronista che si mette in mezzo ai morti e al disastro pur di spiattellarli in tutta la loro immotivata crudeltà? Come chiamare il clero, coeso a impartire ordini di generosità tenendo le borse rigorosamente chiuse? Il lutto, imponente o minimo che sia, è una merce con una scadenza certa. Abbiamo dimenticato il Belice nel giro di pochi giorni, abbiamo cancellato l'11 settembre la settimana dopo, ci siamo subito distratti dopo lo tzunami che ci pareva troppo lontano per poterci davvero coinvolgere. E così abbiamo fatto per i bimbi ammazzati, per le donne violentate e per gli innocenti uccisi dai sassi dal cavalcavia. Aspetto, come tutti, che la tv e i giornali ci ridìano le scemenze di sempre: 'fanculo il terremoto, noi non vogliamo pensare...