Testimonianze aneddotiche
Fonte SkepDic.com
Testimonianze e aneddoti sembrano convincenti forme di “prove” a favore delle credenze. Tuttavia, il racconto sincero e sentito dell’incontro con un angelo o un alieno, con un fantasma o lo Yeti, dell’aver osservato aure violacee intorno a pazienti morenti o guru levitanti, ha scarso valore empirico nello stabilire la ragionevolezza del credere in cose simili.
La testimonianza per “esperienza personale” in questioni paranormali (sensitività, magia) e soprannaturali (fenomeni religiosi) non ha valore scientifico: se altri non avranno la stessa esperienza nelle stesse condizioni, allora non vi sarà alcun modo di verificare l’accaduto. E se non vi è modo di verificare le affermazioni fatte, non si potrà nemmeno giudicare se l’esperienza in sé è stata una mera illusione o se invece era stata interpretata correttamente.
Il motivo per cui queste testimonianze non hanno validità scientifica risiede nel ruolo che autoinganno e percezione selettiva giocano in simili vicende. La maggior parte dei "sensitivi" non si rende nemmeno conto di aver bisogno di testare i propri poteri in condizioni controllate per escludere l’eventualità di autoilludersi. Essi sono semplicemente contenti e appagati dalle proprie esperienze. Esperimenti controllati convaliderebbero invece che hanno tenuto conto solo degli apparenti successi mentre ignoravano o minimizzavano opportunamente i fallimenti. Un test in condizioni controllate può determinare se vi siano altri fattori in gioco, non escluso il raggiro! Pertanto, prese a sé, le testimonianze degli psichici non possono avere alcuna attendibilità.
Ma se racconti del genere non sono attendibili, come mai risultano tanto popolari o convincenti?
Le ragioni possono essere molteplici. Le testimonianze sono spesso vivide e dettagliate, il che le rende credibili all’apparenza. Sono spesso addotte da gente molto entusiasta, che sembra onesta e affidabile, senza motivi verosimili per volerci ingannare. Questa gente può anche assumere i tratti di una presupposta autorità in materia, come un dottorato di ricerca in psicologia o fisica, e non tralasciamo il fatto che molti resoconti sono offerti immediatamente dopo l’evento psichico, anche prima che le sue (eventuali) conseguenze possano avere luogo. In effetti quindi si compie una registrazione dei cambiamenti negli stati d’animo, piuttosto che nei concreti risultati fisiche che interesserebbero. Infine, le testimonianze risultano credibili perché molta gente vuole crederci, nonostante non abbiano alcun valore di per sé qualora non siano verificabili in qualche modo.
Per esempio, qualcuno tempo fa espose sul Web una storia dal titolo “Cura del Cancro tramite TT: vi si raccontava che allo zio dell’autore fosse stato diagnosticato un cancro, e che secondo il medico curante i due mesi di radioterapia non avevano avuto esiti positivi; nove mesi prima all’uomo era stato detto che gli restavano due mesi di vita, ma secondo il nipote egli era ora “vivo e vegeto” poiché un guaritore spirituale lo aveva trattato col Tocco Terapeutico (TT). Seguiva una descrizione di come il TT fosse stato impartito:
“Il guaritore indirizza la propria energia verso il corpo del paziente senza toccarlo, onda per onda. Nel nostro caso pose le mani al di sopra del petto di mio zio e le mosse lentamente tutt’intorno ai polmoni per circa trenta minuti.”
Ovviamente il medico si era sbagliato nel diagnosticare quanto fosse rimasto da vivere al paziente. Predire quanto a lungo un malato di cancro possa sopravvivere è una faccenda molto fallibile, e magari l’errore insegnerà al dottore a non essere così maledettamente sicuro delle proprie previsioni in circostanze future. O magari sia lo zio che il nipote avevano male interpretato il medico, il quale avrebbe potuto esprimersi in modo più qualificato, come: “La mia ipotesi più attendibile potrebbe essere…”; oppure “Basandomi su un caso simile, potrei stimare…” Può darsi benissimo anche che il medico si fosse sbagliato nello stimare l’efficacia della terapia, la quale avrebbe funzionato molto meglio del previsto. Potrebbe essersi trattato di remissione spontanea, o potrebbe essere successo che sia le diagnosi mediche che le cure fossero errate, e lo zio era rimasto vivo perché i medici lo avevano praticamente lasciato stare, dandolo per spacciato! O forse l’autore stesso della storia stava mentendo. Ma cosa appare più probabile? Quello che sappiamo per certo (ammesso che i fatti esposti siano tutti veri) è che il paziente sopravvisse più a lungo di quanto il medico aveva predetto, e che sia la radioterapia che il tocco terapeutico erano stati praticati. In un caso del genere non vi sono evidenze abbastanza convincenti per stabilire se sia stata la radioterapia o il tocco terapeutico l’agente causale significativo in quanto è accaduto: occorrono studi di controllo, non storie aneddotiche, per determinare se veramente il TT possa essere un elemento favorevole nel trattamento del cancro.