To catch a predator
“To catch a predator” (prendere, acchiappare un predatore) è un programma della televisione americana NBC che denuncia casi (si suppone reali) di pedofili a caccia di vittime. La struttura del programma è la seguente: gli autori, d'accordo con la polizia, tendono trappole sulle chat in internet; un complice maggiorenne si spaccia per minorenne (anche di 12 anni), finge di abboccare all'aggancio sulla chat e poi di acconsentire alle profferte sessuali del “predatore”. In questo modo nasce un appuntamento, e la troupe del programma può tendere l'imboscata. Il malcapitato accetta l'invito di quello che ritiene un minorenne pronto a fare sesso con lui, e va a casa sua per quello scopo. In casa c'è davvero la “preda” (una ragazza maggiorenne truccata da minorenne) che, però, dopo aver incoraggiato l'uomo a entrare in casa, temporeggia, con una scusa esce di scena e al suo posto arriva il conduttore del programma Chris Hansen, che svela al predatore di essere finito in trappola. A questo punto, qualcuno dei predatori così sorpresi accetta un breve scambio di battute con Hansen, altri fuggono quasi subito. Ma in tutti i casi fuori della casa c'è la polizia ad aspettarli, e li arresta in diretta. La pena, oltre al pubblico ludibrio, sarà dai 4 ai 7 anni di galera nella maggioranza dei casi.
Il predatore non ha molte vie di scampo: le conversazioni sulla chat (che hanno preceduto e preparato quell'incontro) vengono intercettate e registrate, e i passaggi più significativi gli vengono rinfacciati in diretta tv. Di solito, il predatore non nega l'evidenza, spesso accampa scuse penose e, roso da comprensibili e invasivi sensi di colpa, si dichiara pentito del tentativo di violenza sessuale che gli viene contestato. Ma in qualche caso, dalla scontata morale che anima il programma intero, fa capolino una dichiarazione che, assieme alla veste di patetica scusa, ha pure quella dell'interessante riflessione: il predatore è stato invitato esplicitamente dalla vittima, e la vittima ha acconsentito liberamente alle sue prospettive sessuali, cosicché il sapore della violenza gli appare molto superficiale.
Questo aspetto della vicenda non è affatto banale; anzi, è alquanto interessante. Nel senso che fa sorgere la domanda: ma è lecita una trappola se prende spunto da una istigazione? Non v'è alcun dubbio sul fatto che un adulto non deve accettare qualsivoglia invito sessuale che dovesse provenire da un minore; e neppure è dubitabile che, a qualunque provocazione egli fosse esposto, l'adulto deve conservare una posizione di netto rifiuto. Questi “paletti”, però, non impediscono di riflettere liberamente. Se una persona fa credere di essere minorenne e ciononostante si pone come consenziente e in tale veste “seduce” l'adulto, vi è forse una concausa, una forzatura alle libere scelte dell'adulto.
Secondo aspetto: organizzare trabocchetti e tranelli dimostra che si sceglie la strada più facile (e vile) a parità di usufrutto, ma non è di per sé criticabile; le forze dell'ordine di tutto il mondo usano queste strategie quando si tratta di cercare prove di delitti. Qui però il trabocchetto e il tranello non sono finalizzati a cercare prove, ma a costruirle; la polizia non previene il misfatto, né tanto meno lo blocca, ma addirittura lo promuove, lo fa nascere, lo incoraggia.