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dal 6/10/05
Da Repubblica online del 5-9-05
Dopo le segnalazioni e
le proteste l'istituto di autodisciplina del settore decide il
"congelamento" della campagna-shock
Stop alle pubblicità gay di Toscani "Non
affiggere più quei manifesti"
Nelle immagini due uomini si baciano e si toccano
le parti intime La reazione del fotografo: "Mi ferma solo la giustizia
ordinaria"
MILANO - L'ultima campagna pubblicitaria-shock di Oliviero Toscani
- cartelloni di sei metri per tre che ritraggono due uomini che si baciano
e si toccano all'altezza delle parti intime - è finita nel mirino del
Comitato di controllo dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria (Iap),
che ne ha vietato la prosecuzione dell'affissione. Un provvedimento cui
Toscani ha reagito con evidente irritazione: "Basta! Ancora una volta
questi blocchi. La Iap non ha nessun potere per bloccare una campagna
pubblicitaria: sono solo una corporazione. Quando mi fermerà la giustizia
ordinaria: mi fermerò. A me nessun giudice mi ha mai convocato".
"Loro non possono bloccare niente - ha aggiunto Toscani - Sa perché ce
l'hanno con me? Perché gli investitori sanno che se io faccio una cosa ne
parlano tutti e questo rovina il mercato. E poi che cosa vogliono
bloccare: ormai la campagna Re-re è bella che finita".
I manifesti, già esposti ai primi di settembre, avevano suscitato le
proteste di molti cittadini: da qui l'intervento del Comitato. Che ha
ordinato non di eliminare i cartelloni già affissi - che reclamizzano la
Ra-re, ditta di abbigliamento maschile - ma di smettere di affiggerne
altri.
L'ingiunzione è stata decisa il 14 settembre, ma è diventata effettiva
soltanto dieci giorni dopo. Successivamente il testo del provvedimento è
stato diffuso su internet, nel sito dello Iap. "L'ostentazione volgare e
provocatoria di situazioni legate all'intimità sessuale - si legge nel
testo - porta la comunicazione a scadere in una inaccettabile lesione
della sensibilità del pubblico".
I messaggi - prosegue il testo - "oltre a
turbare un pubblico adulto, possono colpire l'attenzione dei minori che
non hanno chiavi di lettura per capire le immagini, provocando loro ansia
e disagio". E poi c'è "la netta incongruità tra la comunicazione
pubblicitaria avente fini meramente commerciali e le immagini diffuse".
"Lungi dal volere stimolare un serio e corretto approccio al tema della
parità sessuale - conclude il testo - i messaggi mirano unicamente a
colpire l'attenzione del pubblico ad ogni costo, turbandone la sensibilità
attraverso rappresentazioni volgari tout court".
"Non si tratta né di censura né di discriminazione contro gli omosessuali
- hanno spiegato allo Iap - ma di semplice tutela della sensibilità dei
cittadini, soprattutto dei minori. Se si fosse trattato di eterosessuali
sarebbe stato lo stesso".
Dello Iap fanno parte le imprese che investono in pubblicità, le
organizzazioni professionali del settore e i mezzi di diffusione della
pubblicità. Tutti soggetti che si sono dotati di un codice di
autodisciplina.



