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Se condannano per una croce,

siamo alle crociate

20 novembre 2005 - Allora: il giudice Tosti è stato condannato a 7 mesi in primo grado. Ora ci sarà l'appello ed eventualmente la Cassazione. Fino ad allora, egli è tecnicamente innocente. È stato condannato per un reato (omissione d'atti d'ufficio) neppure commesso perché il suo diretto superiore, il ministro, lo ha sospeso appena dopo che lui gli aveva comunicato la decisione di non voler lavorare in aule in cui era presente il simbolo della croce. Il motivo: la croce annulla de facto quella uguaglianza della legge per tutti garantita dalla Costituzione: un musulmano, un buddista o un ateo, come si deve sentire a essere giudicato da un tribunale così ostentatamente "cristiano"? È simmetrico a quel che accade a un cristiano che dovesse essere giudicato da un tribunale islamico. Con la notevole differenza che l'Italia non è - almeno in via di principio - uno stato teocratico, e quindi non si può permettere di avere tribunali "marchiati" da una specifica religione.  

Non entro in competenze giuridiche che non ho. Peraltro, ad oggi, le motivazioni della sentenza non sono ancora note, quindi rischierei di avere opinioni monche di informazioni.

Ma un po' di considerazioni personali le posso avanzare, sempre che siano ancora libere. E la prima è l'amara presa d'atto su una incredibile persecuzione che s'è commessa a danno di un cittadino solo per aver espresso un libero pensiero. E se un giudice, come anche un fabbro o un disoccupato, ritiene di essere in una situazione illegittimamente contraria ai propri credi e alle proprie opinioni, e per questo viene incriminato, dobbiamo necessariamente dedurre che in Italia manca la libertà di pensiero.

Una seconda considerazione è sulla incongruità della reazione, che supporta l'argomento della persecuzione. Sarebbe come se io, insegnante, dichiarassi al dirigente scolastico di non poter far lezioni in aula e questi, nonostante che io nel frattempo non mi fossi mai sottratto a quel dovere, mi farebbe incriminare. Cos'è, un'imputazione preventiva? Cos'è, una paradossale equivalenza fra intenzione e azione? Se domani io dichiaro pubblicamente di voler abbandonare la scuola, mi ritrovo automaticamente imputato?

A ben vedere, si può comprendere l'intenzione del ministro: lui ha assimilato Tosti al criminale che intenda uccidere qualcuno, quindi lo ha voluto fermare per qualcosa somigliante al "tentato omicidio". Ma questa è una risorsa argomentativa molto povera, e sono quasi sicuro anche giuridicamente infondata.

Tutto questo mi fa pensare alle Crociate, e in particolare alla terza, quella del 1187 in cui perì il Barbarossa, quando era papa Innocenzo III. La terza Crociata fu combattuta contro il turco Saladino e, mentre sul piano dei risultati essa fu irrilevante, diversamente si deve ritenere sul piano dell'insegnamento storico. Infatti, contrariamente ai signorotti difensori dei buoni ideali cristiani, che per liberare le città "sante" dai musulmani le radevano al suolo e macellavano i cittadini, quello sporco ottomano di Saladino conquistò Gerusalemme, dopo aver preso l'Egitto e parte dell'Arabia, ma non compì mai nessuna strage; anzi, esportava la propria cultura nelle terre conquistate e permetteva a quei popoli di potersi allontanare pagando un tributo.      

Tosti come Saladino ancora alle prese con le intolleranze teocratiche di un papa e le maniere autoritaristiche di Roma? Anche il nostro giudice ha tentato di portare nelle aule giudiziarie un po' di vera e sana cultura del diritto e dell'uguaglianza. Se l'hanno condannato per la croce, direi allora che siamo tornati alle crociate. Ma le crociate, più che terminare, a un certo punto si consunsero: dopo la quinta, e fino all'ultima, l'ottava, e dopo umilianti sconfitte, i cavalieri preferirono diventare mercenari in patria. Purtroppo, le Crociate non sono state solo il trionfo del fanatismo, ma anche la maggiore causa dell'impoverimento dell'Oriente, giacché spezzarono la funzione mediatrice di Bisanzio sulle rotte commerciali. Oggi, la crociata del pensiero dogmatico contro il pensiero libero costituisce un impoverimento culturale e antropologico, ma ugualmente imponente, perfido e letale.

Temo che la vicenda del giudice Tosti rimarrà ferma a quella condanna a 7 mesi. Ma dal deserto può sempre nascere un fiore. E il fiore mi auguro sia quello di portare alla ribalta del dibattito pubblico un problema assai pervasivo e pericoloso. Che il giudice Tosti faccia da apripista, e soffra come tutti quelli che hanno voluto questo ruolo. Ma che la sua sofferenza serva a sblindare una nuova epoca di più serena accettazione delle "laicità" individuali e collettive.

Calogero