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l'Universo

avvicina o allontana

Dio ?

(parte 2/2)

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Adesso che ne sappiamo un po' di più dell'universo, quali ragionamenti possiamo fare?

Beh, intanto bisogna riconoscere che chi vuole credere a una divinità che sta lì a creare, continuerà a crederlo, e a dire che tutti questi colorati e belli oggetti celesti sono nient'altro che il prodotto del suo dio. Quindi un'ulteriore "prova" della sua esistenza. E allora questo scritto non è per chi vuole credere e chiude gli occhi di fronte a proposte alternative, magari perché le considera "peccato", blasfeme o solo sciocche. Le proposte alternative invece sono necessarie perché bisogna sempre poter scegliere. Non è possibile non poter parlare di Dio, e non è possibile parlarne solo bene! La Natura ci ha fatto liberi anche di criticare tutto. Le religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo e islam) non concedono ai propri credenti di criticare e di mettere in dubbio Dio; ma questo non è "per non offenderlo" bensì perché alle religioni è necessario che non si pensi con la propria testa, che non si indaghi, che non si vada a spulciare. Aver fede, sostanzialmente, significa proprio rinunciare a pensare. La religione ha sempre odiato e perseguitato il libero pensiero, perché ha sempre temuto di essere smontata, smascherata, ricondotta a quello che è: un'invenzione umana montata per ragioni ben conosciute, ma che non sono affatto quelle di ossequiare e di interpretare un dio bensì politiche (il potere) e psicologiche (paura della morte). L'approfondimento merita altre pagine e sopratutto la conoscenza della storia. 

Questo scritto è per chi non vuole dogmi né sicumere teologiche. Noi vogliamo conoscere, sapere, indagare liberamente. E non è detto che indagare sull'esistenza o meno di un dio sia uno sforzo inutile destinato a rimanere inutile. Il solo ragionare sulla questione accresce le nostre possibilità di analisi, fa scoprire nuove strade, insegna a scartare idee sciocche e a valorizzare idee nuove e feconde. Ragionare dà pure un piacere mentale, è divertente, riesce a dare un significato più profondo all'esistenza. Arriviamo a dimostrare che Dio non esiste? Perché no?! I credenti si vantano di non aver bisogno di tale dimostrazione. Ma questa è una posizione sciocca, giustificata soltanto da chi pensa che la fede sia una virtù e che sia sufficiente a farci rinunciare alle risposte. Invece, indagando liberamente, ci si convince sempre più che l'esistenza di un dio è incongruente, fa acqua da tutte le parti, è illogica, è perfino impossibile.     

La testa ce l'abbiamo. Quindi usiamola! Qui di seguito ho tentato di elencare alcuni semplici spunti; niente di complicato o di eccezionale, solo alcune idee anche banali e semplici, che dovrebbero servire a stimolare la riflessione. Questi spunti non sono l'arrivo ma solo la partenza dell'indagine. Successivamente, chi vuole, potrà (e a mio parere dovrà) studiare, farsi una cultura "scettica", sudare per capire quali e sono e perché esistono tutte le bugie e le frodi della religione. Un lavoraccio. Ma molto utile, statene certi. Allora, siete pronti? 

Prima questione: l'universo, come abbiamo visto, molto probabilmente è nato circa 14 miliardi di anni fa. Questa non è fede, ma un semplice ragionamento deduttivo proveniente dall'osservazione. Infatti, semplificando moltissimo, la luce più lontana proviene proprio da quella distanza, e quindi da quel "tempo"; se l'universo fosse sempre esistito (come fa capire per esempio la Bibbia) ci sarebbero luci più remote; ma non ci sono, quindi...

Seconda questione: possiamo pensare che sia esistito un dio che, 14 miliardi di anni fa, abbia creato l'Universo? No, e per diverse ragioni. Come ci spiega Einstein con la sua Teoria della Relatività, il tempo è iniziato assieme alla materia, all'energia e all'Universo; quindi "prima" non poteva esserci niente, neppure un dio perché neppure lui potrebbe esistere senza un tempo che fluisca. Anzi, dire "prima" non ha neppure senso. Seconda ragione: perché questo dio avrebbe fatto l'Universo e poi nulla più? Non risulta, infatti, che qualche divinità abbia creato qualcosa dopo l'Universo. Terzo: chi o cosa avrebbe creato il dio creatore? Questo è un assurdo che le religioni non possono liquidare neppure con la fede. Se ci fosse un dio creatore, il problema dell'inizio del tutto si sposterebbe più all'indietro (chi ha creato il creatore?) ma non si risolverebbe.

Terza questione: perché un dio avrebbe creato l'universo e tutto ciò che contiene? Per crearsi una compagnìa, per solitudine? Per approvvigionarsi di qualcuno che lo adorasse? Per avere qualcosa da fare? Per giocare? Le religioni rispondono ancora invocando la fede, ma non possiamo far finta di niente neppure questa volta! Non possiamo accettare il discorso secondo cui le motivazioni di un dio non possiamo né conoscerle né comprenderle! Oltre quelle qui ipotizzare, e ammettendo di averne ignorate un paio (la semplice follìa, per esempio: ma un dio pazzo è ancora un dio?), non ci possono essere altre motivazioni, né comprensibili né ignote.

Qual è la conclusione? Qual è la risposta alla domanda: "l'Universo avvicina o allontana Dio"? Chi vede un dio in stelle e pianeti, di solito non sa niente di scienza, quindi niente di matematica, di fisica e di astronomia. E neppure di logica. Chi crede, di solito è ignorante e gli pare che la fede sia una risposta completa di per sé che non ha bisogno d'altro. Ma questo è un fenomeno psicologico che si chiama principio di autorità: le affermazioni fatte da figure autorevoli (sacerdoti, genitori, insegnanti, ecc.) sembrano vere anche se sono sciocchezze. E purtroppo può essere anche un fenomeno psichiatrico: è folle (per la precisione: isterico), infatti, chi si ostina a credere a qualcosa anche di fronte all'assoluta assenza di quel qualcosa.

Non c'è alcun dio. Questa è la semplicissima risposta. Ma non significa affatto che siamo soli e che ci dobbiamo disperare per una vita unica e materiale. Spendiamo il nostro tempo al meglio: amando le persone che ci amano, facendo battere il cuore per qualcuno, abbracciando forte un amico, andando in pizzeria. Facciamo in modo di essere il dio di noi stessi. E quando sarà il momento, "quel" momento, non abbiamo paura più di tanto: quel che ci aspetta non è certo un infermo o un paradiso, solo un innocuo e benigno nulla. Ma se avremo speso bene la nostra vita, il nostro nome e il nostro ricordo non morirà così presto nella mente di quelli che abbiamo conosciuto. E questa è la cosa più importante e bella di tutte: ve la auguro di tutto cuore.

Di che cosa è formato l’Universo? La domanda può sembrare banale, visto che conosciamo la natura del pianeta su cui abitiamo e delle mille galassie che popolano il cielo. Invece tutto ciò che riusciamo a vedere con potenti telescopi non rappresenta neanche il cinque per cento della massa di cui l’universo dovrebbe essere formato, per confermare la correttezza delle teorie fin qui ideate per spiegare il mondo. E il restante 95 per cento costituisce la famosa «massa mancante» o «materia oscura», come l’hanno anche battezzata gli astronomi con un pizzico di sinistra fantasia.
Dove sia e quale possa essere la sua natura, nessuno scienziato è riuscito ancora a spiegarlo. Ogni tanto sembra di raccogliere qualche indizio; qualche volta c’è chi azzarda la possibilità di una materia dalle caratteristiche ignote: il risultato è che viviamo in un Universo di cui ignoriamo la vera natura. (Science, 1 luglio 2005)

Calogero

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