Adesso che ne sappiamo un po' di più dell'universo, quali ragionamenti
possiamo fare?Beh, intanto bisogna
riconoscere che chi vuole credere a una divinità che sta lì a creare,
continuerà a crederlo, e a dire che tutti questi colorati e belli oggetti
celesti sono nient'altro che il prodotto del suo dio. Quindi un'ulteriore
"prova" della sua esistenza. E allora questo scritto non è per
chi vuole credere e chiude gli occhi di fronte a proposte alternative,
magari perché le considera "peccato", blasfeme o solo sciocche. Le
proposte alternative invece sono necessarie perché bisogna sempre poter
scegliere. Non è possibile non poter parlare di Dio, e non è possibile
parlarne solo bene! La Natura ci ha fatto liberi anche di criticare tutto.
Le religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo e islam) non concedono ai
propri credenti di criticare e di mettere in dubbio Dio; ma questo non è
"per non offenderlo" bensì perché alle religioni è necessario che non si
pensi con la propria testa, che non si indaghi, che non si vada a
spulciare. Aver fede, sostanzialmente, significa proprio
rinunciare a pensare. La religione ha sempre odiato e perseguitato il
libero pensiero, perché ha sempre temuto di essere smontata, smascherata,
ricondotta a quello che è: un'invenzione umana montata per ragioni ben
conosciute, ma che non sono affatto quelle di ossequiare e di interpretare
un dio bensì politiche (il potere) e psicologiche (paura della morte).
L'approfondimento merita altre pagine e sopratutto la conoscenza della
storia.
Questo scritto è per chi non vuole dogmi né
sicumere teologiche. Noi vogliamo conoscere, sapere, indagare liberamente.
E non è detto che indagare sull'esistenza o meno di un dio sia uno sforzo
inutile destinato a rimanere inutile. Il solo ragionare sulla questione
accresce le nostre possibilità di analisi, fa scoprire nuove strade,
insegna a scartare idee sciocche e a valorizzare idee nuove e feconde.
Ragionare dà pure un piacere mentale, è divertente, riesce a dare un
significato più profondo all'esistenza. Arriviamo a dimostrare che Dio non
esiste? Perché no?! I credenti si vantano di non aver bisogno di tale
dimostrazione. Ma questa è una posizione sciocca, giustificata soltanto da
chi pensa che la fede sia una virtù e che sia sufficiente a farci
rinunciare alle risposte. Invece, indagando liberamente, ci si convince
sempre più che l'esistenza di un dio è incongruente, fa acqua da tutte le
parti, è illogica, è perfino impossibile.
La testa ce l'abbiamo. Quindi usiamola! Qui
di seguito ho tentato di elencare alcuni semplici spunti; niente di
complicato o di eccezionale, solo alcune idee anche banali e semplici, che
dovrebbero servire a stimolare la riflessione. Questi spunti non sono
l'arrivo ma solo la partenza dell'indagine. Successivamente, chi vuole,
potrà (e a mio parere dovrà) studiare, farsi una cultura
"scettica", sudare per capire quali e sono e perché esistono tutte le
bugie e le frodi della religione. Un lavoraccio. Ma molto utile, statene
certi. Allora, siete pronti?
Prima questione: l'universo, come abbiamo
visto, molto probabilmente è nato circa 14 miliardi di anni fa. Questa
non è fede, ma un semplice ragionamento deduttivo proveniente
dall'osservazione. Infatti, semplificando moltissimo, la luce più lontana
proviene proprio da quella distanza, e quindi da quel "tempo"; se
l'universo fosse sempre esistito (come fa capire per esempio la Bibbia) ci
sarebbero luci più remote; ma non ci sono, quindi...
Seconda questione: possiamo pensare che
sia esistito un dio che, 14 miliardi di anni fa, abbia creato l'Universo?
No, e per diverse ragioni. Come ci spiega Einstein con la sua Teoria della
Relatività, il tempo è iniziato assieme
alla materia, all'energia e all'Universo; quindi "prima" non poteva esserci niente,
neppure un dio perché neppure lui potrebbe esistere senza un tempo che
fluisca. Anzi, dire "prima"
non ha neppure senso. Seconda ragione: perché questo dio avrebbe fatto l'Universo e
poi nulla più? Non risulta, infatti, che qualche divinità abbia creato
qualcosa dopo l'Universo. Terzo: chi o cosa avrebbe creato il dio
creatore? Questo è un assurdo che le religioni non possono liquidare
neppure con la fede. Se ci fosse un dio creatore, il problema dell'inizio
del tutto si sposterebbe più all'indietro (chi ha creato il creatore?) ma non si risolverebbe.
Terza questione: perché un dio avrebbe creato
l'universo e tutto ciò che contiene? Per crearsi una compagnìa, per
solitudine? Per
approvvigionarsi di qualcuno che lo adorasse? Per avere qualcosa da fare?
Per giocare? Le religioni rispondono ancora invocando la fede, ma non
possiamo far finta di niente neppure questa volta! Non possiamo accettare
il discorso secondo cui le motivazioni di un dio non possiamo né conoscerle
né comprenderle! Oltre quelle qui ipotizzare, e ammettendo di averne ignorate un
paio (la semplice follìa, per esempio: ma un dio pazzo è ancora un dio?), non ci possono essere altre motivazioni, né
comprensibili né ignote.
Qual è la
conclusione? Qual è la risposta alla domanda: "l'Universo avvicina o
allontana Dio"? Chi vede un dio in stelle e pianeti, di solito non sa
niente di scienza, quindi niente di matematica, di fisica e di astronomia.
E neppure di logica. Chi crede, di solito è ignorante e gli pare che la
fede sia una risposta completa di per sé che non ha bisogno d'altro. Ma
questo è un fenomeno psicologico che si chiama principio di autorità:
le affermazioni fatte da figure autorevoli (sacerdoti, genitori,
insegnanti, ecc.) sembrano vere anche se sono sciocchezze. E purtroppo può
essere anche un fenomeno psichiatrico: è folle (per la precisione:
isterico), infatti, chi si ostina a credere a qualcosa anche di fronte
all'assoluta assenza di quel qualcosa.
Non c'è alcun dio. Questa è la semplicissima risposta. Ma non significa
affatto che siamo soli e che ci dobbiamo disperare per una vita unica e
materiale. Spendiamo il nostro tempo al meglio: amando le persone che ci
amano, facendo battere il cuore per qualcuno, abbracciando forte un amico,
andando in pizzeria. Facciamo in modo di essere il dio di noi stessi. E
quando sarà il momento, "quel" momento, non abbiamo paura più di tanto:
quel che ci aspetta non è certo un infermo o un paradiso, solo un innocuo
e benigno nulla. Ma se avremo speso bene la nostra vita, il nostro nome e
il nostro ricordo non morirà così presto nella mente di quelli che abbiamo
conosciuto. E questa è la cosa più importante e bella di tutte: ve la
auguro di tutto cuore.
Di che cosa è formato l’Universo? La domanda
può sembrare banale, visto che conosciamo la natura del pianeta su cui
abitiamo e delle mille galassie che popolano il cielo. Invece tutto ciò
che riusciamo a vedere con potenti telescopi non rappresenta neanche il
cinque per cento della massa di cui l’universo dovrebbe essere formato,
per confermare la correttezza delle teorie fin qui ideate per spiegare il
mondo. E il restante 95 per cento costituisce la famosa «massa mancante» o
«materia oscura», come l’hanno anche battezzata gli astronomi con un
pizzico di sinistra fantasia.
Dove sia e quale possa essere la sua natura, nessuno scienziato è riuscito
ancora a spiegarlo. Ogni tanto sembra di raccogliere qualche indizio;
qualche volta c’è chi azzarda la possibilità di una materia dalle
caratteristiche ignote: il risultato è che viviamo in un Universo di cui
ignoriamo la vera natura. (Science, 1 luglio 2005)
Calogero
leggi
il "disegno intelligente" »