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Non hanno diritti i pregiudicati ?

E SE FACESSERO UNA

LISTA DI PREGIUDICATI ?

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17 settembre 2007 - Fra i tanti limiti che evidenzia l'iniziativa grilliana, uno grave mi pare che sia l'ignominioso spregio per i diritti dei pregiudicati.

I pensieri deboli, i discorsi terra-terra, lasciamoli ai forcaioli, agli ottusi e ai populisti. Chi ragiona ha il diritto-dovere di chiedersi se sia giusto e corretto, e se sia civile, parlare anche di diritti del pregiudicato. Non è logico inibire la vita politica (oltre a quella sociale) a chi ha scontato la pena relativa a una condanna. Mantenendo uno stato di pregiudizio, la funzione di aver scontato quella pena svanisce totalmente, e diventa uguale a una stigmata perenne. 

Si comprendono certe limitazioni a persone che hanno la pena ancora in itinere: limitazioni molte volte già soddisfatte dall'ovvia condizione di carcerato, e facilmente estensibili a situazioni più generali. Per quanto ancora primitivo e poco efficiente sia il sistema, si può essere d'accordo sul fatto che la persona condannata "soffra" per alcune limitazioni che possono andare oltre quella della libertà, come ad esempio vietarle di espatriare o di godere di certuni diritti civili.

Ma una volta finita la reclusione o finito in altro modo (indulto, amnistia, prescrizione) il tempo della pena, non vi è ragione alcuna perché quelle persone dovrebbero continuare a essere "socialmente recluse" e inibite nei propri diritti. Del resto, si vivono situazioni anche più paradossali del censurare ai pregiudicati l'attività politica. Si pensi a un padre galeotto che torna da moglie e figli: perché non potrebbe spendere la propria intelligenza e la propria dignità in politica mentre nessuno ha da ridire sulla ripresa del suo ruolo di marito e padre interrotto dalla carcerazione? Non c'è nessun indizio che attesti che la politica sia materia più sensibile e delicata della famiglia. E si pensi pure agli sforzi di quella stessa politica, ma di segno opposto, verso l'assistenza e l'aiuto al reinserimento degli ex detenuti: si manterrebbe innaturalmente una ridicola contraddizione se, mentre si massimizzano le possibilità di reinserimento, ci si adoperasse per azzerarle sotto l'effetto ipnotico dell'eroismo moralistico. Ma in effetti proprio questo succede, e nessuno prende concretamente l'impegno di esaminare finalmente il problema. Perché?

Dietro ogni pregiudicato c'è (almeno) un pregiudicante. E così come il meccanismo della affinità elettive coagula il sodalizio fra delinquenti, anche fra i "puri", fra gli incensurati e medi cittadini vige un meccanismo analogo capace di fare gruppo e di unire; tuttavia, mentre nel primo caso si presume il profilo dell'associazione a delinquere, nel secondo si parla improvvidamente di società. Lo scontro è inevitabile, il confronto è imperioso, netto: su un versante il "male", l' "errore", la "cattiveria"; sull'altro versante le forze del "bene", l'eroismo di alcune strutture (rispetto delle regole, legalità, fede nella bontà del meccanismo premio-punizione) considerate necessarie e prioritarie per il vivere comune.  

Necessita invece una particolare applicazione della Fuzzy-logic alle categorie sociali (e psicologiche). Probabilmente, fra il ligio cittadino e il depravato delinquente, fra l'incensurato e il pregiudicato, c'è una terza figura ancora da scoprire e, per il momento, impossibile da accettare: il pregiudicabile. Egli sussiste fuori dalla identificazione con un attestato di purezza legale, fuori dalla certificazione della verginità sociale; semplicemente, egli è "buono" o "cattivo" a prescindere dall'aver avuto o meno i famosi "guai con la giustizia". E' pregiudicabile l'irreprensibile padre di famiglia che ruba al supermercato senza mai farsi sorprendere; è pregiudicabile il prete che sfiora le carni di piccoli parrocchiani senza mai arrivare ad allarmare i genitori, è pregiudicabile il medico che somministra un farmaco che peggiora la malattia ma fa rientrare quella sua avventata scelta (se non colpa) nel normale gioco delle probabilità. Pregiudicabile è pure l'insegnante che la polizia arresta durante una manifestazione politica, l'avvocato sorpreso in un droga-party, il mansueto ragioniere del catasto la cui imperizia provoca un incidente stradale.

Tutta questa gente, secondo la logica grilliana, sta a buon diritto nello stesso paniere dei delinquenti più pericolosi e incalliti e, come quelli, merita ogni sorta di gogna, di divieto e di censura.

Non si riflette mai abbastanza sul fatto che il pregiudicato è semplicemente una persona che ha subìto il giudizio di altre persone in relazione a un suo comportamento che altre persone ancora hanno catalogato fra quelli vietati. Tale giudizio si è fondato sulla formazione di <<prove>> e sul loro esame di compatibilità con le Leggi, che è poi sfociato in un esito negativo. Per la natura stessa del processo giudiziale, l'esito di condanna, come quello di assoluzione, non può essere mai accolto come "certo", tutt'al più probabile. Perciò si parla di "verità processuale" distinta e diversa dalla "verità". Questo per dire che la menzione sintetica di "pregiudicato" non illustra per niente il reale ruolo della persona-soggetto nel gioco delle numerose parti che compongono la struttura. Anzi, peggio: il denotato di <<pregiudicato>> arriva ad una sintesi tale da opacizzarne la genesi e conservare soltanto il sapore assolutista e umorale di cosa da rifiutare tout-court.                         

Mi chiedo allora se Grillo, ignorando queste cose, è di quelli che aspira a ghettizzare i pregiudicati, che li scansa sull'autobus, che richiama i figli se ne incontra qualcuno per strada, se ha storto il naso dopo l'indulto e se inalbera una facile indignazione a sentir parlare di amnistia. Non so se il comico sia pregiudicato a sua volta, penso, spero di no. E gli auguro di non essere mai coinvolto in casi della vita che possano macchiargli il prezioso certificato penale così da essere poi sbattuto dall'altra parte della staccionata, fra le non-persone, fra i disabili dei diritti che adesso lui si dispone con tanto ardore a giudicare un'ennesima volta.

Certo, né la sua posizione né la sua... "battaglia" gli testimoniano una grande saggezza razionale. Grillo dimostra viceversa di avere delle forti strutture moralizzatrici, tanto autoreferenziali da essersi proposto lui stesso a decisore (non richiesto) su chi può e non può accedere alle liste civiche che seguono il test delle piazze dell'8 settembre scorso.

Una persona che aspira e rivendica l'autorità di decidere chi e chi no, è una persona pericolosamente autoritaria che quindi non può che concepire idee e progetti autoritari.

Quale può essere la risposta più adatta a questo tipo di persona? Io direi una risposta altrettanto assurda e provocatoria, anche se molto meno violenta: una lista civica di pregiudicati, per la quale l'elemento essenziale di accesso è il certificato penale compromesso da qualche reato, con la sola ovvia limitazione di averne scontata la relativa pena.

Questo dimostrerebbe l'assoluta inconsistenza, e la piccineria, di un pensiero che condanna senza appello un pregiudicato a essere eternamente inadatto alla vita civile, e specificatamente alla vita politica. Una piccineria anche orba e miope, giacché finge di non vedere quanti politici (e insegnanti, e avvocati, e giudici, e poliziotti, e pompieri, e preti, e ...) sono assolutamente inadatti, dannosi, incapaci e "ineleggibili" pur avendo un certificato penale immacolato.

Cosa ne pensi?