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Sabato 8 settembre 2007, il comico Beppe Grillo ha promosso un "vaffanculo day" per mobilitare i cittadini contro quei parlamentari che, pur avendo guai con la Giustizia, continuano a fare i parlamentari; non è solo questo. Le altre proposte riguardano il limitare le rielezioni a due o tre legislature e il ripristino della preferenza diretta.  

Io non sono d'accordo. Non perché sarei uno sciocco garantista o uno della sinistra estrema; semplicemente perché ci sono delle motivazioni contrarie che mi inducono a ritenere sbagliato censurare l'entrata in politica di una persona che avesse il certificato penale non pulito.

Con la proposta del Vaffaculo Day, un uomo come Enzo Tortora - accusato nel 1983 di crimini ignobili e incarcerato per molto tempo - non solo sarebbe morto in cella, ma si sarebbe visto negare l'entrata in politica a prescindere dalla soluzione tardiva (3 anni) ma certa della propria innocenza.

Inoltre c'è una questione di principio ineludibile. La legge deve garantire il principio che nessuno può essere considerato colpevole fino a condanna passata in giudicato (quindi dopo il pronunciamento della Cassazione) né può negare che la pena espiata restituisce il condannato alla cittadinanza piena; siamo pur sempre il paese di Cesare Beccaria. Questo è un punto fondamentale, che l'iniziativa di Grillo ignora: dopo aver scontata la pena, non è legittimo, e non è giusto, che l'ex imputato continui a essere considerato un delinquente. Dopo aver scontato la pena, egli riconquista la piena cittadinanza che aveva precedentemente: perché fare in modo, invece, di rendere quella sua condanna eterna e incancellabile?

Infine, una persona può essere condannata anche per reati d'opinione, cioè, sostanzialmente, per vilipendio alla bandiera e offese alla religione. Per non parlare di molti reati minori, ininfluenti sulla vita politica o non collegabili con l'onestà e le capacità necessarie a esercitare un mandato parlamentare. Per questo tipo di reati, che senso avrebbe impedire la vita politica di un cittadino?

Grillo moralizzatore dei costumi italiani, dunque? Grillo paladino e difensore della legalità? Grillo implacabile boia dell'indecenza?

Non so proprio... A me i "Masaniello", i capopopoli, non vanno a genio. Soprattutto se chiedono a gran voce il consenso di un popolo considerato belante.

Il dubbio è quello che il comico Grillo cavalchi un sentimento facile e populista, magari per poi abbandonarlo e avanti col prossimo auto-spot promozionale.

(vedi altre argomentazioni qui)

 

AGGIORNAMENTO

9 settembre 2007: The day after. Bene, l'orgia pare finita. I topi hanno ballato dietro al pifferaio; quanti erano: 50 mila o 500 mila? Uno zero fa la differenza, certo! 50.000 solo a Bologna, dicono, e gli altri sparsi per 179 piazze italiane (curioso: le cronache dicono "piazze", e non "città"). A Napoli, a piazza Dante, non erano neppure 500, metà dei garibaldini e senza il valore e gli ideali di uno solo di quegli antichi uomini... Tutti senza bandiera? "Perché siamo teste", spiega il Grillo. Boh, non lo so, può darsi. Anche chi non ha appartenenza, anche il qualunquista, anche l'anarchico ottuso è senza bandiera. Va a sapere! Neppure a me piacciono i vessilli e, se ci fossi andato, certamente non mi sarei identificato sotto qualche bandiera. Ma perché io sono una persona, esprimo delle mie idee senza fare un copia-incolla da altri, e cerco di non appartenere a nessuno. Spero solo che i filo-grilli, pur senza bandiere, siano pure loro persone, teste sì ma con qualcosa dentro; lo spero, giacché chi scatta sull'attenti ai richiami, di solito, non ha idee proprie, non è un habitué del Pensiero, e segue, appunto, i pifferai. Di solito, una giostra del genere è una sorta di orgasmo, placatosi il quale i topini rientrano e zittiscono ordinati e disciplinati. Posso sbagliare, ma la storia è maestra. 

Da quel che leggo (e certamente gli amici che hanno partecipato mi indoreranno lussuosamente la pillola) in quelle "piazze" si sono sentite soltanto parole di veleno, di giustizialismo di bassa lega, e di populismo in cui neppure un cardinale di fronte a una pletora di fedelissimi acefali si sarebbe impegnato. Ma è davvero così nutrita l'idea di Grillo? Dal 26 giugno all'8 settembre ha raccolto 300.000 firme. Anche ammesso che ci sia da crederci (chi controlla? Non certo gli entusiasti acritici topini di Grillo), mi sembrano pochine se consideriamo la popolarità di Grillo, la vastità del territorio interessato e l'ovvietà del consenso. Senza contare che le presunte 300.000 firme rispetto ai presunti 500.000 presenti siamo a quasi 1 su 2 che, pur plaudendo, non hanno firmato, non si sono impegnati, non hanno confermato nero su bianco la loro partecipazione.

Ma veniamo al cattivo gusto. Associare l'8 settembre al V-day, e identificare Woodstock alla piazza di Bologna, a mio parere, richiede una aridità storica e culturale non comune. Quell' 8 settembre 1943 rappresenta un dramma della storia italiana, scatenato dal generale Badoglio che chiedeva l'armistizio ad Eisenhower. Quella resa fu una immane tragedia per centinaia di migliaia di soldati abbandonati a se stessi nell’ora forse più tragica dall’inizio della guerra. Troppo comodo sintetizzare quella catastrofe con lo slogan "lo sbarco alleato". E direi ingiurioso associarla a uno show cialtronesco, a un revisionismo ridanciano in cui i tedeschi occupanti si trasformano in uomini politici disonesti ma piccini, il fiero popolo della Resistenza si deturpa in una folla affascinata che occupa piazze, e il genovese Grillo di chi dovrebbe essere l'epigone, forse del valoroso ammiraglio Bergamini che in quel giorno, in quel vero 8 settembre 1943, dal porto di Genova subì l'attacco nazista? Ma fatemi il piacere!

Peggio ancora paragonare Woodstock a piazza Maggiore! Quel lontano agosto 1969 che in qualche modo sigillò la rivoluzione sessantottina e promosse l'era dei figli dei fiori, rappresenta diametralmente l'opposto dell'oscuro desiderio di vendetta processuale incarnato dal comico Grillo. I valori di pace, di libertà, di fratellanza, di lontananza dalle logiche di uno stato di polizia che Woodstock e il Movimento del '68 espresse e difese, sono un altro mondo di fronte ai forcaioli che gridano dal 2007 le loro paure. Paragonare i due eventi bolla definitivamente Grillo come ignorante e sprovveduto. Anche se forse non è così inspiegabile perché l'ex capitalista Grillo (vedi) poi riciclatosi pro domo sua a pseudo-sinistrorso tenta di svilire il '68 associandolo a 500.000 fricchettoni a caccia di moralismo di Stato.

Ma tant'è. I v-boys chiedono solo "un paese più pulito". Bene. Io invece chiedo un paese più libero, più colto, più evoluto. Un paese in cui il "punizionismo" ritorni nei meandri clerico-fascisti e medievali da cui proviene e venga avvicinata l'idea razionale di una società serena, giusta e coerente. Fare questa società non è facile come riempire le piazze al grido di "vietare". Viceversa, ci vuole impegno, dignità, logica. Non è intelligente censurare l'entrata in politica di chiunque abbia sbagliato e nel frattempo mantenere tutte, ma proprio tutte, le condizioni sociali, economiche e culturali che favoriscono il crimine. Non è intelligente ed è assai pericoloso; soprattutto se, come oggi, si è arrivati a una "sinistra" che guarda nientepopodimenocché al modello newyorkese del reaganiano sindaco Rudolph Giuliani. Voglia di giustizia? No, temo che sia solo perdita del senno. Vorrei proprio vederli questi 500 mila legalisti puri di cuore e di certificato penale alle prese con uno stato di polizia, a vivere con una "voce" in testa che decide chi, come e quando vivere, a giocare al Grande Fratello che appena inciampi ti arresta e ti annulla come uomo e come servitore.

No, grazie. Mi tengo quei quattro politici incriminati: se facciamo il saldo, essi sono il costo più conveniente.   

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