Da Valentina a Corradina
diario semiserio di una mutazione

16 marzo 2007 - Non dico che era una ragazza normale, questo no; però Valentina poteva aspirare a una vita tranquilla, in cui erano assenti in classe scherzi, prese in giro, frizzi e lazzi ai suoi danni.
Beh, lei ci ha definitivamente rinunciato. Ieri è stata avviluppata in un turbinìo irresistibile di passione e di scuotimento intenso di sentimenti. Le trombe d'aria del più cocente innamoramento l'hanno risucchiata in un caotico vortice e sbalzata a un'altezza stratosferica, ben oltre le nuvole e, ahimé, anche ben oltre ogni capacità di raziocinio.
Dov'è la Valentina riflessiva e ponderata? Dov'è la Valentina libera e autonoma? Dov'è la Valentina superiore e sprezzante delle umane debolezze? Sparita, annichilita, sfumata, distrutta, annientata, polverizzata, atomizzata, implosa.
Un solo sguardo, ma più che altro una sola lingua che vìola impertinente, determinata e maschia la sua bocca con cui lei fino a poco prima porgeva al mondo pensieri e parole degni di attenzione e saggi, et voilà!, il precipizio si aprì sotto i suoi piccoli piedi. Un Inferno bollente e dannato ne accolse la figura proporzionata e graziosa ma pure tarchiatella, e Valentina sprofondò (in un secondo, ovvio) nello Stige dell'abiezione spirituale e, chissà, anche del peccato.
Il responsabile di cotanto irreparabile e imperituro danno morale e fisico? Un oscuro figuro che ne condivide la classe a scuola, un pelandrone dietro al quale si occulta un ragno mangia-ragazzine, un tipetto poco raccomandabile dal certificato penale-scolastico lungo chilometri. Costui ha atteso la magnifica preda al varco dei 17 anni-quasi 18, e le è balzato addosso (metaforicamente ma con uguale piglio) come un coccodrillo che azzanna la poiana sulla sponda del fiume. Valentina quasi non se n'è accorta, sorpresa e spaventata dalla grandiosità della situazione, rimbambita dall'eloquio avvolgente e circonvenzionale del suddetto disgraziatello. E quando quel bacio assassino è emerso dalla fauci fameliche sull'onda di un ballo che qualcuno volle lento nient'affatto a caso, lei era già disarmata, prona, sfinita e incapace di resistere.
E allora, che si compia il suo destino! Che si aprano le cateratte della mutazione! Valentina ancora non ne è cosciente, ma da adesso in poi molti accadimenti strani e diversi impegni costelleranno la sua vita.
Dar conto a un fidanzato non è cosa da sottovalutare. "Dove sei stata, perché sei in ritardo, da dove l'hai preso questo braccialetto che non conosco, perché non mi ha squillato ieri sera, con chi stavi in chat, chi è questo calomarto con cui ti confidi...?".
Una vita sottomessa alla Gestapo più feroce. Che fra poco si incarognirà ancora di più, allorché sull'orizzonte si profilerà "la Domanda", il progetto più impellente, il bisogno più profondo... Una domanda che va scandita, sezionata, assaporata sillaba per sillaba, e che alla fine esplode nella bocca dopo aver torturato il cervello per mesi e anni. La Domanda è semplice e terribile, laconica e tremenda, sibillina, infida, maliziosa, eppure inevitabile come tutte le fini: Qua-nn ce- spu-sa-mm ?
Ma a quel punto Valentina non avrà più nulla delle sembianze odierne, sarà un essere amorfo ed emotivamente decelebrato, senza volontà e senza capacità reattive. Lui, il sadico promesso sposo, non aspetterà neppure la risposta. Con savoir faire tutto luciferino, la trascinerà coi capelli in una chiesa di campagna e lì la costringerà a giacere seco lui sull'altare, mentre un pretonzolo devastato dalla couperose e dalle sequele di coppe di vino rosso farfuglierà un raccogliticcio rito cattolico a conclusione del quale Valentina si ritroverà maritata, accasata, sposa e promettente madre di figli.
Vedo nel futuro una donna ancora graziosa e tarchiatella ma grassoccia e spettinata, che trascina per la Cittadella una lunga e lisa gonna attaccata alla quale, al pari di cozze allo scoglio, stanno decine di bambini piccoli e sudici; qualcuno piange, altri sgambettano pensosi, altri ancora maledicono in silenzio un papà che non c'é più... Eh già, perché il ragno sadico di tanti anni prima, l'omuncolo che fu capace di far perdere la testa - e chissà che altro - alla nobile Valentina, si è dileguato già da molto tempo, attratto da una nuova preda, insoddisfatto da bisogni oramai irranciditi da un amore sfiorito come le idee e le speranze della sua compagna.
E tutti noi per un attimo guarderemo fisso negl'occhi quella figurina che gironzola per il quartiere al centro di un nugulo di bambini che le somigliano; la fisseremo e cercheremo di rintracciare un ricordo, un viso noto, un'epoca in cui collocarne il sorriso e il cuore. Ma non ci riusciremo; e alla fine saluteremo con un cenno formale quella vecchia signora convinti d'aver sbagliato clamorosamente volendoci vedere la dolce, bella, incredibile Valentina che fu.
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