I VESCOVI NELLE SCUOLE
Egregio dr. Augias,
mi ha sorpreso la dichiarazione del sindaco di Grosseto che, difendendo il
vescovo, avrebbe accettato la sua "visita pastorale" in due istituti superiori.
E trovo maliziosa l'argomentazione addotta: giacchÈ le istituzioni pubbliche
sono laiche, devono essere aperte a tutti. Ahilui, È vero proprio l'opposto: in
un'istituzione pubblica non si vanno a fare "visite pastorali". Prendo atto,
quindi, che ancora una volta lo sconcerto per questa continua e sfiancante
catechesi in scuola ha ben solidi argomenti. Eppure, non un'accolita di
anticlericali, ma la giurisprudenza impedisce che la scuola sia, piu' di quanto
non sia gia', una terra di conquista per i cattolici. Per esempio, la L. 516/88
(come altre) dice testualmente "In ogni caso non possono essere richiesti agli
alunni pratiche religiose o atti di culto". Il TAR Emilia nel 1993 (sentenza
250) fu piu' preciso: "Gli atti di culto e le celebrazioni religiose si compiono
unicamente nei luoghi a essi naturalmente destinati, che sono le chiese e i
templi e non nelle sedi scolastiche [...] Diversamente ragionando, assisteremmo
a una vera interferenza della Chiesa nell’attività dell’istituzione statale,
esclusa e non consentita dalla Costituzione."
Di pronunciamenti simili ce ne sono parecchi, ed È sintomatico che un sindaco
li ignori o finga di ignorarli. Per cui ben hanno fatto i dirigenti di quelle
scuole a far rispettare le norme nonchÈ a difendere l'ovvio diritto degli
studenti a trovare in scuola insegnanti, palestre e laboratori, non certo
vescovi che in tempi elettorali li vanno a far visita...