Riporto un articolo sul tema delle registrazioni goliardiche che gli studenti amano fare anche in classe. Non mi inoltro nel campo dei giudizi, in questo caso non saprei neppure farlo. Ma mi è piaciuta una notazione che trovate nell'articolo: "È una rivoluzione politica in atto: anche grazie ai siti di video il potere si sta spostando verso la massa. Ognuno decide cosa vuole o non vuole vedere". Sono decisamente d'accordo. Trovo che questo fenomeno, reso più palpitante e trendy dalla semplicità di fare il regista col proprio cellulare ma in realtà antico come il mondo nelle sue strutture primarie, si opponga efficacemente ai moralismi e alle censure travestite da regole. Gli studenti non sono soltanto goliardici, scostumati e forse in qualche caso delinquenti; sono soprattutto degli anticipatori, dei veri e propri promotori di cambiamenti sociali: questo è stato vero sempre, e oggi più che mai. Vedi pure quel che penso delle baby gang.
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dal ... boh?
di
Alessandro Calderoni![]()
4/12/2006
fonte: Panorama
Celato in
tasca, ostentato sul banco, mimetizzato sotto un libro, in ogni caso sempre
acceso e pronto all'uso. Il videofonino è ormai un prolungamento
anatomotecnologico dello studente tipo. Una telecamera tascabile pronta
a trasformare la vita quotidiana in un reality perpetuo, l'aula in un'isola
senza famosi e ogni singolo alunno in autore, regista e protagonista di una
fiction eterna, indistinguibile dalla realtà.
Il cellulare non è un oggetto usato soltanto dai babybulli e dagli stupratori
minorenni per documentare le loro imprese nefaste: i seri fatti di cronaca delle
ultime settimane, dal ragazzo autistico maltrattato a Torino alla 13enne
molestata ad Ancona, hanno rivelato soltanto l'angolo oscuro di un fenomeno
giovanile inarrestabile.
«Io i filmini li giro solo col mio ragazzo, mentre facciamo l'amore.
Poi i file li custodisco io nel mio pc, così evito che lui li metta online»:
Valeria è milanese, ha 19 anni e alla scuola non pensa più. Suo fratello invece
è di quattro anni più giovane e studia all'alberghiera di Lambrate. «Noi
filmiamo tutto in classe: basta che faccia ridere. Quando vedi che sta
per succedere qualcosa di curioso, accendi al volo e registri. Così sono
riuscito a filmare un mio compagno mentre tirava una sedia contro la
professoressa. La preside mi ha costretto a cancellarlo».
Mattia, 18 anni, frequenta il liceo scientifico Pascal di Milano.
«Girare video è la norma, specie da quando il prezzo dei videofonini è crollato
e ce l'hanno tutti. Spesso premeditiamo vere e proprie gag da filmare,
tipo studenti che si alzano all'improvviso e urlano durante le lezioni o finti
bidelli che entrano in classe e ne fanno di ogni». Gli aneddoti e le bravate che
una volta si trasformavano in ricordi attraverso foto destinate a ingiallire
oggi sono file compressi nella memoria dei cellulari.
E non c'è bisogno di cene nostalgiche o raduni di studenti invecchiati per
condividerli: basta qualche clic e i filmati sono online, a
disposizione non dei soliti 20 amici ma di centinaia di migliaia di coetanei in
tutto il mondo. Ecco spiegato il successo dei siti di video-sharing: YouTube,
Google Video e Libero Video, per citare i più noti in Italia.
«Il
fenomeno è esploso all'inizio del 2006» ricorda Marco Montemagno, conduttore di
Reporter diffuso su Sky Tg24. «I siti basati su filmati sono ormai
semplici da usare e la rete va sempre più verso la partecipazione diretta degli
internauti alla scelta dei contenuti. È una rivoluzione politica in atto:
anche grazie ai siti di video il potere si sta spostando verso la massa.
Ognuno decide cosa vuole o non vuole vedere.
E lo può anche produrre in proprio. Si passa dall'equazione rete uguale fredda
tecnologia all'inedita rete uguale strumento per una vita migliore». Per
assaggiare questo nuovo mondo basta armarsi di parole chiave per interrogare i
siti di riferimento e i software di condivisione file. Nel magma dei video
mondiali, quelli italiani sono comunque centinaia.
Pivello87 filma una compagna che entra in classe, si toglie la giacca e la
lancia in faccia all'insegnante. Vis ama le scene di guerra e riprende
banchi lanciati dalla finestra o cumuli di tavoli e sedie che crollano per il
lancio di altre sedie. Le assemblee di istituto diventano occasione di volo per
oggetti di ogni tipo, senza citare i cori da stadio con relative ola di massa.
Alcuni professori perdono la pazienza in modo teatrale: a
Napoli uno si alza e prende a calci un alunno, mentre un altro tira un pugno in
faccia a uno studente impertinente e un terzo si accascia paonazzo sulla
cattedra urlando in dialetto: «Non ce la faccio più, da domani statevene a
casa».
Alle medie la parola d'ordine è wrestling e i voli d'angelo dai banchi fanno più
impressione delle imprese dei colossi americani; i più grandi giocano a
spaccamano, un passatempo che squarcia le nocche. A Catania una ragazza mostra
il seno dietro la lavagna, a Vicenza un'altra lo fa durante la lezione e a Roma
una terza si lascia toccare il petto da un gruppo di compagni mentre parla
d'altro.
Fa ridere la professoressa che mostra un filmato sugli impressionisti e non si
accorge che è il dvd di Godzilla. Poi l'agguato dei ragazzini che
saltano su chiunque entri in bagno.
Un reporter che filma di nascosto i tanga delle compagne di classe,
un altro infila un evidenziatore nel reggiseno della procace amichetta per
verificarne la taglia. Comica, anzi sconcertante, la scena di due ragazzi che si
preparano un panino col tostapane mentre il prof spiega, così come la gara di
slittino giù dalle scale della scuola o la competizione a suon di testate date
in tuffo all'armadio di classe dopo aver indossato un casco.
E che dire della discoteca a scuola con tanto di ballo sui banchi e addetto
all'accensione e allo spegnimento ritmico dei neon? «Internet sta cambiando»
commenta Gianni Degli Antoni, coordinatore del dottorato di ricerca in
informatica alla Statale di Milano «davanti alla tv uno dorme, davanti
alla rete vive».


