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LA V-STROM

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I miei primi 100 km (V-Strom DL650 k8)
« inserita:: 11 Marzo 2008, 09:56:46 »
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Diario:
Sabato 08/03 ore 9,30 vado al concessionario per ritirare la mia tanto agognata prima moto. Parcheggio il caro vecchio Burgman 400 del 2001, e mi volto a guardarla: eccola appoggiata sul cavalletto laterale che mi aspetta. Le ultime firme, i consigli del venditore e, poi, finalmente salgo.
L'impressione è di stare "dentro" la moto, non sopra. Sotto questo aspetto mi ricorda il Burghy. Frizione, pulsante d'avviamento e il motore comincia a far le fusa.
Frizione, il piede sinistro innesta la prima. Mollo lentamente la mano e senza dare gas lei si muove. Esco dal piazzale del concessionario. Freno. Deglutisco. Ripeto l'operazione. Lei va. D'istinto cerco la seconda. Poi la terza. La prima curva sull'afalto ancora bagnato della pioggia notturna. Lei mi strattona un po': sfriziono e riprendo il controllo. Mi dirigo verso casa. I due km che percorro rimarranno per sempre scolpiti nella mia memoria: non avrei mai davvero creduto che fosse così semplice guidare una moto. Incrocio: scalo, scalo ancora. Fermo. Il rombo del motore e la spia verde sul cruscotto mi segnalano il mio primo "follone" a fermo.
Rido nervosamente e suono il clacson (perchè? che ne so, era lì e l'ho premuto... per sbaglio;D Ghigno Ghigno). Mi sento scemo. Paurosamente scemo. Innesto la prima, stavolta non sbaglio. Imbocco un rettilineo che mi ha sempre fatto dannare alla guida dello scooter per via delle buche. Le asperità sono un ricordo. Un vago senso di benessere mi pervade. Mi guardo nello specchietto orientato male e noto un'espressione veramente ebete. Raggiungo casa. Lei mi aspetta affacciata al balcone. Mi saluta con la mano, sorride. Dopo dieci secondi è nello specchietto che ancora muove la mano sorridendo. La città mi aspetta.
Con lo scooter si frena coi freni.
Con la moto si frena con le marce.
Con lo scooter avevo un buon equilibrio anche da quasi fermo in mezzo alle auto.
Con lei è davvero una passeggiata stare nel traffico: nonostante la maggiore altezza, non mi costringe a mettere il piede in terra.
E' il caso di fare benza: l'indicatore non smette di lampeggiare.
Dopo un po' mi stufo di incroci e di omini col cappello alla guida delle loro Uno fumanti. Cerco le quattro corsie dell'Aurelia. In quinta (o forse sesta, boh...) percorro la rampa a 40 orari. Lei non è proprio felice... Entro in strada, do gas lei respira io pure, trovo la sesta (quindi ero in quinta Ghigno) dopo un po' guardo il tachimetro: 150... uffa qui c'è 110...la moto mi da sicurezza e senso di stabilità nonostante la mia inesperienza. Le traiettorie delle curve vengono assecondate come non mi era mai successo. Realizzo che avrebbe potuto essere un ottimo acquisto al posto del Burgman quattro anni fa. Comicia ad affiorare un vago senso di onnipotenza. Dopo una decina di chilometri esco dall'autostrada e imbocco la statale. Ancora meglio: comincio davvero ad apprezzare il fatto che tollera e corregge errori potenzialmente madornali. Rientro in città. Riesco a fare rotatorie senza bestemmiare e in sicurezza. Passo vicino all'incrocio con la provinciale: asfalto decente, asciutto, zero traffico, campagna, curve...decido e vado. Qualunque motociclista sogna una strada così. Oso qualche piega. Resisto alla tentazione di frenare e riesco ad usare il cambio con una certa disinvoltura. Mi gaso. Sto bene. Supero un gruppo di cicloamatori sulla strada che si dipana tra colline già profumate di primavera.
Lo stomaco brontola, il display mi dice che è quasi l'ora di pranzo. inverto la marcia a mi avvio verso casa.
Arrivo e prima di spengere la moto guardo incredulo il contachilometri: segna 103.
Niente male per essere il primo giorno da motociclista ex scooterista. neanche mi sono accorto.
Mi rendo conto che per esserlo veramente non basta avere la moto: ci vuole anche qualcos'altro.
Arriverà col tempo, con la passione e con l'esperienza.